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Milano. Il 14 giugno scorso la Federazione Lombardia-Piemonte ha indetto l’assemblea “Non aspettiamo il ballottaggio: coordinarsi e organizzarsi per costruire un’amministrazione comunale di emergenza” presso la Casa del Popolo di via Padova. L’assemblea era stata convocata all’indomani dei risultati del primo turno a Milano, che hanno portato al ballottaggio Sala per il centro-sinistra e Parisi per il centro-destra, entrambi uomini della classe dominante che hanno partecipato al saccheggio delle masse popolari portato avanti dalle amministrazioni precedenti, di cui erano stati funzionari, il primo con la Moratti e il secondo con Albertini, in continuità con le manovre del governo centrale.

In questo quadro il ballottaggio è stato un pretesto per promuovere un confronto sulla costruzione della nuova governabilità della città a opera delle masse popolari organizzate, per raccogliere le tendenze più avanzate degli organismi operai e popolari che operano sul territorio milanese, per raccogliere l’attivismo, l’entusiasmo, la spinta di quei compagni e quelle compagne che si sono organizzati, candidandosi in varie liste, in opposizione al governo dei mister EXPO e dei manager d’azienda. Un modo per non disperdere le forze che la campagna elettorale ha sprigionato e orientarle per contribuire a costruire una rete di organizzazioni operaie e popolari che si oppone e contemporaneamente promuove la costruzione dell’alternativa alla giunta di Sala, eletta al ballottaggio.
Hanno partecipato alcuni esponenti del Movimento per i Diritti dei Disoccupati, uno dei quali era anche candidato come Consigliere Comunale e di Municipio nella lista Milano in Comune per Basilio Rizzo Sindaco, la Lista Disoccupati e Precari del Municipio 2 (di cui si è parlato su Resistenza n. 6/2016), un compagno del movimento Nuit Debut milanese, alcuni simpatizzanti storici del Partito, un candidato con Sinistra X Milano (una delle liste a sostegno di Sala) al Consiglio del Municipio 2.

I contenuti dell’assemblea. Si è trattato di una discussione molto ricca. È emersa anzitutto la necessità e la volontà di fare rete fra gli organismi, a partire da quelli che erano presenti, e di porre la questione della creazione di posti di lavoro utili e dignitosi come aspetto principale dell’azione comune, di sviluppare e promuovere la dialettica fra la lotta per tenere aperte le aziende e la lotta per l’autorganizzazione del lavoro, cercando e promuovendo il coordinamento fra le organizzazioni di lavoratori e i disoccupati.
I candidati di Milano in Comune e di Sinistra X Milano hanno espresso entrambi la volontà di proseguire l’esperienza avviata con la campagna elettorale e di trasformare le liste elettorali in organismi che proseguono il lavoro sul territorio, in alcuni casi in continuità con il mandato precedente (perché alcuni ricoprivano ruoli nei Consigli di Zona) anche se non sono stati eletti o rieletti. Milano in Comune vuole svolgere nelle municipalità il ruolo di governo ombra strutturando dei “Municipi popolari” che monitorano l’operato dei Municipi ufficiali, che partecipino alle lotte nei vari territori, promuovano assemblee popolari (e partecipino a quelle convocate da altri organismi) per far emergere proposte su cui poi chiamare alla mobilitazione. Da Sinistra X Milano emerge una volontà simile, legata specialmente al controllo popolare sulle attività del Municipio 2 in funzione antirazzista e antifascista, dato che sarà governato dalla Lega.

Le tendenze positive da sviluppare. L’assemblea è stata occasione anche per scambiare esperienze e avviare collaborazioni fra i vari organismi di disoccupati presenti: il Movimento per i Diritti dei Disoccupati ha indetto una serie di presidi che si svolgeranno il giovedì di fronte al palazzo del Consiglio Comunale: al pomeriggio manifesteranno loro e al mattino i comitati di inquilini delle case popolari. Il coordinamento delle Liste Disoccupati e Precari dell’area metropolitana milanese ha aderito al primo presidio (e proseguirà, partecipando agli altri) e ha coinvolto gli insegnanti che si mobilitano contro la riforma della Costituzione. Questa la tendenza positiva a superare orticelli, sigle e appartenenze e a organizzarsi, una condizione essenziale per superare concretamente la tendenza a bloccare tutte le attività dopo le elezioni e per favorire la continuità, il progressivo radicamento quartiere per quartiere e il coordinamento.
Altri embrioni di nuove autorità pubbliche. Anche in altre zone della città stanno nascendo aggregati che che vanno nella stessa direzione. Nel Municipio 8 i compagni della lista Milano in Comune hanno annunciato l’avvio dei lavori del Municipio popolare, senza aspettare il riflusso della campagna elettorale, ma rilanciando per non disperdere e raccogliere fin da subito le forze per proseguire il lavoro. Inoltre, le prime due sedute del Consiglio Municipale sono state invase da decine di antifascisti per protestare contro l’elezione, nelle file della Lega, di un noto neonazista in cerca di maggiore visibilità per la sua organizzazione. Nel Municipio 9, promossa dal circolo giovanile della zona (di cui fa parte un candidato per Milano in Comune), si è tenuta un’assemblea sulle criticità da affrontare nella zona, le risorse da valorizzare e il confronto su come organizzarsi per migliorare la zona e la qualità della vita degli abitanti.

Quali prospettive. Chi ha già intrapreso la strada di costruire il “Municipio popolare” (o Municipio ombra, o Consiglio Popolare… il nome è secondario) spinga affinché anche negli altri municipi si avvii l’esperienza, ne promuova la moltiplicazione e promuova anche la moltiplicazione di iniziative come quella delle assemblee di zona e di quartiere. Occorre promuovere la costruzione di quella rete di organismi che operano sui territori per mettere in pratica le soluzioni ai problemi a cui le autorità borghesi non sanno o non possono mettere mano, per imporre la governabilità dal basso della città.

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