Riportiamo il comunicato dei 7 operai Marcegaglia che per 13 giorni hanno occupato gli uffici dell’azienda a seguito dei tentativi di licenziamento.

A tal proposito contribuiamo con la nostra agenzia stampa attraverso uno stralcio di un articolo di Resistenza 09/2013, che mette al centro come aspetto determinante in ogni lotta condotta dalla classe operaia e dalle masse popolari, il bilancio dell’attività, che è l’aspetto determinante su cui concentrarsi per “non ripartire ogni volta da zero”.

“Ogni gruppo di lavoratori che difende con successo il posto di lavoro, il salario, i diritti (ognuna delle conquiste che avevamo strappato ai padroni e alle loro autorità quando il movimento comunista era forte, nel nostro paese e nel resto del mondo) è di aiuto e rafforza tutti gli altri. Già di per sé, perché insegna con la forza dell’esempio pratico che è possibile difendersi con successo e non è vero che, siccome c’è la crisi, non c’è niente da fare, bisogna “abbassare le pretese” e aspettare e sperare che “la nottata passi”. Ma mille volte di più se i protagonisti e le loro organizzazioni dalla lotta che hanno condotto tirano il bilancio, ricavano insegnamenti, criteri e metodi, li propagandano perché diventino patrimonio comune: quale che sia l’esito di ogni singola lotta, infatti, quello di cui né i padroni né i loro complici variamente collocati (nei sindacati di regime come nei partiti della sinistra borghese) possono privarci, è l’esperienza, la coscienza e i risultati organizzativi che traiamo da ogni lotta e dalla riflessione su di essa.

Ricavare dall’esperienza e propagandare le condizioni oggi necessarie perché una lotta di difesa abbia successo, cioè riesca a impedire, ritardare, ridurre l’attacco dei padroni e delle loro autorità è uno dei modi per alimentare la fiducia nelle nostre forze, per rafforzare l’azione di ogni organizzazione operaia e popolare, per spingere ad organizzarsi, per favorire il coordinamento e sviluppare l’unità d’azione. E’ un compito, quello di tirare il bilancio delle singole lotte e mettere in comune conoscenza, esperienze, strumenti di lotta, spesso trascurato e sottovalutato anche da quanti le dirigono e conducono con generosità e determinazione: gruppi di lavoratori avanzati, comitati di lotta, organizzazioni sindacali combattive e da organizzazioni comuniste e rivoluzionarie. Alla scuola della borghesia, gli operai e i lavoratori imparano che “lei non è pagato per pensare, altri sono pagati per questo”. La versione “di sinistra” di questo è che “l’importante è lottare, fare bilanci è una perdita di tempo e roba da intellettualoidi”. Come se lottare e tanto più lottare con successo non fosse una scienza che va elaborata, trasmessa, imparata e applicata: e se non sono i lavoratori avanzati e i comunisti a farlo, nessun altro lo fa al posto nostro.

Nel nostro campo scarseggiano i bilanci,mentre abbonda la denuncia della gravità della situazione, degli effetti devastanti che hanno o avranno le misure del governo, i diktat della troika, l’operato dei Marchionne. Abbondano le previsioni a tinte fosche e terroristiche del futuro come se il corso delle cose dipendesse solo dalle intenzioni e dalle azioni della classe dominante. La denuncia è l’attività principale anche di molti compagni che pure si pongono il problema del “perché la nostra gente sta male, mugugna, è scontenta, ma non lotta con noi”. Ma chi non scende in lotta è principalmente perché non si rende conto della gravità della situazione… che sperimenta quotidianamente sulla propria pelle? Oppure perché non sa come lottare con efficacia per risalire la china, non ha abbastanza fiducia che è possibile vincere?

Il risultato è che nella maggior parte dei casi i gruppi di lavoratori che scendono in lotta è come se dovessero ricominciare ogni volta e ognuno da zero o quasi e che oggi sono i padroni e non ancora gli operai e gli altri lavoratori avanzati a condurre con scienza la lotta di classe, la guerra che oppone le masse popolari alle classi dominanti.”

 

A questo fine non considerare chiusa la partita, ma tirare il bilancio per avanzare è un aspetto fondamentale: l’assemblea dell’8 Luglio (come da comunicato) per iniziare a farlo è eccellente. Ogni battaglia, ogni lotta è parte di una guerra, va concepita così. Ogni risultato è parziale e temporaneo finché non avremo vinto la guerra e la guerra non è possibile vincerla stabilmente e su ampia scala lottando azienda per azienda. Ma la guerra è fatta di molte battaglie, simultanee e concatenate. Ogni lotta si rafforza e ha prospettiva di vittoria tanto più quanto più si lega e contribuisce al movimento generale per cambiare il paese, quanto più ogni gruppo di lavoratori “esce dalla fabbrica”.

 

Dalla pagina Facebook Autoconvocati Marcegaglia:

Ce l’abbiamo fatta!
L’orgoglio operaio ha piegato il padrone d’Europa!

2 anni e mezzo di resistenza ,13 giorni di occupazione e di sciopero, 2 giorni di presidio in prefettura, il contributo importante della Fiom di tutta la Lombardia, del FLMU-CUB, e degli altri sindacati di base, i partiti, i collettivi, i centri sociali, il quartiere che hanno animato il presidio solidale agli uffici occupati Marcegaglia, con blocchi e manifestazioni, il contributo di compagni anche da altre parti d’Italia: tutto questo ha rappresentato l’ariete che ha sgretolato il muro che l’azienda aveva costruito fra noi e il nostro futuro.
L’accordo con Marcegaglia è stato ratificato ieri prefettura, dopo che domenica l’azienda ha deciso di venire a trattare direttamente con noi e sottoscrivere un protocollo di intesa.
Prima di occupare gli uffici e metterci in sciopero per noi c’erano solo 7 licenziamenti senza alcun indennizzo! Il buio.
Con una lotta durissima abbiamo costruito le condizioni per piegare la volontà del massimo rappresentante del capitalismo europeo!
Fin dall’inizio di questa vertenza l’azienda ha assunto un posizione di principio politico: chi non accetta le condizioni dell’azienda finisce male! D’altronde tutta la storia sindacale del gruppo è stata questa e non ha mai trovato alcuna resistenza efficace. Un classe operaia prona alla volontà padronale.
Che sette operai abbiano sfidato tale potere ingaggiando una delle lotte più radicali degli ultimi 20 anni, ha inizialmente accresciuto la rigidità di Marcegaglia.
Ma la configurazione con la quale abbiamo occupato gli uffici, e il sostegno di tanti e tante solidal* assieme al quartiere e addirittura la parrocchia, rendeva quasi impossibile lo sgombero, se non con una operazione militare estremamente rischiosa per la nostra vita, che avrebbe prodotto un mare di problemi per l’azienda e il governo.
L’accordo, che prevede tre posti di lavoro veri e 4 incentivi per non opposizione al licenziamento, al di la della sua parzialità è un risultato che ha un valore storico:
– 7 operai hanno sfidato un padrone potentissimo e arrogante e lo hanno piegato
– Un collettivo autoconvocato ha organizzato al suo interno iscritti e non iscritti a diverse sigle
– La lotta ha fatto collaborare per tutta la sua durata la FIOM e la FLMU-CUB; l’unità sindacale si costruisce ne conflitto fra chi è disponibile ad affrontarlo.
– Si dentro che fuori l’occupazione siamo stati in grado di sviluppare una pressione mediatica non indifferente
– Vecchie e giovani generazioni hanno condiviso la lotta.
– Il movimento di solidarietà che si è costruito attorno alla battaglia a visto riunirsi spezzoni si movimento e di conflitto sociale che per varie ragioni non comunicavano tra loro, o peggio erano in pieno scontro; L’egemonia dell’obiettivo è lo strumento di ricomposizione della conflittualità sociale e di classe.
– Praticamente tutte le organizzazioni sindacali si sono ritrovate nel sostenere questa battaglia
– Si è sfidata la legalità borghese senza uscirne con le ossa rotte
– Hanno scioperato in solidarietà praticamente tutti gli stabilimenti della Marcegaglia, fatto mai accaduto in 50 anni di storia di questa azienda
Non si è raggiunto un risultato pieno a causa di alcuni limiti che proviamo a elencare:
– 7 operai son facili da organizzare ma alla lunga senza un ricambio nella prima linea si fa fatica a tenere il livello dello scontro al massimo possibile
– Le difficoltà del movimento sindacale in generale che non ci ha permesso di estendere in maniera dispiegata la lotta ad altri settori di lavoratori in lotta
– La mancanza di una assunzione politica a livello nazionale dello scontro che seppure nelle sue limitate dimensioni si configurava come scontro aperto al capitalismo nazionale ed europeo
Probabilmente i limiti non sono esaustivi, e certamente li potremo approfondire a seguito di un articolata discussione e bilancio collettivo.
Resta il fatto che tutti assieme abbiamo dato una lezione indimenticabile ai padroni, e abbiamo dimostrato che con la lotta e l’unità nessun muro è insormontabile.
Ringraziamo tutti e tutte ci hanno sostenuto e combattuto assieme a noi, anche quelli che lo hanno fatto con un po’ di freddezza.
Diamo appuntamento per una assemblea di bilancio della nostra lotta e di rilancio della ricomposizione delle lotte sociali venerdì 8 luglio alle ore 20.30 al PIANO TERRA in via Federico Confalonieri 3 a Milano. Invitiamo a partecipare tutte le realtà politiche, sindacali e sociali, milanesi e non che hanno condiviso anche solo emotivamente la nostra lotta.
Carroponte 29 giugno 2016
Alfredo, Cristian, Franco, Gianni, Massimiliano, Roberto e Sergio

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