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A fronte dell’ampio dibattito che si sta sviluppando a partire dai risultati delle Amministrative, contribuiamo all’interessante documento scritto dal Laboratorio Politico Iskra di Napoli con un estratto del nostro comunicato Elezioni amministrative: il nostro programma è un piano di riscossa per ogni città e per il paese del 19.05.2016:

“Il saccheggio delle masse popolari e del paese compiuto dai governi della Repubblica Pontificia a beneficio dei re della finanza e degli speculatori (italiani e del resto del mondo) pone infatti le amministrazioni locali di fronte alla scelta se fare gli esattori e gli aguzzini delle masse popolari per conto del governo centrale o disobbedire alle imposizioni del governo centrale e mettersi al servizio delle masse popolari. Su questa contraddizione possiamo e dobbiamo fare leva.

1. Mobilitare le masse popolari a organizzarsi per elaborare i programmi dei lavori che servono nel comune, nel quartiere, nel caseggiato, nella scuola, nell’azienda, ecc., per attuarli e farli attuare. In questo modo ribaltiamo anche il rapporto tra elettori e candidati: anziché sorbirsi le promesse dei candidati e i programmi (magari confezionati da esperti di marketing!) in nome dei quali chiedono di votarli, sono le organizzazioni operaie e popolari che dettano ai candidati l’agenda dei lavori. Da tempo i candidati e le liste fanno grandi e belle promesse e poi razzolano male (nessuno gli sta con il fiato sul collo, come nel lontano passato facevano le sezioni e federazioni del PCI con i loro eletti). Non alle promesse e ai programmi bisogna guardare, ma a quello che hanno fatto e a quello che fanno.

2. Costruire Amministrazioni Locali di Emergenza (ALE) che da subito iniziano a prendere provvedimenti urgenti, anche se provvisori, per quanto riguarda il lavoro, la casa, i servizi pubblici, l’ambiente e che contribuiscono, con il loro operato e le misure che adottano, a sabotare l’azione del governo centrale e ad alimentare l’ingovernabilità a ogni decreto, legge, misura che va contro gli interessi delle masse popolari. “Non ci sono i soldi per fare i lavori che servono” è l’obiezione più corrente. Ma è un’obiezione inconsistente: il paese è pieno di soldi, le banche sono piene di soldi, i ricchi sono pieni di soldi e tante cose si fanno anche senza soldi e in più ci sono sprechi, corruzione, lussi, ecc. Bisogna costringere con le buone e con le cattive le autorità, le banche e i ricchi a tirare fuori i soldi necessari e a occuparsi dei lavori necessari e delle attività connesse, a usare per i lavori necessari e le attività annesse i soldi che le autorità oggi trovano e usano per ogni spreco, per ogni grande opera, per ogni guerra, per ogni lusso, per ogni tangente che gli va bene.

3. Collegare e coordinare da subito a livello cittadino, provinciale e regionale gli amministratori (in carica o candidati) e le amministrazioni che si qualificano per i provvedimenti positivi che adottano o che possono adottare di comune accordo (l’unione fa la forza), per fare si che le migliaia di esperienze “fai da te” non rifluiscano o siano spazzate via dalle manovre della classe dominante. “Quello che la singola amministrazione locale non può fare da sola, si impegna a mobilitare il resto del paese a creare le condizioni necessarie per costituire un governo nazionale che lo faccia. Quindi ogni amministrazione locale deve usare i suoi reali poteri di mobilitazione delle masse popolari della zona, le sue risorse, le sue reali capacità di relazionarsi con le altre amministrazioni locali, la sua influenza nell’intero paese e all’estero (la crisi è europea e mondiale) per rafforzare il movimento per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, con cui attuerà quegli interessi delle masse popolari della sua zona che da sola non è in grado di attuare”

da Infoaut.org

Non accettare le regole del gioco. Ribaltare il tavolo.

Lo dicevamo da tempo e subito prima delle elezioni e lo ripetiamo oggi. De Magistris e la sua giunta, al netto delle dichiarazioni ed enunciazioni, rappresentano un coacervo di tendenze e culture diverse, in larga prevalenza di carattere interclassista, attratte dalle chimere dello “sviluppo sostenibile” e della “democrazia partecipativa” ma prive di un solido ancoraggio e di una chiara comprensione dei bisogni e delle domande provenienti dalla parte più povera e diseredata della città: operai, disoccupati, precari e proletariato metropolitano.

Quello che abbiamo conquistato fino ad oggi è stato frutto delle lotte portate avanti in questi anni nella totale autonomia e indipendenza da ogni variabile istituzionale.

Ci sarà bisogno di continuare a mantenere autonomia ed indipendenza e proseguire la movimentazione sociale, dato che ci aspettano lunghi anni da fiato sul collo. Per farlo, oltre a non riconoscere il semplice terreno istituzionale come terreno di gioco e preferendo sperimentare strade nuove e dialettiche inedite, crediamo ancora che non sarebbe servito candidare qualche consigliere comunale per risolvere la grossa distanza tra le scelte con al centro gli interessi collettivi e la loro applicazione.

C’era e c’è bisogno di ben altro per colmare questo gap, di una forza, che senza giri di parole, non possiamo che pretendere da noi stessi.

Potrebbe meravigliare (ma purtroppo non ci sorpende), che sull’area Nato ieri i neo-assessori confermati, Ciro Borriello (Attività ed agli impianti sportivi) ed Alessandra Clemente (Politiche sociali e giovanili),che del rapporto con le “associazioni” ne ha fatto la sua vittoria in campagna elettorale, sono andati a festeggiare, con tanto di selfie ed euforia, nella base Ex-Nato l’iniziativa della Fondazione Banco di Napoli, della Edison, di RossoPomodoro e la Rugby Amatori.

Al posto di alimentare la battaglia contro una logica, vecchia come le amministrazioni comunali, a spezzatino e mettere in discussione una proprietà privata che contrasta l’utilità sociale la si appoggia benedicendola a suon di applausi e selfie. Una formalità si potrà dire che però pesa come macigni rispetto le prese di posizioni pubbliche assunte e gli atti amministrative. Certo sappiamo che le scelte reali su quell’area sono “formalmente” ad ora di competenza di Regione e Fondazione Banco di Napoli per l’Infanzia ma non ci si può nascondere dietro un dito, le posizioni politiche di un amministrazione comunale pesano nello scontro messo in atto, siano esse frutto di atti istituzionali o di benedizioni mediatiche.

C’è una contraddizione enorme, che non scopriamo oggi, tra partecipare ad assemblee popolari e poi mandare i propri assessori a queste passerelle. Insomma l’esatto opposto di quello che si è costruito in questi anni frutto di mobilitazioni, lotte, incontri, discussioni sugli strumenti da mettere in campo per aprire la strada ad una gestione ed utilizzo diverso di quell’area. Sfociati poi in una manifestazione d’interesse e progetto per l’area #NATO (più volte pubblicata e diffusa anche da noi).

Non é certo uno sterile “l’avevamo detto noi” a muovere queste considerazioni, quanto la conferma logica che l’amministrazione o il sindaco non si possono sostituire né tantomeno lontanamente apparire come un prolungamento diretto delle lotte sociali (rivendicative di spazi o meno).

Mentre si parla di Assemblee Popolari e decisionalità dal basso, la complessa articolazione dell’amministrazione ad ora le enuncia solo e prende altre strade.

D’altronde sono tanti i temi su cui bisognerà fare battaglia: dall’ipotesi della privatizzazione del 40% dell’Azienda Napoletana di Mobilità all’ancora mancato assorbimento di Napoli Sociale in Napoli Servizi, dal capire come proseguire nei fatti e nel merito, oltre gli slogan, su #Bagnoli al non pagamento dei lavoratori del Terzo Settore, dalla battaglia contro l’utilizzo dei #voucher per i lavori straordinari anche da parte dell’amministrazione comunale al degrado ed abbandono delle periferie, da Napoli Est alle politiche sociali, dalle risposte concrete alle vertenze dei #disoccupati in città alla raccolta differenziata.

I nostri nemici non si preoccupino: non abbiamo aspirato alle loro inutili poltrone, e anche se non ne sono consapevoli, per loro è peggio. A noi della piccola borghesia, della woodstock napoletana, di #Gesco e di tante altre cose ce ne frega ben poco.

Proseguiremo la costruzione e l’espansione di questi percorsi in città contando che quanto accaduto negli ultimi anni della giunta #DeMagistris sia in larghissima parte da attribuire alla conflittualità e al radicamento cittadino che questi hanno ottenuto.

Laboratorio Politico Iskra

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