Secondo il senso comune i risparmi vanno messi in banca, e anche chi ha uno stipendio da diversi decenni non lo riceve più in contanti, ma in banca deve per forza andare a ritirarlo. In realtà le banche sono uno dei centri più importanti degli effetti devastanti crisi in corso, luoghi che assorbono denaro da ogni parte possibile e dove il denaro si dissolve all’improvviso e in quantità enormi, per ragioni che restano misteriose, e non nel senso che vengono tenute nascoste alle masse popolari, ma nel senso che i massimi economisti borghesi non riescono a comprenderle nemmeno loro. I preti, che c’entrano perché fanno parte del Vaticano, struttura che si regge su un potere finanziario enorme e particolarmente forte in Italia, nemmeno si curano di spiegare misteri del genere, abituati come sono a spacciare in lungo e in largo “misteri della fede” che le masse popolari devono accettare come dati di fatto così come le pecore seguono la linea data dal pastore e dai suoi cani.

I preti c’entrano poi perché sono i primi che volteggiano e piombano sul luogo del delitto, come “rappresentanti delle vittime”, monopolisti dei funerali, cosa accaduta anche nel caso dell’operaio Bedin, suicida a Montebello Vicentino, derubato dei suoi risparmi dal vinaio Zonin. I soldi gli servivano per la casa di riposo, perché da qualche decennio a questa parte ci vogliono due o tremila euro al mese come minimo per garantirsi una vecchiaia dignitosa, quando i parenti non sono in grado di farsi carico di assistenze tanto più gravose quanto più si perde autonomia.

Pare normale che un operaio metta i risparmi, quando ne ha, in banca. Pare invece strano, secondo il senso comune e anche secondo molti che si dichiarano di sinistra, ma pare strano anche nel movimento comunista, che chi ha denaro lo metta a disposizione del partito, cioè di un partito comunista. Questo però è avvenuto e avviene più volte, in Italia, ad esempio, nel Biennio Rosso rispetto al movimento operaio e durante la Resistenza rispetto al movimento partigiano. Oggi la situazione è critica come lo fu a quei tempi, anche se diversa perché i nodi allora irrisolti vengono al pettine e il movimento comunista ha trovato il modo per scioglierli. Per il partito dei CARC, che di questo movimento comunista è punta avanzata, ad esempio, la natura della crisi e le sue evoluzioni possibili non sono affatto un mistero, e conoscere la causa di un problema è essenziale per la soluzione. A fronte della confusione crescente, tanto maggiore quando si tratta di capire come gestire il denaro, senza il quale in questa società non si vive, cominciamo a spazzare via un po’ di nebbia e diciamo che mettere il denaro in mano al partito è il modo migliore per “metterlo al sicuro”, perché il movimento comunista sta costruendo il futuro del paese, e ogni euro a sua disposizione è seme di vaste messi e fa fiorire prati.

L’articolo: Popolare Vicenza rabbia ai funerali del suicida: lo Stato faccia giustizia (La Repubblica, 19 giugno)

Centinaia di persone a salutare Bedin Presidio silenzioso alla tenuta di Zonin Don Torta: “Questo è un omicidio”

FRANCO VANNI

DAL NOSTRO INVIATO

MONTEBELLO VICENTINO.

Di fronte alla bara, don Enrico Torta scandisce: «Rappresentiamo le duecentomila famiglie unite nella tragedia. Serve giustizia. Il governo deve sapere cosa succede qui in Veneto». Le centinaia di piccoli risparmiatori si alzano, applaudono, qualcuno piange. Sono quasi tutti anziani. Alcuni nel crac della Popolare di Vicenza hanno perso molto. Altri hanno perso tutto.

Nella cassa c’è il corpo di Antonio Bedin, morto suicida a 67 anni. Aveva investito in azioni BpVi i risparmi di una vita in fabbrica. Era cardiopatico e camminava con fatica. Il crollo dei titoli, da 62,5 euro a 10 centesimi, gli ha tolto la speranza di un futuro in casa di riposo.

Prima che la bara venga portata a spalle fuori dalla chiesa, Don Torta rincara: «Ricordiamo un fratello, smarrito per la violenza e la prepotenza di altri. Gesù ha detto: beati coloro che si impegnano per la giustizia. La giustizia è rispetto per la dignità delle persone e per il bene comune. Dio ha detto: non rubare, non uccidere. Gli uomini hanno ucciso, Dio li resusciterà».

Fuori dalla parrocchia, si forma un corteo. I carabinieri lo scortano orgogliosi. In testa, gli striscioni. “Basta suicidi per colpa delle banche”, “Omicidio di Stato”, “Rubare i risparmi è uccidere”. In coda, il sindaco di Montebello, Dino Magnabosco. Gli anziani gli chiedono: «Ora cosa facciamo?», «Chi ci aiuta?». Lui ascolta, gentile.

La manifestazione scorre silenziosa fino alla villa di Gianni Zonin, presidente di BpVi per 19 anni, fino allo scorso novembre. Di fronte alle imposte chiuse, i risparmiatori si sfogano. «Ladro», «assassino », urlano donne ottantenni, piccoli imprenditori, ex insegnanti.

La procura di Vicenza indaga Zonin e altri cinque ex manager della banca per aggiotaggio e ostacolo della vigilanza. I pm di Prato, Udine e Ancona hanno aperto fascicoli per estorsione. La Banca centrale europea, come raccontato da Repubblica, ha ricostruito che BpVi per ricapitalizzarsi fra il 2013 e il 2014 ha venduto azioni a 58mila nuovi soci, non in grado di comprendere cosa stavano acquistando. La vendita di azioni era proposta come condizione per accedere a finanziamenti. Operazioni che un’ordinanza del giudice Anna Maria Marra, del tribunale di Venezia, ha dichiarato nulle. Il provvedimento che potrebbe inibire la banca dal pretendere la restituzione delle somme prestate.

In piazza a Montello ieri c’erano le associazioni che lottano perchè i danneggiati siano rimborsati, dall’associazione nazionale azionisti della Popolare di Vicenza al gruppo Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, che in mattinata ha manifestato di fronte alla sede della banca. Oltre al sindaco, nessun rappresentante delle istituzioni. L’unico politico in corteo era Jacopo Berti, capogruppo in Regione del Movimento Cinque Stelle, che portò la questione di BpVi a Strasburgo . «Essere qui è un dovere. Mi stupisce di essere così solo», dice, alla fine del corteo.

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