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L’aumento del 30% di malati di tumore tra bambini nella città di Taranto, dà l’idea di come prosegue a mani basse la guerra di sterminio non dichiarata portata avanti dai padroni dell’Ilva di Taranto. Lo fanno al pari del loro collega Marchionne in FCA, il quale mentre dice che «Non possiamo demandare al funzionamento dei mercati la creazione di una società equa» perché «non hanno coscienza, non hanno morale, non sanno distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è», e che «c’è un limite oltre il quale il profitto diventa avidità e chi opera nel libero mercato ha il dover di fare i conti con la propria coscienza» (dal suo intervento alla LUISS del 27 Agosto), manda in esubero mille operai, costringe al suicidio con i ritmi di lavoro imposti nei suoi stabilimenti, utilizza fiumi di denaro pubblico per potersi garantire profitto e ricchezza a danno di milioni di persone. E’ l’unica strada che possono perseguire per garantirsi ancora profitto, e come afferma Franco Rizzo dell’USB dell’Ilva di Taranto a seguito della morte di un operaio durante il ciclo produttivo, questi sono veri e propri omicidi, che (diciamo noi) fanno capo alla gestione della società per mano della Borghesia. Allo stesso modo sono omicidi le migliaia di persone destinate ad ammalarsi di tumore nel tarantino per la connivenza del Governo Renzi-Bergoglio e dei suoi predecessori che non hanno fatto altro che stendere decreti salva-ilva, o meglio, salva-Riva!

Emerge palese la necessità di un Governo d’Emergenza deciso a mettere mano al ricatto che la borghesia fa tra tutela della salute e lavoro: che nazionalizzi il polo industriale dell’Ilva, riconverta la produzione dannosa, bonifichi il territorio e crei i necessari servizi assistenziali e di cura, che crei in definitiva i posti di lavoro dignitosi per chi oggi è costretto a morire o di tumore o di lavoro. Un governo formato da tutti quegli esponenti della società civile, sinceri democratici, sindacalisti che godono della fiducia della classe operaia e che vogliono rompere con il governo centrale. Un governo che nasce dalla spinta delle organizzazioni operaie che da subito iniziano ad occuparsi delle proprie aziende, del futuro di esse e del loro territorio!

Padroni, speculatori ed affaristi non hanno coscienza, e non c’è limite tra profitto e avidità per loro: mettere in campo soluzioni per risolvere la crisi è questione di interesse e volontà politica. Chi più della classe operaia e delle masse popolari ha interesse a cambiare lo stato di cose presenti?!

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Ilva choc, a Taranto + 30% di bambini malati

Lo studio epidemiologico sulla salute nei due quartieri vicini all’acciaieria. Il governatore Emiliano: confermato il nesso tra produzione e mortalità

FABIO DI TODARO

TARANTO

«Lo studio epidemiologico che presentiamo oggi dimostra una relazione di causa-effetto tra le emissioni industriali e il danno sanitario a cui risulta esposta la cittadinanza di Taranto». Il Governatore Michele Emiliano non usa perifrasi per introdurre le conclusioni di una ricerca commissionata dalla Regione Puglia a un gruppo di ricerca guidato dall’epidemiologo Francesco Forastiere, direttore dell’unità operativa di epidemiologia eziologica e occupazionale del Lazio e già perito del gip del tribunale di Taranto, Patrizia Todisco.  

 

IL DOCUMENTO SUL TAVOLO DI RENZI  

Lo studio, le cui conclusioni erano state anticipate ai primi di settembre nel corso della conferenza internazionale di epidemiologia ambientale svoltasi a Roma, ha confermato che «l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte». Il documento – redatto dal centro salute e ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con il dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, della Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di Ares Puglia – è già finito sul tavolo del premier Matteo Renzi, che continua a seguire in prima persona i negoziati per la vendita dell’Ilva a uno dei due gruppi fattisi avanti

 

L’EMERGENZA A RIDOSSO DELLE CIMINIERE  

I dati acclusi nella ricerca – a cui hanno preso parte oltre 321mila persone residenti tra tra il 1 gennaio 1998 e il 31 dicembre 2010 nei comuni di Taranto, Massafra e Statte – fanno riferimento alla situazione esistente fino al 2014 (quando le persone coinvolte sono morte o emigrate). L’istantanea conferma le conclusioni emerse da studi condotti in altre località del mondo caratterizzate dalle stesse emissioni di sostanze inquinanti. Motivo per cui anche a Taranto «lo stato dell’ambiente e della salute della popolazione deve essere continuamente monitorato per meglio valutare i cambiamenti temporali e garantire interventi di prevenzione ed una adeguata assistenza sanitaria», asseriscono i ricercatori. L’emergenza continua a essere rappresentata dall’eccesso di malattie oncologiche. Tra i bambini si registra un aumento del trenta per cento delle diagnosi rispetto alla media nazionale.  

 

BOOM DI TUMORI AI POLMONI  

Altro elemento di criticità, all’interno della popolazione generale, è rappresentato dai tumori del polmone, della mammella (tra le donne) e dei reni (in entrambi i sessi). «In questo caso l’esposizione rilevante dal punto di vista clinico è quella avvenuta 15-30 prima della comparsa della malattia». Associazioni chiare riguardano anche l’esposizione professionale e l’eccesso di mortalità per tumori allo stomaco, al polmone, alla pleura (mesotelioma) e al rene. Diverso invece il discorso riguardante l’aumento di malattie respiratorie (tra i bambini) e cardiovascolari (tra gli adulti), per cui «la latenza tra esposizione ed effetto è di pochi anni». Nel dettaglio sono stati studiati la città di Taranto e due Comuni limitrofi: Statte e Massafra. In tutti e tre i casi, «dove sono presenti quadri sociali variegati, con presenza contemporanea di aree ad elevata emarginazione e povertà ed aree abbienti, le classi sociali più basse hanno tassi di mortalità e di ricorso al ricovero ospedaliero più alte di circa il venti per cento rispetto alle classi sociali più abbienti». A causare l’aumento della mortalità complessiva – dunque per tutte le cause – l’eccesso di polveri sottili (Pm 10) e anidride solforosa riscontrate nell’aria del capoluogo ionico ed emesse dall’industria pesante insistente sul territorio: oltre all’Ilva, la raffineria dell’Eni e la Cementir. Il tutto a un paio di chilometri dal quartiere Tamburi, il più falcidiato dall’inquinamento atmosferico. «Anche tenendo conto degli effetti della stratificazione sociale, la situazione sanitaria in termini di mortalità e ricoveri ospedalieri non è uniforme nella città», hanno messo nero su bianco gli scienziati, confermando uno scenario da tempo noto ai pazienti e alle loro famiglie. 

 

EMILIANO: “NESSUN ALLARMISMO”  

L’istantanea più aggiornata sulla situazione sanitaria e ambientale di Taranto è stata scattata stamane, nel corso di un incontro con la stampa. «Non vogliamo fare allarmismo, ma contribuire attraverso l’evidenza scientifica a definire migliori strategie», ha dichiarato Emiliano, da tempo protagonista di un serrato confronto sul futuro dell’Ilva con il premier Matteo Renzi. «Vogliamo che le modalità di produzione a Taranto siano compatibili con la salute e la vita umana», ha aggiunto l’ex magistrato, che a seguito della morte dell’operaio Giacomo Campo era arrivato a chiedere lo stop alla produzione in assenza di adeguate condizioni di sicurezza. Le sue considerazioni hanno preso spunto da quelle ricercatori, secondo cui «riducendo l’inquinamento, si otterrebbero subito miglioramenti sulla salute e la mortalità a breve termine». I numeri, pur non descrivendo lo scenario degli ultimi due anni, confermano l’emergenza sanitaria che si vive in riva allo Ionio, dove il locale ospedale non riesce a fronteggiare la crescente domanda di cure proveniente dalla cittadinanza. La scorsa settimana Emiliano è stato nella città bimare per annunciare la conversione dell’attuale struttura del Moscati – all’interno del quale ci sono i reparti di oncologia medica, ematologia e radioterapia oncologica – in un polo oncologico. «Si farà a ogni costo, anche ricorrendo all’aumento della pressione fiscale», ha affermato l’ex primo cittadino di Bari, che a Renzi ha chiesto una deroga al decreto ministeriale 70 per fronteggiare l’unicità della situazione sanitaria. Nel corso dell’incontro odierno Emiliano ha anche fatto sapere che in giornata la Regione Puglia deciderà se impugnare o meno di fronte alla Corte Costituzionale il decimo decreto salva-Ilva

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Morte in ILVA. Francesco Rizzo (USB): “E’ un omicidio”

A commentare quanto accaduto questa mattina in ILVA c’è la prima dichiarazione shock di Francesco Rizzo coordinatore provinciale dell’USB Taranto.

L’incidente di questa mattina presso lo stock house quattro dell’Afo quattro non è una fatalità – dice – È stata una vera e propria mancanza di rispetto delle regole della sicurezza. Infatti l’incidente è successo sotto gli occhi dei responsabili che non hanno voluto aspettare l’arrivo dei mezzi per la messa in sicurezza del tamburo. Tutto era fermo e spento ma si è deciso di iniziare con mezz’ora di anticipo. Questo per sottolineare ancora una volta come nell’Ilva di Taranto manchino ormai regole e rispetto sulla sicurezza. Si tratta di un “omicidio”.

Solo ieri pomeriggio – continua la nota – abbiamo fatto un sit in per ricordare l’operaio morto a Piacenza, anche il per mancanza di attenzione verso i lavoratori. Questa mattina questa tragica notizia. È arrivato il momento di ribellarsi a questa situazione che è ormai indecente. Non bastano più le parole è necessario che la legge faccia il suo corso e punisca tutti i responsabili di questi omicidi.

L’operaio morto questa mattina aveva 24 anniGiacomo Campo, questo il suo nome, lavorava all’interno dell’ILVA per una impresa di pulizie industriali: laSteel Service del Gruppo Trombini (leggi quì).

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