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Le organizzazioni della Carovana del (nuovo)PCI definiscono questa in cui noi viviamo una Repubblica Pontificia, al che tutti quanti pensano che questa sia un’altra stranezza da noi partorita. In realtà la Repubblica Pontificia ha come asse portante del potere che esercita il non essere riconosciuta per quello che è, e fingere di essere una repubblica borghese normale, come in Francia, in Inghilterra e in ogni altro paese del mondo. Propagandare questa finzione è stato uno dei fondamenti per cui i revisionisti moderni, a partire da Togliatti e Longo, sono stati ammessi a fare parte delle istituzioni borghesi, e questo già al tempo dell’Assemblea costituente.

La cosa emerge in modo limpido dalla autobiografia di Teresa Noce (Rivoluzionaria professionale, Red Star Press, Roma e Ed. Rapporti Sociali, Milano, aprile 2016), dove la grande dirigente comunista si vede chiedere di approvare il mantenimento dei Patti Lateranensi da Togliatti da parte dell’Assemblea, perché in fondo, diceva, si tratterebbe “solo” di una questione religiosa, come se il fatto che Dio non esiste rendesse meno reale il fatto che sulla fede delle masse popolari in Dio il Vaticano pone fondamento di tutto il suo enorme potere materiale. Anche il capitale speculativo è “virtuale”, ma ciò non toglie che in esso vanno assorbiti (e annullati) i risparmi di vite di lavoro.

Rifiuteranno di farlo solo lei e Concetto Marchesi.

Insomma, ieri come oggi di fronte alla Chiesa bisogna inginocchiarsi, e per la Chiesa è indifferente che lo si faccia con convinzione o meno. Va comunque fatto. Con ciò si fa atto di sottomissione e di ammissione di complicità, di non rivelare che chi veramente comanda, soprattutto a Roma e poi nel resto dell’Italia, è la Corte Pontificia. Questo è considerato normale, per cui è normale che chi viene in Italia per affari (come qualche mese fa il manager della Apple) va prima da Bergoglio (e dopo da Renzi), e alla sua Corte devono andare tutti i nuovi eletti, inclusa Virginia Raggi. Virginia Raggi va (all’Università Pontificia) , e tutto il pollame comincia a starnazzare per l’aia perché il ministro Boschi non l’ha salutata. La saluterà poco dopo, quando andranno insieme a messa. L’episodio è interessante e istruttivo. Vedi in (Video) Si nota anche che Raggi non canta le canzoncine sacre da boy scouts cattolici, il che va a suo merito, nonostante sia da capire se il sindaco di Roma è obbligato ad andare a messa.

Un operaio toscano scrive: Leggo di una polemica perchè la Boschi non ha salutato la Raggi. Il fatto che sia un falso perchè Huffington post ha pubblicato una foto dove si salutano è del tutto secondario, se entrambe facessero a meno di rendere omaggio alle oligarchie pontificie il problema non si porrebbe.” Nella foto a lato le due a messa si scambiano il saluto della “pace”.

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