Il 24, 25 e 26 giugno a San Lazzaro in Savena (BO) diverse centinaia di compagni (più di 500 secondo le stime degli organizzatori) provenienti in gran parte dai Comunisti Italiani e da alcuni frazioni di Rifondazione Comunista (punto di riferimento di queste frazioni è l’ex dirigente nazionale PRC, Bruno Steri) hanno varato la nascita di Partito Comunista Italiano e ne hanno eletto gli organi dirigenti. Questo è stato l’esito finale di un processo avviato due anni fa con il coraggioso scopo di ricostruire il PC. Al di là delle vicende dei gruppi dirigenti della vecchia sinistra borghese, delle sue fusioni e dei suoi ricollocamenti il dato più importante che la Costituente Comunista fa emergere e conferma è l’esistenza nel paese di una forte tensione alla ricostruzione del Partito Comunista che oggi si esprime nell’attivismo di alcune decine di migliaia di compagni, lo zoccolo duro della base rossa del nostro paese, i compagni “con la falce e martello nel cuore”

che hanno reagito e reagiscono allo sgretolamento della vecchia sinistra boghese non dandosi per vinti ma rilanciando la loro ricerca, azione, lotta per la ricostruzione del PC. La tre giorni di Bologna è stato un importante momento di incontro di una parte di questi compagni.

Un sommovimento importante. Non è il dato quantitativo a distinguere la Costituente Comunista e a connotarne il peso. Ciò che fa di essa un sommovimento importante è che a Bologna un pezzo significativo di dirigenti e militanti delle file della vecchia sinistra borghese giunge a maturare la coscienza che in Italia occorre ricostruire il PC e che la ricostruzione del PC è la chiave di volta per creare un contesto favorevole alla difesa delle conquiste e alla loro estensione. Più precisamente sta nel prorompere in maniera aperta e diffusa di questa coscienza all’interno di due organizzazioni quali il PDCI e il PRC che con la propria azione fino al 2008 e con minor peso e influenza negli anni successivi hanno svolto un ruolo cardine nel deviare la base rossa dal contribuire alla ricostruzione del PC e nel promuovere le tendenze anti-partito tra gli elementi avanzati delle masse popolari.

L’origine di questo sommovimento sta principalmente nel corso delle cose: la nuova crisi generale avanza, la resistenza delle masse popolari ha bisogno della direzione dei comunisti, la base rossa dunque si attiva per tornare a dare alle masse popolari la guida del Partito Comunista. Si attivano anche i dirigenti della base rossa radunata all’interno della vecchia sinistra borghese. Non per caso i promotori principali della Costituente Comunista sono esponenti a pieno titolo invischiati nelle piroette anticomuniste con cui Bertinotti nel PRC e Diliberto nel PdCI hanno contribuito ad erodere l’eredità del vecchio movimento comunista e a ricoprire di vergogna e discredito il nome dei comunisti di cui si fregiavano per avere il sostegno delle masse popolari.

Un sommovimento che deve maturare. Il fermento della base rossa è un utile metro di misura di quanto la prima ondata della rivoluzione proletaria abbia sedimentato legame e attaccamento al movimento comunista. E’ questo filo rosso ad aver permesso a tanti compagni come quelli radunatisi a Bologna di sopravvivere indenni all’opera nefasta e liquidatrice dei gruppi dirigenti della vecchia sinistra borghese. Oggi è questo filo rosso ad animare la tensione di tanti compagni alla ricostruzione del PC. Tuttavia questa spinta è al contempo il limite con cui si ritrovano a fare i conti i compagni desiderosi di ricostruire il PC. Infatti questo prezioso filo rosso con il passato si esprime in un’adesione identitaria al comunismo, visto come difesa di una storia, dei simboli, delle bandiere, del tessuto di sedi, circoli e attività. Ben inteso, questa è una base importante per la rinascita del movimento comunista e i compagni di questo tipo, gli “identitari” ovunque collocati svolgono un’azione importante contro l’azione liquidatrice della cultura borghese di sinistra. Tuttavia essa non basta a ricostruire il PC ed è anzi un tappo allo sviluppo del processo se chi si propone per lo scopo si ferma ad essa e non si cimenta nell’apprendere, assimilare, usare la concezione comunista del mondo (di cui il marxismo-leninismo-maoismo è la sintesi più avanzata), non si cimenta nel ricostruire il PC a partire dal primo fondamentale passo del fondare l’unità ideologica dei comunisti sulla concezione del mondo, sulla strategia, sulla linea da seguire. La ricostruzione del PC non è un’ opera che può compiersi restando nell’orizzonte del senso comune (delle concezioni, idee, traffici correnti nella società borghese). E’ nel vivo di questo processo dunque apprendendo, assimilando e usando la concezione comunista del mondo che la base rossa via via si affrancherà dal revisionismo moderno e dalla cultura borghese di sinistra e libererà al meglio le sue energie. E’ solo in questo modo che si valorizza l’adesione identitaria di tanti generosi compagni altrimenti direzionati al ruolo di manovalanza dell’opportunismo nelle sue varie forme (ieri dei Bertinotti, Bertinotti, Vendola, in futuro di altri).

La Costituente Comunista tra revisionismo moderno e cultura borghese di sinistra. Accontentarsi di ricostruire il PC come aggregazione di compagni uniti sulla difesa di un’identità e non promuovere l’unità sulla concezione comunista del mondo frustra gli sforzi e le aspirazioni generose di tanti compagni e compagne. Infatti la riduzione della concezione comunista del mondo a bell’ideale con cui agghindare la propria identità ma inservibile nella ricostruzione del PC e nella pratica del lavoro politico non fa altro che lasciare spazio al pervenire alla testa della ricostruzione del PC della concezione comunista da “senso comune”, compatibile con gli interessi e il dominio della classe dominante: il revisionismo moderno e la cultura borghese di sinistra. I documenti politici della Costituente Comunista e i discorsi dei suoi massimi esponenti ben lo rivelano. PCI elimina la rivoluzione socialista dai suoi obiettivi politici (appoggiandosi a Togliatti e Berlinguer), si spinge fino a considerare inesistenti le condizioni oggettive del socialismo (appoggiandosi a Diliberto che formulò questa tesi nel 2013), si propone di far rinascere il movimento comunista del nostro paese dal punto in cui è iniziato il suo declino (il revisionismo moderno dei Togliatti, Longo, Berlinguer).

Due vie. La debolezza del movimento comunista e delle forze che oggi lavorano alla sua rinascita a partire dall’unità sulla concezione comunista del mondo si riflette nella debole autonomia ideologica della base rossa. I fermenti sani e positivi al suo interno da un lato costringono i gruppi dirigenti della vecchia sinistra borghese a mettere all’ordine del giorno la ricostruzione del PC ma dall’altro lato questi fermenti sani e positivi sono fiaccati e schiacciati dalle concezioni aretrate (revisionismo moderno e cultura borghese di sinistra) di cui i gruppi dirigenti sono promotori. Se i compagni aggregati nella Costituente dovessero adattarsi alle tesi del neo-eletto segretario di PCI, Mauro Alboresi, che nelle sue conclusioni, echeggiando la “via italiana al socialismo” di Togliatti, ha indicato la parola d’ordine “più Stato, meno mercato” quale orizzonte della lotta del neo-costituito PCI, essi inevitabilmente finiranno con l’essere frustrati nel loro desiderio di veder rinascere il movimento comunista. Infatti il movimento comunista non rinasce imbastendo rivendicazioni al cospetto della Repubblica Pontificia e men che meno può oggi ripetere le iniziative di progresso che il PCI diretto dai revisionisti promosse nella ben diversa fase storica del “capitalismo dal volto umano”.

La tensione alla ricostruzione del PC avrà sbocco positivo e non sarà uno dei tanti rimescolamenti cui la sinistra borghese ci ha abituato in questi anni tanto più emergeranno al suo interno compagni che faranno della propria identità comunista l’appiglio per costruire l’unità ideologica sulla concezione comunista del mondo, intesa come unità sul bilancio dell’esperienza della prima ondata e i suoi insegnamenti, sull’analisi del regime politico instaurato dalla borghesia nei paesi imperialisti (il regime di Contro Rivoluzione Preventiva), sull’analisi della crisi del capitalismo, sulle caratteristiche del PC e la strategia che deve adottare per fare la rivoluzione socialista. E’ promuovendo la lotta ideologica su queste questioni di fondo e impiegando la concezione comunista del mondo a questo scopo che la Costituente Comunista risponderà alle aspirazioni dei tanti che vi hanno aderito.

Il compito dei comunisti che lottano per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, è sostenere gli sforzi di quanti si dedicano all’impresa di far rinascere il movimento comunista nel nostro paese, alimentando, sostenendo, facendo da guida a quanti oseranno andare fino in fondo nel processo iniziato. La carovana del (nuovo)PCI è l’avanguardia e il faro di questi compagni.

ADM

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