Questo articolo è una selezione e un adattamento all’articolo pubblicato su La Voce n. 51 “Storia del movimento comunista” di cui la Redazione consiglia lo studio.

Marx ed Engels, nello scritto in cui spiegano perché hanno aderito al movimento comunista (L’ideologia tedesca, 1846), definiscono il movimento comunista come “il movimento pratico che trasforma lo stato presente delle cose”, cioè la società borghese. “Pratico” per distinguerlo dall’opera dei filosofi e dei letterati che nei loro scritti e discorsi criticavano la società borghese. Questi si rivolgevano soprattutto ai ricchi e in particolare ai borghesi (agli industriali, ai commercianti, ai proprietari di aziende agricole, di trasporto o minerarie, ai capitalisti e ai loro esponenti intellettuali). Parlavano ad essi in nome del loro proprio interesse o della morale, della civiltà o della giustizia. Li esortavano ad attenuare lo sfruttamento degli operai, a provvedere con opere pubbliche e con opere private ad alleviare la misera condizione dei proletari. Cercavano di spaventarli prospettando quello che sarebbe successo se prima o poi i proletari si fossero ribellati e avessero a loro modo ripetuto contro la borghesia le imprese che la borghesia aveva compiuto contro re, nobili, preti e loro seguaci durante la Rivoluzione Francese. Invece i comunisti (i socialisti) miravano a mobilitare ed educare i proletari perché essi stessi ponessero fine alla loro condizione. Per questo il movimento comunista è un movimento di massa. Il movimento comunista (socialista) è costituito dall’opera svolta dai proletari per cambiare l’ordinamento della società, l’ordinamento sociale, il sistema delle relazioni sociali.

In che cosa consiste l’ordinamento sociale? Perché si era formato? Quale nuovo ordinamento bisognava instaurare perché la miseria, la sofferenza, la precarietà e la dipendenza avessero fine? Quanta parte della sofferenza umana dipendeva dall’ordinamento sociale? Cosa bisognava fare per eliminare l’attuale ordinamento sociale e instaurare il nuovo? Ecco le cinque principali domande a cui i teorici del movimento comunista hanno dato risposte sempre più profonde. La coscienza del movimento comunista, il pensiero comunista, consiste delle risposte a queste domande.

All’inizio del movimento comunista non vi erano risposte a queste cinque domande. Le domande stesse non erano neanche poste chiaramente. Le domande sono state formulate e delle risposte via via più avanzate, più giuste, più comprensive e più profonde sono state date man mano che i proletari si sono mobilitati per cambiare o almeno migliorare la loro condizione; man mano che hanno formato organizzazioni in cui discutere e definire obiettivi e compiti; man mano che hanno lottato per rimuovere in se stessi e all’esterno gli ostacoli alla propria emancipazione o al miglioramento della propria condizione.

La storia del movimento comunista è la storia delle lotte condotte dai proletari per migliorare la loro condizione o per emancipasi; è la storia delle organizzazioni in cui essi si sono uniti e suddivisi per condurre quelle lotte; è a storia della coscienza che hanno elaborato e che li ha guidati a condurre quelle lotte con più efficacia, con risultati più avanzati e su scala via via più larga. Dal movimento comunista inteso come il movimento pratico che trasforma lo stato presente delle cose si è quindi venuto sviluppando un movimento comunista cosciente e organizzato: un insieme di organizzazioni, con il rispettivo patrimonio di concezioni, di analisi e di metodi per realizzare i propri obiettivi, un complesso di relazioni con la corrispondente divisione dei compiti. Il movimento comunista cosciente e organizzato ha raggiunto al sua maturità con la vittoria del Partito di Lenin e di Stalin, la fondazione dell’Unione Sovietica e il sollevamento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale. Nella prima parte del secolo scorso esso ha dato la dimostrazione sperimentale che la teoria che lo guida è una scienza e che guidati da essa le classi e i popoli oppressi sono capaci di dare soluzione alle contraddizioni insanabili e antagoniste in cui il capitalismo li ha imprigionati e di valorizzare tutte le conquiste e i progressi materiali e spirituali che la società borghese ha portato nella storia dell’umanità.

I proletari lottano per emanciparsi dalla borghesia e dagli altri ricchi, per non dipendere più da loro. Ma i proletari lottano anche per migliorare la loro condizione. Si tratta di due obiettivi molto diversi, la cui combinazione è una questione che nella storia del movimento comunista ha avuto e ha grande importanza.

Migliorare le proprie condizioni, per i proletari significa indurre i borghesi e gli altri ricchi a dare salari più alti, indurli a concedere condizioni di lavoro e orari meno gravosi, a creare servizi sociali (scuole, pensioni, ospedali, ecc.) e condizioni di vita (abitazioni, ecc.) migliori. L’ordinamento sociale resta lo stesso, i proletari continuano a dipendere dai borghesi e dagli altri ricchi, ma questi si rassegnano a trattarli meglio. A questo obiettivo corrispondono le lotte rivendicative contro i padroni, le loro Autorità, la loro Pubblica Amministrazione, i loro Enti, il loro Stato. In particolare a questo obiettivo mirano le lotte sindacali e le organizzazioni sindacali.

Emanciparsi dalla borghesia e dagli altri ricchi, comporta invece il superamento del modo di produzione capitalista e il superamento della produzione mercantile (la produzione di beni e di servizi per la vendita) instaurando al loro posto un nuovo modo di produzione basato su aziende pubbliche che lavorano secondo un piano pubblicamente definito e producono quello che la società ha pubblicamente deciso. Comporta inoltre la trasformazione di tutte le relazioni sociali e delle idee, dei sentimenti, degli atteggiamenti e delle abitudini che corrispondono al modo di produzione capitalista e a quanto dei modi di produzione precedenti è sopravvissuto nella società borghese: in sintesi eliminazione della divisione della società in classi. A questo preciso obiettivo corrisponde la lotta rivoluzionaria per instaurare il socialismo.

Nel movimento comunista a volte si sono combinate lotta per l’emancipazione e lotta per il miglioramento; a volte si sono contrapposte le due lotte come se l’una escludesse l’altra. A volte si è preteso di combinarle in nome del “passaggio dalla quantità alla qualità” come se fosse possibile arrivare all’emancipazione ampliando all’infinito i miglioramenti. A volte si sono combinate le due lotte usando le lotte per i miglioramenti come ausiliarie della lotta per l’emancipazione, come “scuola di comunismo”. Ma non sempre la lotta per l’emancipazione implica immediatamente la conquista di miglioramenti. Nemmeno l’emancipazione implica sempre, dovunque e per tutti i proletari, un miglioramento immediato delle loro condizioni di vita e di lavoro. Alcuni hanno sostenuto che fosse impossibile per i proletari migliorare le loro condizioni finché restavano alle dipendenze della borghesia. Altri al contrario hanno sostenuto che i proletari potevano migliorare “con continuità e senza limiti” le loro condizioni pur restando alle dipendenze della borghesia. Altri hanno sostenuto che i proletari sarebbero riusciti a migliorare le loro condizioni, ma solo in misura limitata, in modo precario, provvisorio, e solo per alcune frazioni del proletariato. Alcuni hanno perso di vista la distinzione dei due obiettivi, delle due lotte e delle rispettive organizzazioni. Quanto alle forme, ai metodi e alle organizzazioni corrispondenti a ognuno dei due obiettivi, molto varie e anche contraddittorie sono state le esperienze e le concezioni del movimento comunista.

Il movimento comunista consiste

1. delle lotte per imporre trasformazioni dei rapporti sociali a quanti vi si oppongono,

2. dell’organizzazione delle forze che ne sono protagoniste,

3. della coscienza che, sia pure a livelli diversi, queste forze hanno degli obiettivi del movimento comunista e dei compiti che devono svolgere per raggiungerli.

Lotta, organizzazione, coscienza, sono tre aspetti diversi del movimento comunista, tutti e tre essenziali. Essi devono combinarsi.

I proletari devono cambiare la società. Devono instaurare ordinamenti, abitudini, relazioni che ancora non esistono. Quindi devono compiere un’opera pratica. Devono trasformare il mondo, la società. Devono perciò anche trasformare gli uomini e le donne che sono i soggetti, gli attori delle relazioni sociali. In primo luogo devono trasformare se stessi.

Per compiere quest’opera i proletari devono organizzarsi: unirsi per avere la forza e la capacità necessaria, per acquisire la coscienza necessaria, per darsi i mezzi dell’opera che devono compiere. Devono darsi un proprio ordinamento, dividersi in organismi, distribuirsi i compiti. Chi è più avanti deve organizzarsi e agire per mobilitare e convincere chi è più indietro.

Di conseguenza il movimento comunista ha bisogno di raffigurarsi sempre più chiaramente i compiti che occorre svolgere e i metodi da seguire per svolgerli con maggiore possibilità di successo, di verificarli nella pratica e di migliorarli col bilancio dell’esperienza. Ha bisogno di conoscere abbastanza in dettaglio

1. la natura della società attuale e le leggi della sua trasformazione,

2. gli uomini e le donne e le leggi della trasformazione loro e delle loro relazioni con il resto della natura.

Ha bisogno di definire i cambiamenti che occorre apportare per realizzare l’emancipazione del proletariato: cosa distruggere e cosa creare, su quali altre classi i proletari possono contare per trascinarle nel loro movimento, quali classi invece sono nemiche, come trattare ognuna di queste. Si tratta di una scienza vasta e articolata che deve essere elaborata, assimilata, verificata, migliorata. È la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia, detta anche concezione comunista del mondo.

In definitiva e riassumendo: il movimento comunista è un movimento pratico con una sua organizzazione e una sua coscienza. Il movimento comunista deve tradursi in un movimento cosciente e organizzato.

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