(…) L’unico rinnovamento efficace e importante del movimento sindacale stante l’attuale corso delle cose, stante la fine dell’epoca del “capitalismo dal volto umano”, è l’impegno delle sue relazioni e funzioni per promuovere la mobilitazione dei lavoratori a occuparsi della salvaguardia delle aziende, l’organizzazione dei precari, dei cassintegrati, dei disoccupati, la mobilitazione comune per dare al paese un governo deciso e in grado di attuare le misure d’emergenza che le organizzazioni sindacali stesse già indicano come necessarie; è lavorare in questa direzione sfruttando tutte le situazioni (…).

Senza questo rinnovamento del movimento sindacale, ogni cedimento dei sindacati conflittuali, alternativi e di base alle imposizioni dei padroni e delle loro autorità porterà alla scissione di alcuni aderenti e di alcuni dirigenti che non accettano quel passo. D’altra parte i sindacati conflittuali, alternativi e di base, confondendosi con i vecchi sindacati di regime diventano la loro ala sinistra: quindi raccolgono l’adesione degli iscritti e dei dirigenti di questi più insofferenti della collaborazione e complicità dei sindacati di regime con i padroni e le loro autorità. Il loro afflusso maschera numericamente il distacco dei lavoratori e dei sindacalisti protagonisti della scissione. Quindi chi non considera la logica del processo ma solo i numeri, non avrà di che dolersi del passo fatto verso i sindacati di regime. Anzi troverà nelle nuove adesioni la conferma della bontà della sua scelta di accettare le imposizioni padronali. Il Sindacato Generale di Base (SGB) farebbe quello che faceva la vecchia USB prima della firma del TU sulla Rappresentanza, la “nuova” USB occuperebbe nel mondo sindacale tutto o parte dello spazio occupato dalla FIOM e così via. Se le cose procedessero davvero così, sarebbe un processo senza senso. E lo sarebbe effettivamente se noi comunisti non intervenissimo con la nostra opera a promuovere il rinnovamento del movimento sindacale, a portare i sindacati a occuparsi sempre più del governo del paese: dalla rivendicazione agli sforzi inconcludenti (tipo Landini – Renzi, tipo “sponda politica” delle rivendicazioni popolari nelle istituzioni della Repubblica Pontificia cui aspira Rete dei Comunisti, tipo nuovo soggetto della sinistra sognato dai frammenti in cui si è scisso il PRC dal 2008 in qua) per influire sull’orientamento del governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia, alla costituzione del Governo di Blocco Popolare: questa è la direzione in cui far marciare i sindacati” (dal Comunicato del (n)PCI n. 2- 17.02.16).

12.06.16 Bellavita e altri: usciamo dalla Cgil per aderire all’USB-Il nostro nuovo inizio

12.06.16 Coordinamento iscritti USB per il sindacato di classe: usciamo dall’USB per aderire al SI Cobas-Una decisione ormai necessaria e irreversibile
Prima di maturare la decisione, ormai necessaria e irreversibile, di uscire dall’USB abbiamo condiviso con il Coordinamento iscritti USB per il Sindacato di Classe la speranza, ormai disattesa, di un possibile confronto all’interno dell’USB in merito alle scelte politico-sindacali dei vertici nazionali. Scelte politico-sindacali a nostro avviso dettate solo da motivazioni opportunistiche.

Il Coordinamento iscritti USB per il Sindacato di Classe si è costituito prioritariamente come risposta alla firma da parte dei vertici nazionali dell’USB al Testo unico sulla rappresentanza (TUR), l’accordo siglato il 10 gennaio 2014 da CGIL, CISL, UIL e Confindustria con cui, estendendo il metodo “Marchionne” dell’ex FIAT a tutto il settore privato, si cancella di fatto la possibilità del dissenso, il diritto di sciopero e si svilisce il ruolo del sindacato e la rappresentanza delle RSU.

Il 23 maggio 2015 il Consiglio Nazionale Confederale (CNC) dell’ ;USB ha deciso (a maggioranza con tre voti contrari) di sottoscrivere il Testo Unico sulla Rappresentanza (TUR), l’accordo siglato il 10 gennaio 2014 da CGIL, CISL, UIL e Confindustria. Il TUR riserva solo alle organizzazioni firmatarie le prerogative sindacali istituzionali (la partecipazione alle elezioni RSU, i permessi sindacali, la possibilità di indire assemblee sul luogo e in orario di lavoro, la disponibilità della bacheca sindacale, la riscossione delle quote sindacali tramite trattenuta in busta paga), conferma la possibilità di fare contratti aziendali peggiori di quelli nazionali (derogabilità), stabilisce che gli accordi – compresi quelli in deroga – sono vincolanti anche per i sindacati e i delegati che non li firmano (esigibilità) e introduce delle sanzioni (anche economiche) per i sindacati e i delegati che li contrastano.

La decisione dell’USB è stata accolta dalle proteste di vari iscritti e delegati dell’USB stessa, dalle critiche dei sindacati di base che non hanno sottoscritto il Testo Unico (CUB, SI Cobas, Slai Cobas, USI) e dai commenti beffardi di quei sindacati di base, come la Confederazione Cobas, che assieme a vari sindacati corporativi minori avevano già sottoscritto l’accordo del 10 gennaio e che per questo l’USB a suo tempo aveva tacciato di tradimento.
Stando ad alcune dichiarazioni dei suoi componenti, per la maggioranza del CNC dell’USB sottoscrivere il TUR è condizione di vita o di morte dell’attività sindacale. Come se la lotta dei lavoratori sul piano sindacale sarebbe impossibile senza usufruire di quella parte di vantaggi, duramente conquistati dai lavoratori, che i padroni e i loro governi non hanno ancora abolito, ma solo riservato ai sindacati di regime e a chi si accoda ad essi. L’USB ha aspettato 16 mesi (da gennaio 2014 a maggio 2015) prima di sottoscrivere il TUR, solo perché aspettava la sentenza del Tribunale di Roma a cui aveva fatto ricorso contro il TUR. Sostenere che la firma al TUR è questione di vita o di morte dell’attività sindacale significa anche rinnegare tutta l’esperienza dei sindacati alternativi e di base e quella più generale del movimento sindacale. Infatti il movimento sindacale non è nato e si accresciuto perché i padroni e le loro autorità gli avevano riconosciuto il diritto di esistere, di indire sciopero, di tenere assemblee, o altri diritti o libertà sindacali.
La firma al TUR è avvenuta quindi senza la consultazione di delegate/i dei territori e tanto meno di iscritte/i contravvenendo, per stessa ammissione di alcuni componenti del CNC dell’USB, allo stesso Statuto dell’USB oltre che svilendo quella che è la natura stessa di un sindacato di base.

Lo scorso 5 aprile, nella disperata ricerca di addentare l’osso della rappresentatività, in continuità con la sottoscrizione dell’accordo del 10 gennaio 2014, l’USB firma all’ARAN insieme ai sindacati di regime CGIL/CISL/UIL l’Ipotesi di accordo che riduce a 4 il numero dei comparti della Pubblica Amministrazione. L’USB firma a sorpresa, senza alcun confronto con delegate/i dei territori né tanto meno con iscritte/i, dopo comunicati in cui venivano snocciolate le valide motivazioni per non firmare tale accordo e dopo iniziative di mobilitazione di cui si è data ampia diffusione.
L’USB con questa firma di fatto avalla il progetto del governo “Renzi” di attuare quanto già previsto dalla riforma “Brunetta” ed accetta la logica del risparmio costruito non con la lotta contro gli sprechi e i super stipendi ma esclusivamente sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici, dell’utenza che si trova con servizi pubblici scadenti sui quali da anni non si investe più in termini di personale, di formazione, di innovazione tecnologica.
Un’altra critica mossa dal Coordinamento iscritti USB per il sindacato di classe è la palese mancanza di democrazia interna perpetrata dai vertici nazionali dell’USB.

Il Coordinamento dopo aver reso note le motivazioni che hanno portato alla propria costituzione ha ottenuto un discreto consenso da delegate/i in merito alla richiesta di ritirare la firma dell’USB apposta al TUR e di indire un congresso straordinario per consentire il necessario confronto in merito a tutta la questione. Un congresso straordinario dell’USB necessario anche per porre rimedio alla mancanza di democrazia interna evidenziatasi già nel primo congresso caratterizzato da una mozione unica, in quanto i vertici nazionali dell’USB hanno di fatto impedito la presentazione di più mozioni.

La mancanza di democrazia interna si è poi evidenziata anche in una gestione delle risorse economiche accentrata prevalentemente a livello nazionale ed in parte regionale e senza la necessaria trasparenza.

I vertici nazionali dell’USB hanno semplicemente ignorato le richieste avanzate attraverso il Coordinamento iscritti USB per il Sindacato di Classe anzi al contrario hanno risposto inviando una lettera di diffida in cui se ne chiedeva in pratica lo scioglimento. Il Coordinamento ha replicato a tale lettera di diffida che ad oggi è rimasta senza risposta né è stata seguita da alcun tipo di provvedimento.

Riteniamo ormai non raggiunti e irraggiungibili gli obbiettivi posti dal Coordinamento iscritti USB per il Sindacato di Classe perciò non resta che uscire dall’USB.

È NECESSARIO E DOVEROSO USCIRE DALL’USB!

È necessario e doveroso uscire dall’USB per poter continuare a lavorare al progetto di costruzione di un sindacato di classe e di massa oltre che all’unità del sindacalismo di base.

Ormai l’USB di fatto si è posta fuori dal sindacalismo di base. E’ lontana dalle motivazioni stesse che hanno determinato la nascita del sindacalismo di base: realizzare una alternativa alla concertazione dei sindacati di regime CGIL/CISL/UIL, che negli ultimi anni hanno mostrato vergognosamente una passività e complicità senza precedenti nei confronti di padroni e governi.

Ormai l’USB ha abbandonato il progetto di unificazione delle lotte del sindacalismo di base noto come “Patto di base”. Da tempo propone scioperi in autoreferenziale solitudine ignorando gli scioperi proclamati dagli altri sindacati di base. L’USB ha tradito le motivazioni che hanno determinato la nascita della stessa USB, come indicato dal nome stesso “Unione sindacale di base”: unificare il sindacalismo di base per consentire una alternativa ai sindacati di regime CGIL/CILS/UIL.
L’USB di fatto ha cercato adesioni ponendosi in competizione soprattutto con la CGIL, per costruire un sindacato più a sinistra, cioè più combattivo, della CGIL (e di CISL,UIL,UGL). Questa condotta ben si accompagna all’aspirazione della Rete dei Comunisti, molto vicina al CNC dell’USB, cioè quella di creare nelle istituzioni una rappresentanza che sostenga le rivendicazioni dei lavoratori (la “sponda politica”).

In Italia, nonostante i pesanti attacchi alla classe lavoratrice, la mobilitazione stenta a crescere. Se da un lato la responsabilità è da attribuirsi ai vertici di CGIL/CISL/UIL che si preoccupano di tutelare interessi di bottega ed economici dall’altro il sindacalismo di base non è stato in grado di rappresentare un’alternativa credibile per i lavoratori. Questo è dovuto soprattutto al fatto che le sigle del “sindacalismo di base” aumentano di anno in anno, spesso frutto di scissioni o microscissioni, e anziché unificare sindacati di base in un unico sindacato (richiesta questa che è molto sentita tra gli attivisti), i gruppi dirigenti hanno spesso oggi anteposto la conservazione di microinteressi all’interesse generale della classe lavoratrice.

In USB l’opportunismo praticato dai vertici nazionali ha fortemente ostacolato il realizzarsi di aree o correnti interne, anche ricorrendo all’espulsione, ed ha determinato diverse scissioni come ad esempio quella del 2011 che ha visto delegate/i di una area classista “UNIRE LE LOTTE” confluire nella CUB fino alla più recente scissione che ha visto la nascita di un altro sindacato di base SGB, federatosi poi con la CUB.

È necessario e doveroso uscire dall’USB per continuare a sviluppare le lotte dei lavoratori, per costruire una risposta di classe contro i poteri forti, i padroni ed i loro governi.

In USB troppo spesso i vertici nazionali alla pratica del conflitto preferiscono la proclamazione del conflitto o la rappresentazione del conflitto per fini propagandistici o peggio nell’ultimo periodo, per interessi esclusivamente opportunistici, guardano favorevolmente ad una nuova fase della concertazione al pari dei sindacati di regime e complici.
Non sono le basi dell’USB o degli altri sindacati firmatari del TUR i nostri avversari ma sono i padroni e i burocrati sindacali che frenano le lotte e che si collocano al di sopra e, alle volte, contro i lavoratori che dicono di voler difendere.
E’ necessario e doveroso uscire dall’USB per realizzare un sindacalismo di base conflittuale e unito nelle lotte. Per costruire il sindacato di classe e di massa. Per promuovere il protagonismo e l’autorganizzazione dei lavoratori. Per promuovere la riscossa generale dei lavoratori e delle masse popolari. Per contrastare l’attacco ai diritti sociali e del lavoro.Ad oggi riteniamo che nel SI Cobas si possa svolgere un’attività sindacale efficace per raggiungere gli obbiettivi sopra esposti, che oggi ancor di più devono impegnare il sindacalismo di base.

Le lotte contro le leggi che tagliano diritti e salari portate avanti dai lavoratori, rappresentati dal SI Cobas, nel settore della logistica sono un esempio da seguire in Italia come un esempio per tutti i lavoratori europei sono le lotte e le mobilitazioni tuttora in corso in Francia.
Per tutte le ragioni sopra esposte invitiamo delegate/i, iscritte/i dell’USB a condividere la nostra decisione.
11 giugno 2016
Prime adesioni:

Marco Florio – Scuola – Bologna

Luigi Fucchi – Sanità – Perugina

Enzo Perfetto – Previdenza – Massa Carrara

Massimiliano Braccianti – Sanità – Perugia

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