A novembre del 2017 ricorre il 100° Anniversario della vittoria della Rivoluzione d’Ottobre e a un anno di distanza la classe dominante, i suoi opinionisti, storici e azzeccagarbugli si preparano per una vasta campagna di intossicazione e denigrazione del primo paese socialista della storia, della rivoluzione che ha eretto la base rossa della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale. I più solerti sono stati quelli de Il Giornale che si sono portati avanti con operazioni editoriali e articoli fin da inizio novembre 2016, ma presto saranno accompagnati, a reti e testate unificate, in una grande operazione “politico-culturale”.

Anche fra chi si definisce comunista sono in corso preparativi per celebrare il 100° Anniversario: c’è chi, affetto da dietrologia e complottismo, spera di trovare “elementi nuovi” per fare un bilancio di quella esperienza (come se gli elementi nuovi esistessero e fossero imprigionati in qualche archivio polveroso) e chi invece il bilancio di quella esperienza, e più in generale della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, proprio non vuole farlo e tira dritto per la sua strada come se il crollo dei primi paesi socialisti fosse stato un accidente piovuto dal cielo.

rizzoNon possiamo che annoverare fra quelli che tirano dritto come se il crollo dei primi paesi socialisti fosse stato un accidente inspiegabile, alla stregua di una nevicata che manda a monte il pranzo di ferragosto, anche i compagni dirigenti del PC di Rizzo. Abbiamo in vari modi cercato un confronto per avviare con loro un dibattito, ma le risposte sono state molto deludenti (non sono arrivate che secche chiusure per vie ufficiose). Deludenti per noi, ma questo è in un certo senso secondario. Non siamo accecati da egocentrismo e i dirigenti della sinistra borghese ci hanno abituato nei decenni passati a steccati e muri di bugie, sospetti, accuse, denigrazioni, sarcasmo, ostracismo: un cordone sanitario che è costato loro sforzi e impegno che non hanno profuso nell’isolare e smascherare gli agenti del nemico a cui invece portavano acqua e con cui convivevano pacificamente. Deludenti, soprattutto, per i militanti generosi e genuini di quel partito, che non possono trovare nella teoria del PC di Rizzo spiegazioni realistiche, ad esempio, del crollo dei primi paesi socialisti. Perchè come non fu una nevicata a ferragosto a farli crollare, non lo furono egualmente “i tradimenti dei socialdemocratici infiltrati” e neppure l’opera, di certo negativa, dei Kruschev e dei Togliatti. E’ uno degli argomenti (non l’unico) che vorremmo discutere apertamente e francamente con i dirigenti e i militanti del PC di Rizzo. Dato che non è una nevicata a ferragosto, accidente imprevedibile, che ha portato al crollo i primi paesi socialisti, non serve a niente predisporre oggi gli ombrelli e accumulare sacchi a pelo. La rivoluzione non è un pranzo di gala, diceva Mao Tse-tung. Fuor di metafora: Rizzo confonde il maoismo per interclassismo borghese…

La Carovana del (nuovo)PCI il bilancio scientifico e approfondito dell’esperienza dei primi paesi socialisti lo ha fatto nel corso dei 30 anni della sua esistenza; è disseminato in un vasto numero di pubblicazioni ed è sintetizzato nel Manifesto Programma del (nuovo)PCI. In virtù di quel bilancio, unico in Italia e in tutti i paesi imperialisti (tanto che lo inseriamo fra i quattro temi principali da discutere nel Movimento Comunista Internazionale), la Carovana ha la ragionevole certezza che, imparando da quella esperienza, i comunisti, gli operai, i lavoratori e le masse popolari italiane possono instaurare il socialismo e fare fronte ai problemi e alle contraddizioni che i comunisti che dirigevano la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale non hanno saputo fronteggiare positivamente e che, in certi casi, nemmeno vedevano. Cioè siamo ragionevolmente certi che il socialismo è possibile, non è un’utopia, che il comunismo è il futuro dell’umanità.

Per questo il 2017 sarà caratterizzato nella nostra stampa e nella nostra propaganda dall’illustrazione e dalla trattazione di scoperte e insegnamenti che la Rivoluzione d’Ottobre ci consegna, utili alla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, come il 2016 è stato caratterizzato dagli apporti del maoismo.

Per questo, su questo numero in cui celebriamo il 99° Anniversario della vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, prepariamo il terreno in modo semplice e non stereotipato.

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La rivoluzione d’Ottobre è stata scienza applicata alla pratica della lotta di classe – per chi l’ha diretta; passaggio da classe oppressa a classe dirigente – per chi l’ha fatta; un grande movimento di emancipazione collettiva – per chi vi ha partecipato.

E’ stata cioè quello che è e sarà per noi comunisti, operai e masse popolari italiane, la rivoluzione socialista in un paese imperialista come il nostro.

La scienza applicata alla pratica della lotta di classe. Già Engels, nel 1880 con L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, aveva dato un contributo decisivo per distinguere il campo fra quelli che di socialismo parlavano (socialismo come valore, ideale) e quelli che lo concepivano nella sua oggettiva scientificità (“il movimento concreto che cambia lo stato di cose presenti”) e si ponevano di farlo diventare l’obiettivo cosciente del movimento della classe operaia e delle masse popolari. Lenin è stato il primo dirigente comunista che ha tradotto in pratica (e quindi grazie alla pratica ha anche arricchito e approfondito) l’elaborazione teorica di Marx ed Engels, è stato quel dirigente comunista che ha diretto il movimento della classe operaia e delle masse popolari a perseguire coscientemente la dittatura del proletariato e a instaurarla, in Russia prima che in ogni altro paese del mondo.

Nella sua (relativa) semplicità, questo elemento è di grande importanza per chi vuole fare un bilancio serio del movimento comunista cosciente e organizzato, in primis perché dimostra che l’unica teoria giusta, in definitiva, è quella che permette di vincere.

Oggi gli operai e le masse popolari sono appestate da mille teorie che seppure si richiamano o scimmiottano la concezione comunista del mondo, sono sbagliate, campate per aria, incoerenti con le leggi di trasformazione del mondo, sono frutto della concezione borghese del mondo: decrescita felice, ribellismo anarcoide, militarismo, settarismo, elettoralismo, ecc. ecc. Le più insidiose sono quelle che attengono al campo dell’analisi della crisi in corso (dalla diagnosi della malattia discende la cura): da chi sostiene che l’imperialismo, la fase del capitalismo in cui siamo oggi, sia un altro modo di produzione, diverso dal capitalismo (tesi che lo stesso Lenin ha dimostrato falsa, non ieri o nel 1980, ma nel 1916… fatevi due conti su chi è retrogado e sorpassato dagli eventi!) a chi sostiene che la crisi in corso sia per “sovrapproduzione di merci” (quindi basterebbe produrre di meno per risolverla o aumentare il potere di acquisto delle masse popolari, così spenderebbero di più e… le agenzie della speculazione finanziaria internazionale avrebbero modo di aumentare il peso delle rapine, raggiri, saccheggi a loro danno!).

Non ci dilunghiamo oltre e ci limitiamo a prendere un insegnamento decisivo per chi vuole cambiare le cose: ogni alternativa possibile ha come base il potere politico nelle mani della classe operaia e delle masse popolari. Questo ci insegna il percorso a cui la Rivoluzione d’Ottobre ha schiuso la strada, a fronte dei fallimenti complessivi e senza appello di ogni tipo di “terza via” provata nei paesi imperialisti (Italia compresa: l’eurocomunismo di Berlinguer è stato l’ultimo stadio) e nei paesi socialisti (la Jugoslavia di Tito).

Il passaggio da classe oppressa a classe dirigente. Nella Russia zarista la classe operaia era numericamente esigua, erano preponderanti i contadini e uno specifico peso nella lotta di classe lo avevano i soldati, dato che la Prima Guerra Mondiale aveva fatto confluire numerosi elementi delle masse popolari nell’esercito. La forza motrice della rivoluzione socialista fu la classe operaia, questo è un secondo insegnamento imprescindibile. Lo fu in Russia e lo sarà in Italia, indipendentemente da chi sostiene che “la classe operaia non esiste più” (non considera che operai sono tutti coloro attraverso il cui lavoro i capitalisti traggono plusvalore, non solo gli operai di fabbrica) o che “la classe operaia è troppo frammentata”. Lo sarà, perché il socialismo è prima di tutto la gestione collettiva delle aziende, la trasformazione in aziende pubbliche delle aziende capitaliste, la gestione collettiva delle relazioni economiche e, quindi, delle relazioni sociali. E quando diciamo gestione collettiva delle aziende e dell’economia intendiamo che parte esattamente dal coinvolgimento di coloro che ne sono i protagonisti, coloro che già oggi fanno praticamente girare il mondo, ma su ordine, per interesse e su indicazione dei capitalisti, per loro specifico ed esclusivo tornaconto.

Il punto, lo è oggi come lo è stato allora, è conquistare alla causa del comunismo la parte avanzata della classe operaia (principalmente), dei lavoratori e delle masse popolari; il punto è conquistarne il cuore e la mente in modo che imparino a dirigere collettivamente il movimento economico della società là dove la direzione è nelle mani dei capitalisti, le aziende.

Più che gli appelli a diventare comunisti, è decisivo ciò che chi è già comunista fa per conquistare il cuore e la mente della classe operaia e delle masse popolari alla causa del comunismo, è decisivo che imparino ad essere e diventino educatori, formatori e organizzatori della classe operaia, dei lavoratori e delle masse popolari.

Di certo qualcuno dirà “bei discorsi, ma Lenin era Lenin… voi, invece…”. A questi compagni consigliamo di leggere con attenzione quanto scrisse Plechanov in La funzione della personalità nella storia (1898), ma brevemente rispondiamo qui che se la storia le fanno le masse popolari, gli individui, i personaggi, sono generati dalle condizioni concrete della lotta di classe in un dato periodo. Dato che Dio non esiste non possiamo chiedergli o sperare che ci mandi dal cielo un nuovo Lenin o che resusciti l’originale…

Un grande movimento di emancipazione collettiva. Al contributo di elaborazione scientifica e alla sua traduzione pratica, allo slancio generoso e alla gloriosa mobilitazione di cui furono protagoniste la parte avanzata e organizzata nel partito comunista di operai, contadini e masse popolari russe, l’avvio della partecipazione delle ampie masse alla gestione diretta della società fu la chiave del successo della rivoluzione d’Ottobre. Il primo paese socialista nella storia dell’umanità fronteggiò le aggressioni interne (armate bianche) e internazionali fin dalla sua nascita, il sabotaggio, il terrorismo, i tradimenti, le diserzioni e le defezioni fino alla Seconda Guerra Mondiale, il tentativo di liquidarlo che gli imperialisti affidarono a Hitler e alla Germania nazista.

Il movimento complessivo delle ampie masse sovietiche nella difesa ed edificazione del socialismo è stato qualcosa di sconosciuto all’umanità fino a quel momento e ripetuto solo in Cina dal 1949 al 1976. Non abbiamo lo spazio necessario per rievocare, pur sommariamente, esempi di quell’opera, rimandiamo ad altre pubblicazioni (L’era di Stalin e Come fu temprato l’acciaio, ad esempio), ci preme però un ragionamento strettamente attuale.

Se le larghe masse non sono mobilitate direttamente a gestire la società (come lo sviluppo dei mezzi di produzione consente già oggi e solo il permanere della proprietà privata ne è ostacolo materiale), le ampie masse, i loro settori più deboli, arretrati, intellettualmente e culturalmente fragili, subiscono, riflettono e assumono la decadenza propria della classe dominante (borghesia imperialista e clero). Ecco spiegati i mille comportamenti antisociali, distruttivi, autolesionisti che esistono e sono tanto più diffusi quanto è debole la coscienza di classe, la spinta a combattere, il legame con il movimento comunista cosciente e organizzato e larghe masse popolari. Nulla a che vedere con la cattiveria insita nella natura umana con cui i filosofi da cortile della Repubblica Pontificia vogliono spiegare i comportamenti e gli atteggiamenti degradati e degradanti che la classe dominante impone alla società intera, incolpando l’arretratezza delle masse popolari della degenerazione che causa lei stessa.

A breve saremo bombardati dalla propaganda anticomunista di regime, aperta e dispiegata: “i gulag”, “oltre cento milioni di morti”, “la dittatura più feroce della storia”, “i bambini mangiati per le carestie”, “omologazione e divieto delle libertà individuali”, “Stalin uguale a Hitler, anzi peggio”, ecc.

A queste menzogne, tanto più veementi e convinte quanto più aumenta il terrore della borghesia e del Vaticano di fare la fine che fecero i loro scagnozzi Hitler e Mussolini, noi possiamo efficacemente rispondere con una verità più forte del fango che ci getteranno addosso: la pratica.

Come fecero Lenin e i comunisti della Rivoluzione d’Ottobre, come fecero Stalin e i comunisti che vinsero a Stalingrado, liberarono Auschwitz e marciarono fino a liberare Berlino; come Mao e i comunisti che edificarono in Cina un sistema di emancipazione per milioni di contadini e operai analfabeti e ritenuti dal mondo “civile” bestie o sottosviluppati.

Noi non siamo Lenin, Stalin o Mao, ma questa è la nostra storia, è la storia dell’umanità che marcia verso la sua emancipazione. Noi siamo, quindi, anche Lenin, Stalin, Mao, Marx, Engels e siamo anche chi verrà dopo di loro. Non individui, ma classe, umanità, passato e futuro. Siamo la rivoluzione che avanza, questo è il presente.

Un futuro possibile

Un futuro possibile (M. Martinengo – E. Mensi, Ed. Rapporti Sociali, 2007- pag. 54, 5 euro) è un breve opuscolo in cui gli autori descrivono con precisione i pilastri e il funzionamento di una futura società socialista italiana. E’ una simulata di come “saremmo al momento di un nuovo 25 aprile, dopo un rovesciamento del potere politico”: abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione, permangono differenze e contraddizioni che la nuova società eredita dalla millenaria divisione in classi e dal dominio della borghesia imperialista. Si tratta di una “alternativa immaginaria, ma realistica” che combina l’esperienza dei primi paesi socialisti con le condizioni concrete del nostro paese, oggi. La base di questa elaborazione è la tessitura di relazioni diverse dalle attuali fra le forze produttive esistenti e la popolazione (le classi sociali) esistenti. Le diverse relazioni sociali che saranno costruite nel futuro possibile di cui parla l’opuscolo non sono arbitrarie, derivano dai tre “pilastri” del socialismo che abbiamo trattato su Resistenza n. 9/2016 nell’articolo “Che cosa è il socialismo? Appunti sul senso della parola alternativa”: 1. La dittatura del proletariato: lo Stato (il governo, la polizia, la magistratura, le forze armate, la pubblica amministrazione e tutte le altre istituzioni del potere) deve essere nelle mani della parte rivoluzionaria e organizzata della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari. 2. La proprietà collettiva dei mezzi di produzione: l’apparato economico del paese (l’uso delle risorse naturali e delle infrastrutture, la produzione e la distribuzione di beni e servizi) deve essere gestito secondo un piano pubblicamente approvato e volto a soddisfare i bisogni individuali e collettivi della popolazione. Quindi le aziende, le infrastrutture e le reti, le risorse naturali impiegate nella produzione, ecc. devono essere per l’essenziale pubbliche. 3. La crescente partecipazione delle masse popolari alla gestione della società: lo Stato deve mettere in opera da subito, senza riserve, tutte le iniziative adatte a promuovere la massima partecipazione della massa della popolazione, in particolare delle classi finora escluse, alla gestione della vita sociale, alle attività politiche, culturali, sportive e ricreative, in particolare tutte le misure utili a mobilitare anche le donne a partecipare alla vita sociale ed emanciparsi dall’oppressione degli uomini e dai compiti domestici.

Questi tre aspetti nell’opuscolo sono tradotti alle condizioni del nostro paese: cosa diventano le aziende capitaliste? Come sono riorganizzate le reti di scambio di prodotti se non esiste un mercato (domanda, offerta, concorrenza e profitto)? Come sono distribuiti i prodotti alle famiglie e alle masse popolari? Come è riorganizzata (seguendo quali principi e su quali basi) la Pubblica Amministrazione? Come sono gestiti gli scambi con l’estero? E con chi il nuovo paese socialista potrà scambiare prodotti? Come saranno riorganizzate le forze dell’ordine e l’esercito?

Chi studierà l’opuscolo avrà conferma che l’instaurazione del socialismo non richiede di inventarsi niente, ma di gestire diversamente ciò che esiste già (governare la società e il paese in modo conforme agli interessi delle masse popolari), di formare, educare e organizzare le masse popolari (e in particolare la classe operaia) a diventare classe dirigente. Gli autori considerano nella loro elaborazione anche le principali difficoltà che le masse popolari dovranno affrontare sulla via verso il comunismo, le analizzano meticolosamente ed espongono soluzioni per trattarle e superarle positivamente.

Chi studierà l’opuscolo ne trarrà elementi per agire qui e ora coerentemente con la società che dobbiamo conquistare: assumere un ruolo attivo nel promuovere l’organizzazione e il coordinamento della masse popolari, educarle in modo che si sperimentino nel dirigere l’ambito particolare in cui operano, senza bisogno dei padroni, che si tratti di un’azienda, di una scuola o di un quartiere. Solo così faranno quella scuola di comunismo necessaria affinché possano prender in mano loro stesse le redini della loro esistenza, quella scuola di comunismo che contribuirà a porre le basi della nuova società, dove il potere sarà nelle mani della classe operaia e del resto delle masse popolari, dove saranno loro a dirigere e gestire la propria vita. Questo è il futuro possibile che vogliamo costruire.

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