Una battaglia dall’esito incerto, importante per la campagna comune contro i vertici della Repubblica Pontificia

Il 17 aprile si vota per il referendum contro le trivellazioni in mare. Diamo indicazione di votare SI’, consapevoli che il maggiore risultato, al di la dell’esito del voto, è costituito dai passi avanti in termini di organizzazione e mobilitazione che faranno le masse popolari.

Un esito incerto. Per prima cosa c’è il quorum: per la prima volta nella storia repubblicana, il referendum è stato indetto su iniziativa di 9 governi regionali, non sono state raccolte firme. Questo significa che rispetto ad altri referendum, questo è il “meno conosciuto” fra le masse popolari. Contemporaneamente esprime il livello della crisi politica in corso: 7 delle 9 regioni che l’hanno promosso sono governate dal PD, quella parte di “notabili anti Renzi” che sono diventati una pedina importante nello scontro interno ai vertici della Repubblica Pontificia che lacera il PD. In secondo luogo, ma è l’aspetto principale, c’è l’incognita sul rispetto da parte del governo di una eventuale vittoria del SI’. Non sarebbe una novità che i vertici della Repubblica Pontifica fanno carta straccia dell’esito referendario e quello contro la privatizzazione dell’acqua è il caso ultimo e più eclatante. Eclatante perché per attuarne l’orientamento, i cittadini sono costretti a violare la legge dello Stato (campagna di obbedienza civile, rifiuto di pagare bollette esorbitanti, ecc.). Per la combinazione di questi motivi il ruolo delle organizzazioni popolari che si battono contro le trivellazioni, la loro capacità di legarsi alle mille altre mobilitazioni per fare fronte agli effetti della crisi, la loro capacità di diventare nuove autorità pubbliche è l’aspetto decisivo. Il governo infatti le teme, o meglio, teme la loro capacità di orientare le masse popolari, al punto che Renzi ha deciso di non accorpare il referendum alle elezioni amministrative di giugno, sperperando 300 milioni di euro per un colpo di mano con cui conduce la campagna elettorale del governo e dei suoi mandanti contro il movimenti NO Trivelle e in favore della speculazione e della devastazione ambientale.

Battaglia e campagna. La battaglia referendaria contro le trivelle può anche essere persa. E se rimane battaglia referendaria può essere vinta, ma il suo esito può essere eluso (la classe dominante fa le leggi per sé e le viola a proprio tornaconto…). Non si può legare l’esito della campagna contro lo Sblocca Italia (che è la legge in cui sono inquadrate le trivellazioni, i cantieri, le opere speculative, ecc.) all’eventuale sconfitta nella battaglia referendaria. Nel maggio 2015 la manifestazione nazionale contro il decreto Sblocca Italia che si è svolta a Lanciano ha visto la partecipazione di più di 40.000 persone, gli organizzatori se ne aspettavano “alcune migliaia”. In tutto il paese il movimento NO Trivelle ha alleati: a Napoli contro le speculazioni su Bagnoli, in Val Susa (ma negli anni scorsi il movimento NO TAV ha messo radici in ogni regione d’Italia), in Sicilia contro il MUOS, la miriade di movimenti territoriali contro la devastazione ambientale.

Condurre la battaglia nell’ottica di vincere la campagna. Il nocciolo della questione è costruire rapporti di forza favorevoli alle masse popolari. Come? I fattori sono già tutti sul tavolo, si tratta di metterli in concatenazione. Il 10 aprile si svolge a Brescia, una provincia ribattezzata la terra dei fuochi del nord, la manifestazione “Basta veleni”, il 17 il referendum, il 14 maggio la manifestazione a Firenze contro l’inceneritore di Case Passerini a Sesto Fiorentino. Sono alcune delle mobilitazioni previste; in mezzo il 25 aprile e il Primo Maggio, la mobilitazione attorno ai cantieri del TAV (o ai progetti di cantiere) dal Piemonte al Trentino, in giugno le elezioni amministrative, che fra le speculazioni di Roma Capitale, la longa manus dei comitati di affari su Bagnoli, a Napoli, e sull’area Expo, a Milano, hanno molto a che vedere con la campagna in oggetto.

Battaglie e campagne simultanee: colpire da più parti per vincere. Citando la lotta contro l’inceneritore a Sesto Fiorentino è doveroso citare l’esempio delle mamme NO Inceneritore che hanno nel tempo costruito legami con quegli operai della zona che si occupano dell’azienda ed escono dall’azienda (vedi l’articolo Prendere in mano le aziende… a pag. 4). E’ un esempio piccolo, ma significativo, non unico (dello stesso tenore il sostegno che il movimento NO Trivelle ha espresso nei confronti degli operai FCA di Termoli e Melfi quando sono stati attaccati per gli scioperi contro gli straordinari comandati da Marchionne). Facciamoci su un ragionamento: cercare legami e costruire sostegno reciproco è giusto, positivo (lo riteniamo esemplare, e infatti ne diamo conoscenza e lo indichiamo come esperienza da seguire ed estendere), è una forma spontanea di coordinamento. Ora vediamo: al nocciolo del discorso, le Mamme NO Inceneritore di Sesto Fiorentino hanno lo stesso bisogno di far valere i loro interessi (che sono gli interessi più alti e avanzati delle masse popolari tutte) degli operai delle fabbriche con cui sono in contatto, sono solo diversi gli ambiti. Le Mamme e gli operai hanno lo stesso nemico (che ha faccia e vestiti a volte diversi, riassumiamo qui il concetto con classe dominante, qualunque sia il livello che occupa nella scala di importanza istituzionale e amministrativa, pubblica o privata) e hanno di fronte la stessa necessità. Le rispettive mobilitazioni (delle Mamme e degli operai) spontaneamente non vanno e non possono andare oltre un generico collegamento, per farle diventare complementari una all’altra occorre operare coscientemente in quel senso. Questa è la sinergia: cioè che le Mamme NO Inceneritore e gli operai di quelle aziende condividano un piano di azione e mobilitazione che, perseguendo gli obiettivi comuni, consenta di raggiungere anche gli obiettivi specifici e particolari. Questo passaggio non solo è possibile, è anche necessario. Per vincere le battaglie specifiche e particolari è necessario perseguire un obiettivo comune e superiore. Mamme No inceneritore e operai di aziende capitaliste: da mille parti il senso comune e la propaganda di regime fanno credere che abbiano obiettivi inconciliabili (non a caso la propaganda filo-governativa contro il referendum del 17 aprile mette in contrapposizione ambiente e lavoro). Ma è falso. Hanno gli stessi obiettivi e un solo modo di ottenerli: perseguirli insieme.

Ci scusino i protagonisti di altre mille esperienze simili o assimilabili che qui, per brevità, non possiamo citare. Il principio vale anche per loro, per ogni settore, ambito, territorio, per chiunque si pone, a un qualche livello di consapevolezza, l’obiettivo di vincere e non solo di testimoniare un’opinione.

Battaglie e campagne, in sinergia e concatenazione: un piano di guerra. Forse a qualcuno non piace l’idea che le masse popolari hanno bisogno di un piano di guerra per vincere. Ma quel piano è necessario, insieme a coraggio e intelligenza. Ci vuole molto più coraggio, molta meno intelligenza e molto più opportunismo per lasciare andare le cose per come vanno, per tollerare la guerra, mai dichiarata apertamente anche se provoca migliaia di vittime ogni anno anche nel nostro paese, che i capitalisti, gli speculatori, i cardinali e le loro agenzie e istituzioni ci obbligano a sopportare: i morti e i malati cronici per inquinamento e devastazione ambientale sono vittime di questa guerra, quella dei ricchi contro le masse popolari.

Referendum: votiamo e chiamiamo a votare SI’, che si vinca o che si perda è una battaglia della campagna contro le speculazioni e le devastazioni ambientali, che si lega alle altre mille campagne che le masse popolari, i lavoratori e gli operai conducono e devono far rientrare in un piano di azione (costituire un governo di emergenza delle organizzazioni operaie e popolari) per combattere da una posizione più favorevole la guerra per liberarsi degli ostacoli al progresso e all’emancipazione dell’umanità, la lotta per il socialismo.

carc

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