Da alcuni mesi stiamo conducendo “spedizioni” per far conoscere il Partito dove non abbiamo Sezioni, per incontrare i simpatizzanti, per avviare percorsi di collaborazione e di candidatura per diventare membri. Sono prime esperienze e dobbiamo ancora imparare molte cose nell’“arte dell’organizzazione”, nella costruzione di nuove sezioni e di nuove federazioni, ma ogni spedizione si conclude con nuovi, numerosi contatti, con la scoperta di nuovi possibili “appigli” su cui far leva per costruire il Partito.

Come posso contribuire alla costruzione del Partito nella mia zona? Il modo più efficace è certamente quello di presentare la richiesta di candidatura per entrare nel Partito e attivarsi in prima persona per costruire una Sezione, l’articolazione locale di un partito nazionale che opera per creare le condizioni per il Governo di Blocco Popolare. Non me la sento di entrare nel Partito in questo momento, però voglio dare una mano. Cosa posso fare? Ci sono molti modi: la nostra opera è grande, il contributo di ognuno è prezioso! Facciamo alcuni esempi: abbonarsi a Resistenza e diventarne diffusore tra i propri conoscenti; organizzare gruppi di lettura collettiva, diffondere nostri volantini nelle manifestazioni e iniziative che si tengono nella propria zona; organizzare iniziative a cui compagni del Partito intervengono (presentazioni di libri, conferenze a tema, presentazione del Manifesto Programma del (n)PCI, ecc.); segnalare iniziative interessanti; raccogliere fondi per il Partito; fornire ospitalità per i compagni del Partito che tengono spedizioni in zona; segnalare indirizzi mail interessanti per estendere la nostra mailing list.

L’esperienza delle spedizioni per la costruzione di nuove sezioni e federazioni. La spedizione a Torino. “Abbiamo organizzato agli inizi di marzo una prima spedizione in occasione della nostra partecipazione come relatori a un’iniziativa al Caffè Basaglia (un circolo ARCI) sull’esperienza delle fabricas recuperadas venezuelane, con l’obiettivo di avviare un intervento per la costruzione di una sezione.

La spedizione, a cui hanno partecipato compagni del Partito e un collaboratore, è stata un’importante esperienza. Arrivati in città siamo stati accolti da un compagno abbonato a Resistenza che ci ha ospitati per tutti i giorni della nostra permanenza, fornendo un prezioso sostegno logistico. (…) Grazie ai contatti che abbiamo con alcuni operai della FCA di Mirafiori siamo riusciti a sapere l’orario dei turni e le porte con maggiore afflusso e quindi ci siamo organizzati per una diffusione alla porta 20, il reparto della meccanica. Ci siamo scontrati subito con l’idea sbagliata che “la FCA ormai è chiusa, sono tutti in cassa integrazione, inutile andare a fare propaganda”. Abbiamo infatti scoperto che sono più di 1.200 gli operai che su tre turni lavorano in quel reparto. Non solo: alle nostre parole d’ordine (come “occupare e uscire dall’azienda!”) urlate al megafono ci sono state reazioni positive da parte di numerosi operai e parecchi di loro si sono fermati a chiederci il volantino, a raccontarci la situazione in fabbrica, ci hanno lasciato il loro contatto e si sono presi Resistenza (alcuni dando anche delle sottoscrizioni). Qualcuno di loro conosceva già il Partito e ci ha chiesto di venire più spesso a fare propaganda alla FCA (…).

Siamo andati poi a diffondere il volantino dell’iniziativa sulle fabricas recuperadas fuori dal polo universitario Einaudi, la seconda università di Torino. Anche qui la reazione è stata positiva: diversi studenti, anche se non conoscevano il Partito, hanno mostrato interesse “per i comunisti”. Abbiamo saputo che era in corso un’assemblea in solidarietà alla Palestina organizzata dal collettivo studentesco: intervenendo siamo riusciti a raccogliere contatti tra studenti, dipendenti precari e docenti dell’università che hanno a loro volta mostrato curiosità per la nostra presenza e per il volantinaggio all’interno della facoltà.

All’iniziativa al Caffè Basaglia, costruita con un compagno NO TAV del direttivo del circolo e interessato alle questioni internazionali, hanno partecipato una ventina di compagni (lavoratori, giovani, NO TAV). C’è stato un bel dibattito sulla situazione internazionale e su cosa fare “qui e ora” e abbiamo raccolto la disponibilità a costruirne una prossima sul tema del “potere popolare e governo dei territori”, abbiamo preso nuovi contatti e raccolto anche delle sottoscrizioni (…)

Da questa piccola, ma ricca esperienza siamo tornati a casa con due insegnamenti: il primo è che il terreno è favorevole per la costruzione del Partito e più complessivamente per creare le condizioni per il Governo di Blocco Popolare e dobbiamo osare di più, lanciarci di più verso l’esterno, avere più fiducia nelle masse. Il secondo è che la nostra impresa è grande e permette veramente di valorizzare e far sprigionare il meglio di sé a tutte le persone che non vogliono accettare passivamente il marasma prodotta dalla borghesia” – dal resoconto della Responsabile del Settore Organizzazione della Federazione Lombardia-Piemonte.

La spedizione a Genova. “Arrivati in città, ci rechiamo al Laboratorio Sociale Buridda, lo spazio in cui, grazie alla disponibilità di alcuni compagni del PCL, pernottiamo durante la spedizione. (…) Alla facoltà di scienze politiche e giurisprudenza, dove già da alcuni mesi ci rechiamo regolarmente per volantinare, tiriamo fuori l’armamentario di sempre: striscioni, manifesti, megafono e bandiere. Si ferma subito uno studente con cui intavolo una discussione sul Partito, sulla necessità di sviluppare il legame con la classe operaia, sulla necessità di costruire il Governo di Blocco Popolare. Il suo interesse è molto e arriviamo a parlare di Ivan Babuskin, l’operaio di Pietroburgo tanto caro a Lenin per la sua dedizione. Ivan aveva contribuito alla stesura del primo volantino dell’Iskra indirizzato agli operai dello stabilimento Semjannikov, per cercare di instaurare un legame, il più stretto possibile, tra l’Iskra e gli operai. Il compagno acquista Resistenza e io rilancio, avanzando la proposta di fare una lettura pubblica del giornale in occasione della prossima spedizione che faremo a giugno.

(…) La sera ci siamo incontrati al Circolo dell’Autorità Portuale con i compagni del PCL per approfondire la conoscenza reciproca, per discutere e confrontarci su come superare gli errori commessi dalla sinistra del vecchio PCI e costruire la rivoluzione nel nostro paese. Nonostante la nostra iniziale preoccupazione per il confronto con questi compagni (per via della nostra poca esperienza in merito), la riunione si è svolta in maniera lineare e proficua, costruttiva. Abbiamo anche parlato della possibilità di iniziative comuni contro la repressione, a partire dal processo che si svolgerà nei prossimi mesi proprio a Genova contro un nostro compagno imputato per essersi opposto alle ronde fasciste e razziste di Maroni, quando era Ministro dell’Interno.

(…) La mattina del giorno successivo ci siamo preparati al volantinaggio al porto del pomeriggio, siamo andati in biblioteca a studiare il volantino per fissare i punti da cui partire per intavolare una conversazione con chiunque fosse stato interessato a farlo. Al porto, in meno di un’ora, abbiamo diffuso oltre 400 volantini e alcune copie di Resistenza. In prevalenza ci siamo relazionati con dei camionisti e con i lavoratori portuali che staccavano dal turno di mattina. Tutti loro hanno manifestato la stessa necessità di trovare delle soluzioni agli effetti della crisi, individuando nella mancanza di un vero partito comunista la causa principale della debolezza della classe operaia.

(…) Da questa esperienza si sono aperti nuovi importanti sbocchi che ci mettono nelle condizioni di dare un contributo più grande alla rinascita del movimento comunista, lavorando per portare la Carovana del (n)PCI in Liguria, avanzando nella creazione delle condizioni per il Governo di Blocco Popolare e nella lotta che porterà la classe operaia alla liberazione” – dal resoconto del Responsabile del Settore Organizzazione della Federazione Toscana.

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