Seguendo il ragionamento esposto nell’articolo Oltre l’esito del Referendum… le elezioni presidenziali negli USA sono state presentate come una scelta fra Hillary Clinton e Donald Trump. La Comunità Internazionale degli imperialisti, al completo, si è sperticata per indicare Trump come un pazzo fascistoide, maschilista e razzista (ed è di certo vero che tale è la cultura che la classe dominante ha imposto a una larga parte delle masse popolari al punto che ne fa un programma elettorale di successo!) ha sostenuto Clinton che, dal canto suo, è una che farà quanto ha fatto il premio Nobel per la pace, Obama, e in definitiva farà peggio perché fare di peggio è l’esigenza dei gruppi imperialisti USA nella politica interna e nella politica estera. Scrive il (nuovo)PCI nel Comunicato del 26 ottobre “Dove l’oligarchia americana vuole trascinare il mondo”: “La campagna elettorale ha dato nuovo risalto alla crisi del sistema politico americano. Da decenni gli USA sono governati da una oligarchia che nel 1960 Eisenhower, alla fine del suo mandato presidenziale, chiamava “complesso militare-industriale”. Quella oligarchia è in una certa misura cambiata: non è più la vecchia oligarchia WASP (bianchi, anglo-sassoni e protestanti), ma un’oligarchia di uomini della finanza e banchieri, di industriali, di militari di alto grado, di dirigenti FBI, CIA, NSA e altre agenzie, di politicanti e criminali d’alto bordo, di capi di chiese e di associazioni affermate, di trafficanti, universitari, giornalisti e pubblicisti di ogni razza, colore, nazionalità e sesso. Ma essa è ancora alla guida degli USA e del loro sistema di sfruttamento, distruzione e devastazione in tutto mondo e di sfruttamento e oppressione di classe, razziale, nazionale e sessuale anche delle masse popolari americane.

I contrasti che lacerano l’oligarchia che governa gli USA si sono tradotti nel becero spettacolo della contrapposizione tra i due candidati principali alla presidenza: Hillary Clinton e Donald Trump. La prima ha impersonato la continuità della politica criminale condotta dall’oligarchia all’interno del paese e nel mondo. Il secondo si è presentato come campione del malcontento delle masse popolari, malcontento che è vasto ed è stato confermato anche dal successo della campagna del “sinistro” senatore Bernie Sanders finché questi ha fatto campagna contro Hillary Clinton. Ma Donald Trump non ha alcuna possibilità di cambiare l’attività dell’oligarchia americana (importa poco che aspiri o no a farlo) e quindi fa leva anche sull’abbrutimento intellettuale e morale a cui l’oligarchia condanna da decenni una parte importante delle masse popolari americane.

Quale dei due candidati prevalga, ha relativamente poca importanza: il neo presidente adatterà i discorsi e i programmi presentati in campagna elettorale alle attività che l’oligarchia sta già conducendo. Questa ha già dimostrato di non aver scrupoli a eliminare o comunque neutralizzare un presidente che diventasse un ostacolo alle attività che essa deve svolgere. E queste sono dettate dalla necessità che ogni gruppo imperialista ha di valorizzare il capitale che amministra, dalla crisi generale del capitalismo generata dall’impossibilità a livello mondiale di valorizzare tutto il capitale accumulato, dal bisogno della oligarchia americana di impadronirsi e devastare più a fondo ogni paese, di togliere terreno agli altri gruppi imperialisti e di eliminare anche i diritti e le abitudini acquisite dalla massa della popolazione americana”.

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