Il Comitato di Liberazione Nazionale della Lombardia al lavoro, nella cospirazione, nell’insurrezione, nella ricostruzione

La Resistenza è stata il punto più alto raggiunto dalla classe operaia nella sua lotta per il potere. Questa definizione comprende, riassume e combina molteplici aspetti: il principale è il ruolo assunto dal Partito comunista rispetto alla classe operaia e al resto delle masse popolari. In questo articolo ne trattiamo tuttavia un altro, che discende da questo: cosa vuol dire che il Partito comunista costruisce il nuovo potere? L’esempio della Resistenza è magistrale, la costituzione del CLN e la sua attività sono la migliore dimostrazione di quello che intendiamo con costituire in ogni azienda pubblica o capitalista, in ogni scuola, in ogni quartiere organizzazioni operaie e organizzazioni popolari che assumono il ruolo di nuova autorità pubblica. Le nuove autorità pubbliche nella Resistenza erano i CLN, il Partito comunista le dirigeva e orientava sia direttamente (perchè furono i comunisti e parte dei socialisti i principali, non gli unici, animatori di quel processo) sia indirettamente attraverso la politica da fronte con altre forze politiche.

Gli estratti che seguono sono del libro “CLN il Comitato di Liberazione Nazionale della Lombardia al lavoro, nella cospirazione, nell’insurrezione, nella ricostruzione” di Emilio Sereni, presidente del CLN della Lombardia, pubblicato nel 1945.

L’esempio storico illumina l’opera di costruzione del Governo di Blocco Popolare e mostra il ruolo delle organizzazioni operaie e popolari che ne rappresentano la nervatura e la forza.

Il CLN vi chiama alla lotta”. Due duri inverni di guerra, ma centinaia di migliaia di lavoratori sospendevano il lavoro nelle officine di Milano, di Busto, di Varese (…) nelle scuole, negli uffici decine di migliaia di giovani, donne, fanciulli manifestavano in mille forme lo sdegno e l’odio del popolo contro l’oppressione nazi-fascista. Tutto un popolo in armi risponde all’appello, su per le valli e per le montagne, tiene duro contro il freddo e contro la fame, ingrossa i reparti dei gloriosi partigiani, del Corpo dei Volontari della Libertà, dei Gap invincibili, delle ardite Sap.

CLN Ordine del CLN: queste iniziali ricorrono su tutte le labbra. Da mesi già, nelle officine, nei caseggiati popolari, negli uffici, nelle scuola, la sigla misteriosa è apparsa sui muri, nei fogli clandestini e nei reparti delle fabbriche la produzione di guerra che doveva andare a sostenere le ultime folli speranze di Hitler si rallentava. (…)

Centinaia di migliaia di patrioti lombardi hano imparato a conoscere questa sigla misteriosa. Tutti hanno sentito parlare del Comitato di Liberazione Nazionale, hanno risposto a un suo appello o a un suo ordine. (…) Ma come, a chi si trasmettevano questi ordini del Comitato di Liberazione Alta Italia, del Comitato di Liberazione della Lombardia, degli organi dirigenti del movimento di liberazione nazionale? In ogni città, in ogni villaggio, in ogni azienda, in ogni ufficio, nelle amministrazioni comunali, da mesi e mesi dei patrioti di diversa fede politica, di diverse concezioni filosofiche o religiose, si erano stretti in un patto, avevano creato, dal basso, centinaia e centinaia di CLN di base.

Il CLN dell’Azienda Tranviaria Municipale in azione: organizzava da mesi i Comitati di deposito e di officina e da mesi aveva diramato precise istruzioni circa il modo di comportarsi nel momento decisivo dell’insurrezione. Il 25 aprile, verso mezzogiorno, cominciarono a sparire dalla circolazione le vetture tranviarie. Già dal primo giorno i ferrovieri, rispondendo all’ordine del Comitato di Liberazione e del loro Comitato di Agitazione, avevano totalmente interrotto il traffico ferroviario in Lombardia. Al mattino, già le maestranze rispondendo compatte all’Ordine n.1 del Comitato insurrezionale del CLN si erano concentrate e asserragliate negli stabilimenti per difenderli dalla distruzione predisposta dai nazi-fascisti. (…) La sospensione del traffico tranviario era un elemento decisivo (…) doveva essere realizzata con prontezza e fu realizzata secondo le disposizioni del CLN.

Tali disposizioni venivano attuate in pieno dai detti Comitati di deposito e d’officina, i quali hanno risposto prontamente il 25 aprile. Infatti in tale giorno si provvedeva al rientro nelle rimesse delle vetture tranviarie, all’asportazione di tutte le valvole esistenti in sito ed a togliere certi contatti nascosti, in modo di mettere le vetture nell’impossibilità di essere usate da persone estranee; questo in previsione che i fascisti tentassero di riattivare il servizio servendosi di donne del servizio ausiliario appositamente addestrate. Il 26 aprile le squadre armate istituite per la protezione del deposito e dell’Officina, e messe al comando dei Comitati del luogo, erano pronte ma mancavano le armi. Ognuna di queste squadre però in breve tempo se ne provvedeva e assumeva pienamente le sue funzioni.

Questo brillante successo è stato possibile perchè il CLN dell’Azienda Tranviaria Municipale non era e non è un organismo piovuto nell’A.T.M. dalle stelle, ma l’espressione democratica unitaria di tutte le forze nazionali operanti nell’azienda; un organismo che non è stato importato dal di fuori, ma è sorto da un bisogno e da una aspirazione unitaria effettivamente sentita da tutte le maestranze. Il CLN stesso ci dice che se il servizio tranviario ha potuto restare efficiente, è perchè la massa ha riposto nel CLN tutta la sua fiducia.

(…) E certo, i tram che camminano, la luce e la radio che funzionano normalmente nel corso stesso della insurrezione, è l’aspetto più appariscente di questo miracolo che è stato possibile grazie ad opera dei CLN grazie al loro intimo legame con le masse e con le loro organizzazioni, grazie alla diffusione capillare in tutti gli ambienti, in tutte le cellule della vita sociale e dell’attività produttiva. (…).

Dove si riunivano? Dove capitava, come tutti i comitati clandestini: in un angolo facilmente sorvegliabile dell’azienda, per una strada abbastanza “cospirativa” della città; (…) tenevano regolari sedute con relativo verbale, provvedevano alla distribuzione clandestina della stampa, prestavano assistenza ai tranvieri che per ragioni politiche dovevano abbandonare il lavoro, fornivano loro i documenti, organizzavano il loro passaggio nelle formazioni partigiane di città e montagna.

Ma la lotta più violenta, l’azione strategica decisiva per la vittoriia dell’insurrezione si è realizzata nei maggiori stabilimenti industriali. La Pirelli, la Breda, la Borletti, la Falk, la Caproni, la Marelli, la Innocenti sono state le piazze d’armi dove le masse che hanno fatto l’insurrezione in città si sono concentrate; sono i campi di battaglia dove le avanguardie del popolo, le masse operaie hanno sferrato l’attacco decisivo. Gli operai nelle fabbriche sono stati i primi soldati della guerra del popolo. E nelle fabbriche la guida unitaria nella lotta era data dai CLN Aziendali, che agivano in stretto legame e collaborazione con i Comitati di Agitazione operai.

Da questi CLN Aziendali, che hanno forgiato la loro unità politica tra i pericoli dell’illegalità, che si sono legati alle masse e temprati nel corso di una lotta dura e faticosa, che oggi nella legalità si sviluppano e si potenziano nei nuovi compiti della ricostruzione, esce un tipo nuovo di uomo. (…) Sono stati e sono gli operai, i tecnici, gli impiegati migliori della fabbrica, quelli che hanno lavorato meglio e più degli altri, che primi hanno portato nella lotta l’esempio della fede democratica e unitaria, quelli che conoscono che sia disciplina e organizzazione del lavoro e che per questo sanno avviare il nostro Paese sulla via della ricostruzione.

Li vediamo oggi, sul loro posto di lavoro, intenti a risolvere i problemi della loro fabbrica, dello stabilimento che essi hanno difeso e riconquistato al nemico; li vediamo discutere su provvedimenti urgenti, uomini di diversa fede politica, uniti da un legame che trae la sua forza dalla lotta comune che essi hanno sostenuta e dalle aspirazioni comuni di di tutte le masse lavoratrici che essi hanno guidato alla lotta.

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