Vincenzo Simoni, presidente nazionale dell’Unione Inquilini, scrive e diffonde un testo su “Due questioni dirimenti sulla legalita’ e sul renzismo” che merita attenzione e studio.

Nella prima questione parla di ciò che per la borghesia è legale, e mostra come il movimento della classe operaia e del resto delle masse popolari nelle sue forme più avanzate, di cui fornisce esempi, con questa legalità non è compatibile, e quando questo movimento di ciò ha coscienza in massa, rispetto a tale legalità è indifferente, affronta la reazione della borghesia in modo unito, si dà regole proprie. Questo movimento si incammina quindi con consapevolezza in molte delle vie che rendono il paese ingovernabile da qualsiasi governo della Repubblica Pontificia.

Sulla seconda questione Vincenzo Simoni è altrettanto netto quando indica la differenza tra l’unirsi al modo in cui si unì il CLN o disperdersi per fare fronte ai mille attacchi del nemico di classe.

La prima questione riguarda il movimento spontaneo delle masse popolari e la seconda la direzione che tale movimento può prendere, quella che trova riferimento in un CLN, così come in un Comitato di Salvezza Nazionale, in una Amministrazione Locale d’Emergenza, e infine in un Governo di Blocco Popolare. In questa via, dice Simoni, il Movimento Cinque Stelle o confluisce o si inaridisce, come si vede bene dalla cronaca degli ultimi mesi e giorni. Mostra poi importanti esempi lungo tutti gli ultimi sessanta anni tali per cui si vede che questa, oggi, è la via maestra. Questa tua è quella che Mao chiama lungimiranza, sia per il passato che per il futuro, caro Vincenzo Simoni.

DUE QUESTIONI DIRIMENTI SULLA LEGALITA’ E SUL RENZISMO

1.      SULLA LEGALITA’

Con le regole del M5S nessun attivista dell’Unione Inquilini potrebbe candidarsi e probabilmente nemmeno partecipare ad un concorso per la pubblica amministrazione. Picchetti antisfratto e occupazioni di alloggi motivati dall’obbligo di soccorso e la legittima difesa da un danno alla salute per sfrattati e senza casa sono “illegali”! Ma anche i picchetti operai contro i crumiri…

I quindicimila che hanno manifestato sabato scorso a Firenze contro la realizzazione di un maxi inceneritore hanno preannunciato una lotta dura senza cedere ad alcuna decisione politica centrale o regionale: illegali! E quelli contro la TAV in Valle Susa? Illegali!

Memoria storica: ci sono state delle fasi in cui le denunce colpivano le lotte di massa: c’è un rarissimo libretto del 1970, titolo “Repressione” – a cura dei sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, UIL. Impressionante la dichiarazione al Senato del ministro degll’interno Restivo: spiccate nei mesi di settembre-novembre 1969, in ordine di agitazioni sindacali, 6.907 denunce ed altre 1.489 per il mese di dicembre.

Passiamo ai sindaci. La storia dei sindaci socialisti nel primo decennio del secolo scorso, fino ad arrivare ai sindaci social-comunisti nel secondo dopoguerra, è costellata da scioglimenti prefettizi delle loro amministrazioni per aver sfilato alla testa dei cortei operai e contadini, per aver addirittura stanziato dei sussidi per gli scioperanti in gravi condizioni economiche, ma anche per aver aderito alle proteste anti NATO, alla raccolta di firme per la pace contro la guerra nucleare, ed altro ancora. E in quell’ “altro ancora ” riemergono i miei ricordi di un amico sindaco che a Firenze requisiva fabbriche e ville abbandonate ed era etichettato dai reazionari come un “comunistello di sacrestia”!

Qual’è il tratto comune di queste violazioni della legalità? Attivisti e uomini delle istituzioni partecipavano a movimenti di massa, talvolta internazionali, sempre ispirati da una contestazione strategica.  Era scontato il rischio di persecuzioni, ma non nella solitudine. Ed ancora, in quelle lotte ma anche in quelle in corso, l’estrema maggioranza dei partecipanti si “sottoponeva” senza bisogno di particolari regole alla prassi “comunitaria”. Perché, quando altri non lo fanno, succedono gli sfracelli, come avvenne durante il primo maggio dell’anno scorso a Milano nella manifestazione NO Expo con le conseguenze in atto nella competizione elettorale.

2.      SUL RENZISMO

Prendo spunto, a prescindere dal titolo,  dalla conversazione di Piergiorgio Morosini (magistrato e membro del CSM) pubblicata sul Foglio. Il testo completo è in:

http://www.ilfoglio.it/politica/2016/05/05/morosini-csm-matteo-renzi-procure___1-v-141579-rubriche_c401.htm

 Due sono stati i passaggi ampiamente commentati:

 “Bisogna guardarsi bene dal rischio di una democrazia autoritaria” e …“Se passa la riforma costituzionale, abbinata all’Italicum, il partito di maggioranza potrà decidere da solo i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare. Renzi farà come Ronald Reagan, una bella infornata autoritaria di giudici della Suprema Corte allineati con il pensiero repubblicano su diritti civili, economica… Uno scenario preoccupante”.

Solo rischio o deriva in atto? L’esecutivo governa con una Camera eletta dal “porcellum” (per cui la legge Acerbo del 1923 e persino la vituperata “legge truffa” del 1953 erano al confronto modelli di democrazia!) e al Senato con un trasformistico allargamento al centro-destra. Il Governo ha infornato con queste maggioranze contraffatte una serie di nomine strategiche, dall’Enel, Snam, Poste, FS, Finmeccanica, Eni passando per la Cassa Depositi e prestiti, alla Rai, alla Polizia e Guardia di Finanza. Altre destrutturazioni e ricomposizioni hanno interessato il sistema delle banche popolari. Si può proseguire sul clima antisindacale, sulle ricorrenti elargizioni “popolari” che fanno notizia ma non riempiono le borse della spesa. E per capirci meglio potremmo raccontare quello che si percepisce in Toscana: cautela nel parlar male di Lui, non fidarsi di nessuno, una ragnatela di affaroni ed affarucci che non s’espongono;  un regime losco, che ricorda quello filmato da Ettore Scola in “Una giornata particolare”.

Bene, chi ammette che questo è più di un rischio, può assumere una serie di comportamenti:

Resistere al renzismo con la forma aggiornata del CLN,  o proseguire per “onesta disposizione” soltanto nell’impegno sociale; collaborare con “interna sofferenza” con il renzismo perché l’alternativa è peggio, oppure, “per legittima difesa”, immergersi nel tempo di vita che gli resta. 

Infine sui Cinquestelle, a mio avviso è del tutto sfasata la linea sulla legalità tout court mentre corrisponde ad una criticissima fase l’esigenza di un severo  coordinamento.  

Ovviamente se non si condivide la descrizione emergenziale tutto cambia; il renzismo come regime non esiste, è una delle solite varianti moderate italiane, e “que viva el conformismo!”. Basta intenderci.

 

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