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Festa nazionale della Riscossa Popolare 2016, Napoli

Dibattito del 30 Luglio

DIFENDERE E APPLICARE LA COSTITUZIONE: LE AMMINISTRAZIONI LOCALI CHE SERVONO

La Costituzione italiana è nata dalla Resistenza partigiana che le masse popolari (dirette dal PCI e organizzate nel Comitato di Liberazione Nazionale) hanno combattuto non solo per cacciare i nazi-fascisti, ma anche e soprattutto per fare dell’Italia un paese in cui la sovranità appartenesse al popolo, ogni persona svolgesse, secondo le sue possibilità e le sue scelte, un’attività utile al progresso della società, tutti i lavoratori partecipassero effettivamente all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

Questi principi generali, sanciti dalla Costituzione del 1948, sono rimasti inattuati o apertamente traditi. Altri impegni più dettagliati e precisi prescritti dalla Costituzione sono stati realizzati (anche se in modo limitato) solo a fronte di lotte specifiche e tenaci.

Da trent’anni a questa parte (incalzati dalla nuova crisi generale del capitalismo e senza il fiato sul collo del movimento comunista) i “poteri forti” e i loro governi di Centro-sinistra e di Centro-destra hanno continuato in modo più spudorato l’opera di aggiramento e violazione della Costituzione che il regime democristiano aveva condotto per decenni e via via hanno limitato o cancellato anche quegli impegni e diritti che erano passati dalla carta costituzionale alla realtà (diritto allo studio, diritto alla salute, diritti dei lavoratori sul posto di lavoro, servizi pubblici, ecc.). Negli ultimi anni l’aggiramento e la violazione si combinano con i tentativi di modificare la “costituzione sovietica” per accentrare i poteri “verso l’alto” (ridurre la divisione di poteri tra le istituzioni e la partecipazione sia pure risicata delle masse popolari alle istituzioni che la Costituzione implica).

Ora gli “italiani che contano” hanno affidato a Renzi e alla sua cricca il compito di portare a compimento questo loro programma, che è il piano della P2 di Gelli aggiornato al presente: dopo il Jobs Act, il Piano Casa, la Buona Scuola, lo Sblocca Italia, puntano ora alla riforma della Costituzione.

Le misure del governo Renzi sono già un terreno di opposizione e protesta diffuse, milioni di operai e altri lavoratori sono in campo per rinnovare e difendere i CCNL, le elezioni amministrative hanno dato una sonora legnata ai partiti delle Larghe Intese (PD e PDL con i rispettivi satelliti). Ci sono condizioni favorevoli perché la campagna contro la riforma costituzionale colleghi i vari fronti di lotta in un movimento unitario per cacciare il governo Renzi, mettere all’angolo i suoi padrini e creare un nuovo sistema di governo che attui a livello locale fino a quello nazionale i principi progressisti della Costituzione.

Sul fronte delle amministrazioni locali, che la riforma costituzionale vuole ridurre a esattori delle tasse o poco più, si sono formati tre importanti focolai (Napoli, Roma, Torino) dello scontro con il governo centrale. Essi sono nella posizione di aggregare i tanti sindaci e amministrazioni di Comuni medi, piccoli o piccolissimi già a qualche livello e in qualche campo in rotta con il governo: i 17 comuni in cui il M5S ha vinto queste elezioni, a cui si aggiungono quelli che già amministrava; i comuni amministrati da liste più o meno in rottura con i partiti delle Larghe Intese; i Comuni, sindaci e amministratori che fanno riferimento a coordinamenti extra istituzionali (Comuni dimenticati, Comuni e sindaci contro lo Sblocca Italia, Comuni Virtuosi, Comuni Solidali, Comuni e sindaci No Tav, Rete Città in Comune). La loro mobilitazione per applicare la Costituzione è il principale banco di prova delle aspirazioni di cui si sono fatte portavoce e grazie a cui si sono affermate.

Sul fronte delle masse popolari organizzate, le iniziative dei lavoratori in lotta contro il piano Marchionne e il ricatto tra lavoro, salute, ambiente e del movimento NO TAV (violazione degli arresti domiciliari) si combinano con gli organismi popolari che hanno elaborato propri “programmi di lavoro e piani di rinascita” per le città e i territori (come la Carovana delle Periferie di Roma), con i Comitati di Controllo Popolare dei seggi elettorali che stanno assumendo nuovi compiti e responsabilità (come l’ex-OPG a Napoli), con le Liste di disoccupati e precari nate in varie città (Roma, Milano, Napoli, Spoleto, ecc.) e altre esperienze di autorganizzazione dal basso orientate a non delegare all’amministrazione il compito di “governare la città” ma definire “i lavori che servono” e organizzare le masse popolari nella loro attuazione, chiamando le stesse amministrazioni a contribuire con i mezzi e le risorse di cui godono.

Questi due fronti sono oggi legati dalla lotta contro il sistema delle Larghe Intese. La difesa della Costituzione è il terreno principale su cui nei prossimi mesi andrà a dispiegarsi questa lotta: bisogna puntare a che ogni NO al Referendum Costituzionale si traduca in esperienze pratiche di applicazione della Costituzione (creazione di posti di lavoro, servizi pubblici, ecc.) e nella formazione di Amministrazioni di nuovo tipo, cioè che usano il ruolo, i mezzi e le risorse che hanno a favore degli interessi più immediati e urgenti delle masse popolari. Questa è la strada che dà uno sbocco positivo al vasto fronte che aspira a un’alternativa al governo Renzi e a qualsiasi altro governo dei poteri forti italiani e internazionali.

Da dove partire? Partiamo dal ruolo delle amministrazioni di nuovo tipo, dal loro coordinamento, dallo schieramento dei comuni per il No al Referendum (come ha già fatto De Magistris), dalle esperienze di organizzazione e mobilitazione popolare per articolare una capillare campagna di attuazione della Costituzione in cui ogni esperienza locale diventi terreno di moltiplicazione, emulazione ed esempio per il resto del paese.

Per difendere la Costituzione bisogna organizzarsi e organizzare per applicarla!

Invitiamo tutti a partecipare al dibattito “Difendere e applicare la Costituzione: le amministrazioni locali che servono” che si terrà nell’ambito della Festa di Riscossa Popolare di Napoli, il 30 luglio alle ore 17,00 presso il Parco dei Camaldoli.

Per adesioni: carc@riseup.net

QUALE FUTURO PER I GIOVANI? IL SOCIALISMO!

Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo

Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza

Studiate perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza

Anche quest’anno si svolgerà, dal 28 al 31 luglio la Festa di Riscossa Popolare (Fb Festa della Riscossa Popolare) presso il Parco dei Camaldoli di Napoli.

La Festa della Riscossa Popolare è concepita come uno strumento di riscossa per le masse popolari e per le Organizzazioni Operaie e le Organizzazioni Popolari che vi partecipano.

Un’occasione per sviluppare il dibattito politico nell’ambito di un’esperienza di autorganizzazione vera e di autogestione del patrimonio pubblico, così restituito alla sua fruizione sociale, alla dimensione effettivamente partecipata, alla proprietà collettiva. Una prova di rivalorizzazione ad uso sociale di beni comuni. Un esercizio di intelligenza collettiva nell’ideare, progettare e realizzare una tornata di eventi, iniziative, occasioni di confronto, socialità responsabile che fanno di una festa una festa di popolo, per il popolo.

Perchè solo le organizzazioni operaie e popolari possono costituire un’alternativa praticabile alla guida del Paese: nuove autorità pubbliche che imparano a dirigere il Paese.
Ebbene nell’ambito della V° edizione della Festa di Riscossa Popolare si svolgerà il dibattito: “Quale futuro per i giovani delle masse popolari? Il socialismo!”. Perchè un dibattito simile?

Nella società capitalista i giovani sono considerati esuberi da far languire nella disoccupazione cronica e nel precariato, carne da macello da spedire a fare la guerra in giro per il mondo. Quella che nella società borghese è la malattia incurabile dei giovani è l’inquietudine di chi non si sottomette “naturalmente” al corso corrente delle cose. E’ una condizione che poggia sull’oggettività delle cose: la società borghese crea continuamente le condizioni per il superamento del capitalismo, verso il comunismo.

Gli ostacoli che la classe dominante oppone a questa marcia generano sia il marasma economico e politico che sconvolge il mondo (la crisi economica e politica) sia il marasma morale e intellettuale che sconvolge gli individui e in particolare i giovani, schiacciati dal presente da cui istintivamente cercano di liberarsi e ostacolati nella costruzione del futuro che istintivamente vogliono e devono costruire e che non gli è concesso costruire.

Il movimento comunista è l’ambito in cui i giovani trovano l’ambiente, gli strumenti, le forme, i contenuti del mondo che spontaneamente sono spinti a costruire e in cui trovano gli strumenti con cui combattere il vecchio mondo decadente e oppressivo e costruirne uno nuovo e superiore.

Lottare per il socialismo e per il comunismo significa lottare per una società dove i diritti, per cui ogni giorno milioni di proletari nel mondo scendono in piazza (lavoro, salute, scuola, ecc.), siano una certezza non più in balia “dell’andamento degli affari dei padroni”. Nel corso di questi anni le mobilitazioni degli studenti, dei professori e degli altri lavoratori della scuola e dell’Università, non sono riuscite a impedire alcuna “riforma” contro lo smantellamento della scuola pubblica e nemmeno hanno intaccato gli usuali e crescenti finanziamenti alle scuole private che proseguono da decenni; eppure hanno sedimentato una grossa scuola pratica di organizzazione per tutti quelli che vi hanno preso parte. Questo ci conferma che l’unica possibilità di aprire una fase di nuove conquiste è creare il contesto politico favorevole per contribuire a costruire un governo di emergenza che sia diretta emanazione delle masse popolari organizzate, delle organizzazioni operaie, popolari e di giovani, legare le battaglie particolare alla lotta per avanzare nella rinascita del movimento comunista e nell’instaurazione del socialismo nel nostro Paese.

La storia del movimento comunista testimonia che i giovani sono la linfa della costruzione del socialismo, per questo il modo migliore, per un giovane, di dare sbocco alla sua voglia di cambiare le cose è diventare comunista: studiare, assimilare e applicare la concezione comunista del mondo, e darsi così i mezzi, per dare corso concreto e uno sbocco positivo al proprio desiderio di riscossa e di protagonismo.

Caro compagno, cara compagna, aderisci alla causa del comunismo questo è il tuo posto! Partecipa alla Festa di Riscossa Popolare e al dibattito “Quale futuro per i giovani? Il socialismo!” che si svolgerà mercoledì 27 luglio (in apertura alla festa) dalle ore 16.30 alle ore 19.30 presso il Parco dei Camaldoli.

Discutiamo e affrontiamo insieme come avanzare nella costruzione del nuovo mondo possibile e necessario, il socialismo.

Saluti comunisti, la Commissione Nazionale Lavoro Giovani del Partito dei CARC

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