PROMUVERE LA RINASCITA DEL MOVIMENTO COMUNISTA COSCIENTE E ORGANIZZATO!

STUDIARE E APPLICARE LA CONCEZIONE COMUNISTA DEL MONDO!

 

Il P.CARC augura ai compagni riuniti a Roma all’Assemblea nazionale costituente della FGCI un lavoro fruttuoso: che essi diano alimento alla rinascita del movimento comunista, all’elevazione della coscienza e dell’organizzazione dei giovani delle masse popolari del nostro Paese!

La storia dei giovani nel movimento comunista, che ha scritto alcune delle pagine più gloriose, eroiche, decisive e commoventi della storia della lotta di classe nel mondo e nel nostro Paese, ci dice che i giovani sono la linfa della costruzione del socialismo.

Il vecchio PCI è nato attingendo fondamentalmente le sue forze dalla gioventù e giovani erano la maggioranza dei suoi dirigenti. La gioventù d’avanguardia più combattiva aveva aderito al partito comunista e alla federazione giovanile al momento della loro fondazione. L’adesione della gioventù rivoluzionaria al partito comunista, avvenuta sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla Rivoluzione d’Ottobre, si era andata consolidando con gli anni, si era temprata nell’attività clandestina e nelle carceri contribuendo con sforzo eroico alla Resistenza: il punto più alto raggiunto dalla classe operaia nelle sua lotta per fare dell’Italia un paese socialista.

La gioventù comunista del nostro paese, deve raccogliere il testimone di questa esperienza e superare, attraverso la formazione, lo studio e l’assimilazione della concezione comunista del mondo, i limiti che hanno impedito ai Partiti della Prima Internazionale Comunista di avanzare nell’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti. Limiti che hanno impedito anche al PCI di portare a compimento l’eroica lotta contro il fascismo.

Non siamo d’accordo con coloro che dicono che “non vi erano le condizioni per fare la rivoluzione”, o che addossano la colpa a fattori esterni: le tesi dell’onnipotenza del nemico, del tradimento dei dirigenti o di burocrazie manovratrici sfumano di fronte alla realtà. Quando la classe operaia e le masse popolari marciavano verso il comunismo, non c’era forza del nemico, dirigente corrotto o burocrati che impedissero la sua avanzata.

Per fare un bilancio serio e onesto della prima ondata della rivoluzione proletaria, noi comunisti, dobbiamo partire dalla tesi di Marx che i comunisti sono coloro che hanno una comprensione superiore delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe, quindi i limiti stanno nel movimento comunista nella mancata assimilazione della concezione comunista del mondo.

Il PCI era formato da persone combattive e di buona volontà, ma sostanzialmente ancora intrise dei limiti del vecchio partito socialista che concentrava la propria azione nelle lotte rivendicative e nella partecipazione alla democrazia borghese nelle convinzione che la rivoluzione prima o poi sarebbe scoppiata.

L’esperienza, vittoriosa, del Partito Bolscevico Russo e del Partito Comunista Cinese ci insegna che la rivoluzione socialista non scoppia è un processo: un periodo di acuti conflitti di classe, di crescita dell’organizzazione delle masse popolari e della loro coscienza rivoluzionaria, è un’insieme di battaglie su tutti i fonti (economico, politico, culturale) nell’ambito delle quali le masse popolari elevano il proprio grado di coscienza e di organizzazione; imparano a combattere combattendo, e il partito comunista si rafforza.

Così, nel seno della società borghese, secondo un processo di guerra popolare (perché al centro ha la loro mobilitazione) di lunga durata (perché, appunto, non scoppia; ha tempi propri dettati dallo sviluppo delle condizioni oggettive e soggettive) si crea quel Nuovo Potere (quello della classe operaia) che sopravanza il vecchio (quello della borghesia).

Oggi è possibile dare una svolta al corso catastrofico delle cose che la Repubblica Pontificia impone nel nostro paese e che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti impone nel mondo. Per adempiere a questo ruolo storico occorre che i comunisti si uniscano su una giusta comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe e che su questa base spingano in avanti, promuovano, organizzino e dirigano la lotta degli operai e delle altre classi delle masse popolari, su questa base portare l’appello ai giovani proletari a diventare comunisti, a partecipare alla lotta  contro la borghesia imperialista e il clero.

Invitiamo i compagni della FGCI a costruire occasioni di confronto e scambio di esperienze con il nostro Partito per sviluppare il dibattito politico sul bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, sulla natura della crisi economica in corso, sulla natura della rivoluzione socialista e sul partito che serve per costruirla. Ma non solo: apriamo il confronto anche sulle imminenti battaglie sul modo in cui i comunisti devono starci per valorizzarle ai fini della costruzione della rivoluzione.

In questo senso un’occasione importante è quella del referendum costituzionale. Il nostro Partito ha aderito al Comitato per il NO al referendum con la parola d’ordine di: applicare la parte più progressista della Costituzione. La mobilitazione degli operai per il CCNL, quella degli insegnanti e degli studenti contro la Buona Scuola, quella delle masse popolari contro la devastazione dell’ambiente, il caro vita, per il diritto alla casa, hanno la loro sintesi nell’applicazione della Costituzione da basso. Dire NO alla riforma non basta, il passo in più che come comunisti dobbiamo fare è quello di rendere questa campagna occasione per accrescere la coscienza e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari, perché sono le masse popolari che fanno la storia e noi comunisti dobbiamo far valere la loro forza!

Sta a noi comunisti prendere la direzione di ogni movimento di resistenza al sistema imperialista e portarlo a partecipare alla  costruzione della rivoluzione socialista.

 

Compagne  e compagni, vi auguriamo buon lavoro.

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