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Sostenere i compagni e le compagne che difendono, applicandoli, i diritti conquistati con la vittoria della Resistenza

E’ entrato nella fase finale il processo che a Genova vede imputati alcuni antifascisti, tra cui diversi compagni del P.CARC, che nel 2009 si organizzarono per far saltare i piani reazionari del Ministro Maroni.

I fatti. Subito dopo il tentativo di istituire e legalizzare ronde di cittadini contro la “la criminalità e il degrado” comprese nel “pacchetto – sicurezza Maroni”, i gruppi reazionari sponsorizzati dalla banda Berlusconi si diedero da fare: formazione di “polizie parallele” (come la DSSA promossa da Gaetano Saya, fondatore del Nuovo MSI-Destra Nazionale) e ronde di cittadini in cui confluivano razzisti e fascisti di vario tipo. A Massa un consigliere comunale della Destra, Stefano Benedetti, diede vita alla ronda “SSS” per pattugliare le strade contro la presenza di immigrati.

La sera del 25 luglio del 2009 compagni e antifascisti organizzarono una Ronda Popolare Antifascista per impedire i pattugliamenti dei nostalgici del Duce, Polizia e Carabinieri intervennero per spalleggiare i fascisti e ne nacquero tafferugli a causa dei quali quattro compagni furono arrestati. Alla repressione, alle provocazioni e alle botte i compagni risposero immediatamente in modo straordinariamente compatto e deciso: presidio di fronte alla Questura per pretendere il rilascio degli arrestati, blocchi stradali e blocco ferroviario per tutta la notte, conferenza stampa la mattina successiva. La Ronda Popolare Antifascista e la mobilitazione contro la repressione ebbero risonanza nazionale, finirono su tutti i giornali e telegiornali e scatenarono una polemica politica che contribuì in modo decisivo a mettere subito una pietra tombale su quella parte del pacchetto – sicurezza di Maroni.

Di quella generosa mobilitazione rimangono principalmente tre cose:

la dimostrazione di come uno strumento introdotto dalla classe dominante per fomentare la mobilitazione reazionaria e alimentare la guerra tra poveri può essere usato, all’opposto, per promuovere l’autorganizzazione e la mobilitazione popolare;

l’insegnamento che il modo più efficace per difendere la Costituzione e i suoi valori, come l’antifascismo, è quello di attuarla senza farsi legare le mani da leggi, norme e prassi correnti che nella stragrande maggioranza dei casi violano esse stesse lo spirito e spesso anche la lettera della Costituzione; gli strascichi della repressione: le condanne e i processi.

Ai compagni colpiti sul momento, si sono infatti aggiunti quelli che sono stati denunciati per l’occupazione dei binari ferroviari e quelli incolpati di aver definiti su un volantino “picchiatore” un agente della Digos che aveva colpito a testate un giovanissimo antifascista: condanna per via di decreto penale (cioè condanna senza processo al pagamento di 570 euro ciascuno oppure una pena detentiva di 1 mese e 15 giorni) e, a seguito della loro opposizione, un processo lungo e dispendioso.

Un processo politico. La pubblica accusa sta in ogni modo cercando di manovrare per circoscrivere il processo ai “singoli e specifici” fatti “delittuosi”, i compagni stanno invece cercando di rovesciare il tavolo: a processo non ci deve andare chi ha bloccato la strada e la ferrovia contro una palese violazione della costituzione avallata da Questura e Istituzioni, ma ci devono andare i promotori delle prove di fascismo, gli esecutori e i loro protettori. Il centro della questione è: è illegale applicare la Costituzione? E’ illegale togliere la possibilità di riorganizzazione, qualunque forma assuma, dei fascisti?

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Condanne e solidarietà. In caso di condanna, i compagni dovranno pagare 12mila euro a vario titolo, come punizione per essersi posti a difesa della Costituzione. A condannarli, Autorità e Istituzioni rappresentate da personaggi che sulla Costituzione hanno giurato e che pretendono di incarnarne valori e principi.

In tutta Italia si stanno organizzando iniziative di solidarietà per raccogliere soldi, in modo da permettere ai compagni di ragionare con più serenità su come rilanciare la battaglia anche in caso di condanna. Perché una cosa è certa: se i fascisti e i razzisti possono contare sulla complicità di certi apparati istituzionali e di certe simpatie fra Polizia e Carabinieri, gli antifascisti possono contare sul legame con gli operai, i lavoratori e le masse popolari.

Alla Casa del Popolo di Settignano si svolgerà il 13 novembre una assemblea contro la repressione e il 14 dicembre a Genova si terrà una delle ultime udienze del processo. Dal punto di vista del sostegno economico, il P.CARC contribuisce alla raccolta di fondi sia direttamente (come in occasione di cortei e manifestazioni), sia attraverso il proprio conto corrente:

Vi chiamiamo a fare un versamento sul CC Bancario intestato a Gemmi Renzo – IBAN: IT79 M030 6909 5511 0000 0003 018; tramite ricarica Postepay n. 5333 1710 0024 1535 intestata a Gemmi Renzo, in entrambi i casi specificando la causale “Solidarietà agli antifascisti toscani”.

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