Segnaliamo un articolo del sito www.controlacrisi.org in cui si parla dello scarso interesse alla politica da parte dei giovani. In questo articolo emerge come una parte molto bassa dei giovani romani (il sondaggio è stato fatto a Roma) sia interessata alla politica del paese, e vi mette in relazione il fatto che la maggior parte non ha partecipato alle elezioni amministrative.

Nell’articolo oltre a fare una disamina dei dati, viene addirittura proposto di abbassare l’età di suffragio per permettere dai 16 anni in poi di poter votare: insomma, in un trend ogni anno sempre più basso di partecipazione al teatrino elettorale borghese, la soluzione è aumentare il numero di possibili votanti!


Se oggi i giovani non si interessano di politica, è perchè la società capitalista li costringe a precariato, guerra tra poveri, sfruttamento e miseria. I giovani si interessano di politica se si va da loro con una prospettiva, un progetto che li metta a contributo per le capacità, competenze, forza e volontà che esprimono! I dati di questo articolo raccontano solo la realtà come è, ma non dice come trasformare la miseria del presente.

Alleghiamo l’appello al socialismo del (n)PCI del Luglio 2014, per indicare la prospettiva sulla quale i giovani delle masse popolari, a partire dai più generosi, devono instradarsi per non ricadere nel destino di miseria a cui li destina la classe dominante!

Appello ai giovani del (n)PCI

 

I giovani non si interessano di politica. E la politica vede i giovani come la peste! I risultati di alcuni sondaggi tra il 2013 e il 2016. A Roma nemmeno Grillo riesce a modificare il tasso di astensione.

Rabbia, disgusto e sconforto. Sono queste le tre parole che caratterizzano il rapporto con la politica dei giovani di Roma. Il 52,6% degli intervistati, infatti, e’ informato sui temi di attualita’ politica ma preferisce non impegnarsi in quest’ambito contro appena il 4,9% che dichiara di esserne appassionato. È quanto emerge da un’indagine condotta dalle Acli provinciali di Roma e dalla Cisl di Roma e Rieti, in collaborazione con l’Iref, secondo cui solo il 17,8% tra i 1.029 intervistati parla di ‘speranza’. Dalla ricerca condotta tra i ragazzi di eta’ compresa tra i 16 e i 29 anni (54,4% ragazze e 45,6% ragazzi) la principale attenzione-reoccupazione e’ appunto, il lavoro. Un vero e proprio “zoccolo duro” che resiste, nel caso di Roma, anche alla fascinazione di un movimento, come quello dei grillini, a cui tutti si può addebitare ma non che non veda tanti giovani tra le sue fila. A molti commentatori, infatti, non è sfuggito che l’affermazione di M5S non è riuscita a cambiare di molto la percentuale di astensioni registrata nella capitale d’Italia.Si tratta di valori molto simili a quelli usciti da un sondaggio de “L’Espresso” condotto un anno fa circa. In quell’occasione venne fuori che circa la metà dei giovani si interessava “poco” di politica e il 25% “per niente”. “Molto” e “abbastanza” insieme non arrivavano al 30%. Che dire?”In questo momento gli elettori con oltre 65 anni sono un milione in più di quelli che hanno meno di 35 anni”, spiegò Alessandro Rosina, docente di Demografia e statistica sociale della Cattolica di Milano. Ridurre il problema demografico da una parte, e coinvolgere i giovani nel processo elettorale dall’altra, “diventano così delle priorità per la salute della democrazia. E per questo torna attuale il tema dell’allargamento del diritto di voto anche a chi ha compiuto 16 e 17 anni: un popolo che colmerebbe quel divario generazionale di un milione di abitanti”.Allargamento del diritto di voti che dovrebbe riguardare anche i cinque milioni di migranti attualmente residenti nel nostro paese. Per un’Italia in netta crisi demografica è un po’ arduo pensare a una “ripresa” almeno da quel punto di vista. Ma questa “rivoluzione” sarebbe davvero troppo per i partiti che a malapena controllano i flussi di voto in un periodo così difficile per i sondaggi elettorali. Nessuno, ovvio, se la sente di rischiare. L’analisi di Alessandro Rosina è chiara: “Il loro voto è molto fluido. Stiamo parlando di generazioni post-ideologiche. È un voto ancora non consolidato che può andare più verso i movimenti e i partiti di opposizione che verso quelli più tradizionali. E proprio per questo costringerebbe i partiti ad occuparsi di loro e a cercare di mettersi in sintonia con il loro linguaggio e le loro aspettative”.Due “mondi” che non sembrano proprio sintonizzarsi sulle rispettive lunghezze d’onda. Secondo un sondaggio di LaPolis del 2013 ben il 46.7% dei giovani pensa addirittura che la democrazia potrebbe funzionare “senza partiti”. Che cosa fanno i giovani allora? La maggioranza, il 35% circa, preferisce il volontariato, sempre secondo lo stesso sondaggio di LaPolis. Insomma, qualsiasi cosa purché lontano dai partiti. Ma che bel risultato, no Renzi!”

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