L’abbassamento dei tassi di interesse deciso da Draghi e della BCE per tentare di fronteggiare i sommovimenti finanziari che hanno portato alcune settimane fa le principali borse mondiali a bruciare centinaia di miliardi di euro è una impotente cura alla malattia della società. A nulla serve, come a nulla è servito il Quantitative Easing del 2015 per salvare i “paesi in sofferenza” dalle speculazioni sul debito pubblico. Per tentare di tenere a bada la crisi i capitalisti e le loro istituzioni possono solo gonfiare di denaro una società che ne è già satura e che del troppo denaro si è inguaiata fino a soffocare. E’ la stessa filosofia di chi dice dare più droga ai tossicodipendenti per tenere a bada le crisi di astinenza: la cura è peggio della malattia. Solo cambiando i rapporti sociali, in particolare trasformando le aziende che producono merci per i consumatori e profitti per i padroni in aziende che producono beni e servizi per le masse popolari è possibile invertire la rotta.

La strage di Bruxelles è una conferma di quanto scrivemmo nell’articolo Sei tesi sulla situazione internazionale e la tendenza alla guerra sul numero 1/2016 di Resistenza (articolo sviluppato e pubblicato su www.carc.it come Dieci tesi…): “Lo sviluppo della guerra è tale che non è affatto da escludere che nei paesi imperialisti, anche nel nostro, una parte importante della popolazione, anche delle masse popolari e perfino della classe operaia, aderisca inizialmente alla guerra “contro il terrorismo” patrocinata dai gruppi imperialisti e dalle loro autorità pubbliche, soprattutto se il contrattacco delle forze antimperialiste arabe contro i paesi imperialisti si confermerà essere una campagna di lunga durata e su grande scala o se si confermerà che lo scontro tra i gruppi imperialisti americani e i gruppi imperialisti franco-tedeschi è passato a un livello superiore” (…) “Le organizzazioni e le forze che nei paesi oppressi, devastati e aggrediti dalla comunità internazionale e dai suoi governi resistono alle operazioni devastanti e alle spedizioni criminali dei governi dei paesi imperialisti, portano la guerra nei paesi imperialisti con le armi di cui dispongono: gli attentati sono le armi di cui esse dispongono. Finché sono mobilitati e diretti dai gruppi reazionari e guidati dalle ideologie reazionarie che oggi sono alla testa della resistenza dei paesi oppressi ai gruppi imperialisti, anche i combattenti che la resistenza arruola nei paesi imperialisti, non possono fare di meglio. Solo la rinascita del movimento comunista e lo sviluppo della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti daranno anche a questi combattenti un altro indirizzo e metodi di lotta selettivi e più efficaci.

Noi nella situazione attuale, nell’immediato non siamo in grado di evitare questo sviluppo: come dei semplici cittadini non sono in grado di evitare che le persone ridotte in miseria e che non accettano di morire di miseria, rubino, rapinino e per far fronte alla loro miseria ricorrano ad altre simili vie che colpiscono soprattutto i membri delle masse popolari (i quali sono meno difesi dei membri della borghesia e del clero). Solo la crescita delle rivoluzione socialista può cambiare il corso delle cose”.

La pretesa della borghesia imperialista, appoggiata anche da una parte della sinistra borghese (vedi Felice Casson), di tenere l’Europa e gli USA al riparo dalla guerra aumentando controlli e repressione, che poi si traduce con la moltiplicazione di muri e barriere, con l’estensione dello stato d’emergenza, con le perquisizioni, i campi di concentramento e l’arbitrio delle polizie e delle forze armate, oltre che una pretesa criminale è un’illusione: non elimina la fonte della guerra, ne cambia e moltiplica solo le forme. Apre la porta alla mobilitazione delle masse popolari al seguito dei caporioni e delle istituzioni della comunità internazionale, fomenta la mobilitazione reazionaria e la persecuzione degli immigrati e di altre vittime della guerra. Se prevalesse, sarebbe il vero fascismo della nostra epoca: non a caso ha il pieno appoggio della Lega Nord e dei gruppi che scimmiottano il fascismo del secolo scorso.

Il proposito avanzato da un’altra parte della sinistra borghese (vedi Guido Viale) di tenere l’Europa e gli USA al riparo dalla guerra trattando meglio gli immigrati “in modo che non diventino bacino di coltura dei terroristi”, sembra più umano e civile. In realtà questo atteggiamento “buonista” apre anch’esso la strada alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari europee, perché indica la massa degli immigrati come nemici o potenziali nemici.

Il Jobs Act ha esaurito la sua funzione anabolizzante e i contratti di lavoro a tempo indeterminato sono tornati a diminuire, dopo il fuoco di paglia di alcuni mesi fa (contratti a “tutele crescenti” e senza l’articolo 18…); lo Sblocca Italia ha legalizzato e liberalizzato la devastazione ambientale e la speculazione, la Buona Scuola ha generato una schiera di presidi sceriffo che fanno ricorso a polizia e carabinieri per allontanare da scuola gli studenti “scomodi” (come nel caso degli arresti al Virgilio di Roma), si moltiplicano le lotte per difendere i posti di lavoro da chiusure, delocalizzazioni e ristrutturazioni, il Piano Casa sta facendo tabula rasa dell’edilizia popolare pubblica.

Dal grande mondo al piccolo paese di provincia qualunque soluzione la classe dominante, nelle sue varianti, cerca di dare agli effetti della crisi rivela effetti peggiori del male che tenta di curare e nessuno dei suoi esponenti e portavoce vuole né può invertire il corso delle cose. Per chi affida il proprio futuro e le proprie sorti alla classe dominante, il mondo è in rovina e lui stesso è in rovina con il mondo. Per chi impara a riconoscere e a far valere la forza delle masse popolari, per chi vi si affida, la fine del vecchio mondo dei capitalisti e della borghesia è la nascita del mondo nuovo diretto dai lavoratori associati secondo i loro interessi e loro aspirazioni migliori.

carc

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