Usare la campagna elettorale per rafforzare,coordinare e moltiplicare le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari

Riportiamo l’esperienza della Lista Disoccupati e Precari (LDP) del VII Municipio di Roma, nata a fine 2014 su spinta della Sezione del PCARC e di Militant. perchè è dimostrazione di iniziativa in un campo in cui le contraddizioni tra classe dominante e masse popolari sono più acute e palesi: la questione del lavoro, la creazione di nuovi posti di lavoro utili e dignitosi. E’ inoltre esempio positivo di come le organizzazioni operaie e popolari possono creare le condizioni per usare ai propri fini la campagna elettorale per le amministrative, superando una logica elettoralista e sfruttando ogni appiglio che essa offre per attuare fin da subito le misure necessarie e urgenti per il resto delle masse popolari.

Un’esperienza ricca di insegnamenti. Ci preme iniziare dagli insegnamenti che il percorso di nascita, consolidamento e sviluppo della LDP ha permesso di sintetizzare perché sono principi, criteri e metodi che valgono in generale e sono accessibili e riproponibili a quanti vogliono imparare da questa esperienza e magari, relativamente alle condizioni specifiche, replicarla.

Consolidamento e continuità: la continuità è un ingrediente essenziale; il costante confronto sulla concezione e la linea da seguire alimenta lo sviluppo dell’organismo e la coscienza dei suoi membri e partecipanti. Un collettivo che si incontra e discute poco non può che arrivare presto o tardi all’inattività. Pur non essendo cresciuta principalmente in termini numerici, la LDP del VII Municipio si è nel tempo consolidata come organismo territoriale che ha una sua vita interna, e già questo è un importante risultato, che è premessa per una crescita quantitativa.

Non conta il numero di quanti si mobilitano inizialmente, ma la qualità del lavoro: a differenza di altre liste di disoccupati che contano fino a qualche centinaio di iscritti, la LDP è la più piccola. Ma la più attiva, quella che dà la spinta alle altre che stanno nascendo a Roma (oggi raccolte nel Coordinamento cittadino delle Liste Disoccupati e Precari), quella che apre strade che altri si preparano a percorrere (scioperi alla rovescia, mozione in Municipio). Nulla nasce già grande e nessuna casa sta in piedi senza fondamenta abbastanza solide da impedire il crollo alla prima ventata: la LDP sta costruendo e testando le sue fondamenta.

Funzionamento interno: un’embrionale suddivisione interna dei compiti ha valorizzato le inclinazioni dei membri della LDP in modo che ognuno partisse da ciò che sapeva fare e imparasse dagli altri a fare ciò in cui non aveva esperienza.

La disoccupazione e il precariato sono un ostacolo al prendere parte alla vita politica del paese, quindi a fronte di tante iscrizioni alla Lista, la partecipazione attiva resta a un livello di pochi membri: per far fronte al problema è stata creata una mailing-list di sostenitori da tenere informati sulle attività della LDP per coinvolgere anche chi altrimenti resterebbe escluso.

Contraddizione tra il percorso di lotta per il lavoro e il bisogno immediato di lavoro degli stessi iscritti: la strada che finora la LDP ha sperimentato per superarla è stata “vagliare” le professionalità dei membri e, attraverso il “passaparola”, offrirsi al quartiere per svolgere alcuni lavori, più o meno impegnativi. Per chi offre lavori alla LDP si tratta di una forma di sostegno all’organismo e al progetto, per la LDP è uno strumento con cui essere presenti in quartiere e rafforzare l’unità del gruppo: chi ha più bisogno prende il lavoro.

Le fasi di sviluppo della LDP sono fondamentalmente tre e in concatenazione tra loro: ognuna affonda le radici nella precedente e contiene già gli elementi di sviluppo che aprono alla successiva.

a. Creazione delle condizioni di partenza: costruire e strutturare il nucleo della LDP

I primi passi sono stati:

1.Individuare i referenti della Lista:

– Gli organismi territoriali che operano nel quartiere e sono già a diversi livelli centri di aggregazione, organizzazione e mobilitazione della masse popolari. L’appello rivolto a loro ha il risultato di animare il confronto sulle esperienze precedenti che ognuno aveva avuto o tentato nello stresso ambito. E’ un passaggio decisivo perché permette di non ripetere gli errori già commessi da altri (partire dalle proprie intenzioni e dal proprio idealismo anziché dalle condizioni oggettive del territorio, fare degli sportelli per disoccupati una sorta di CAF che sbriga le pratiche burocratiche o, peggio, gestirli come “uffici di collocamento” paralleli) e di valorizzare gli aspetti positivi.

– Le masse popolari del quartiere, in particolare quelle raccolte già in organismi popolari (occupazioni abitative, comitati civici, ecc.) e quelle non ancora organizzate, ma oggettivamente “concentrate” (nei palazzi popolari, nei caseggiati, nelle piazze del quartiere).

– Gli enti locali (Municipio, Comune, Regione) come istituzioni su cui esercitare pressione per costringerli a creare posti di lavoro (non è vero che sono impotenti).

2.Lanciare una prima assemblea pubblica come strumento per raccogliere il nucleo di disoccupati/ precari che andranno a costituire il nocciolo duro della LDP.

3. Elaborare risposte alla domanda “come creare posti di lavoro?”: è il fulcro del dibattito interno e lo strumento con cui, sperimentando, si va affermando una linea via via più chiara e giusta e attraverso cui la LDP si forma come organismo che lotta per il lavoro. Cimentarsi nel rispondere alla domanda, in questa fase iniziale, è sufficiente per avviare l’azione della LDP, anche se ancora non si definisce completamente un piano di lavoro complessivo.

b. Un passo dopo l’altro: uscire fuori, elevare l’intervento tra le masse popolari del quartiere.

A un certo punto il “lavoro ordinario”, servito per cementare i membri della LDP, portava ancora scarsi risultati in termini di nuove adesioni. La LDP doveva compiere un altro “salto in avanti”, ma come? Forti del lavoro interno, del confronto, del dibattito che si era sviluppato è arrivato il momento di mettere al centro il lavoro esterno, cioè uscire con decisione sul territorio per conoscere a fondo le condizioni oggettive in cui opera la LDP del VII Municipio:

– individuare quali sono le principali emergenze del quartiere e nel caso specifico si tratta dello stato di abbandono e degrado in cui versa il quartiere. La manutenzione ordinaria (pulizia strade, parchi, spartitraffico, piste ciclabili ecc.) diventa un ambito in cui si combina la denuncia e la prospettiva: c’è bisogno del lavoro di tutti per rimettere il quartiere in condizioni dignitose e vivibili liberamente e pienamente dagli abitanti.

– Mappare il territorio; partendo dal conoscere e prendersi cura di quei luoghi che stanno a cuore (perché servono) agli abitanti e dove in passato le masse popolari si sono già mobilitate.

– Individuare la forma con cui presentarsi al quartiere. Con gli scioperi alla rovescia (diventati poi una iniziativa costante, ordinaria), la LDP riprende una vecchia pratica di lotta del movimento operaio e popolare, mostra che ci sono disoccupati che possono essere impiegati nella manutenzione e, facendo lavoro di massa, inizia a rafforzarsi. Il principale risultato di questo lavoro non è stato, ancora, la crescita numerica dell’organismo, ma l’emulazione in altri quartieri di Roma promossa da altre liste.

c. Costringere gli enti locali a creare posti di lavoro.

La LDP sin dall’inizio è inserita nel percorso di mobilitazione promosso dall’ASIA-USB per destinare i Fondi Europei ai Municipi e alle istituzioni locali per fare fronte ai gravi effetti della crisi nelle periferie di Roma, con l’ obiettivo di spingere le autorità locali a rompere il patto di stabilità, risanare e riqualificare i quartieri popolari creando posti di lavoro per i disoccupati che ci vivono, a operare in funzione e nell’interesse dei cittadini.

La partecipazione a questa mobilitazione alimenta una lotta tra due linee interna: la LDP deve indirizzare i suoi sforzi principalmente per chiedere alla Regione un tavolo o una trattativa (quindi accantonare ancora il lavoro sul quartiere) o rimettere al centro il lavoro territoriale e solo secondariamente seguire la via della mobilitazione alla Regione Lazio? Portando avanti questa discussione, la LDP fa il suo secondo grande salto, ancora una volta mettendo al centro il lavoro esterno.

Il Municipio viene individuato come l’istituzione più prossima ai cittadini e quella che prima delle altre è chiamata a occuparsi dell’amministrazione del territorio. La LDP prosegue con gli scioperi alla rovescia e inizia:

– a lavorare ad una mozione da presentare in Consiglio Municipale: il lavoro di stesura della mozione alimenta il dibattito sul tipo di intervento da fare sul Municipio (la mozione è il fine o il mezzo?) e diventa uno strumento che la LDP usa per convogliare attorno a sé alcuni amministratori (ex o in carica) che supportano con le loro conoscenze la stesura del testo elaborato dalla LDP. Si torna alla carica per aggregare nel percorso altri organismi territoriali.

– A conoscere gli enti locali, in particolare il Municipio, cercando di capire (grazie ad alcuni compagni che si dedicano a questo studio e alla partecipazione al lavoro d’inchiesta di consiglieri e amministratori) quali fondi amministra, come spende i soldi, come gestisce i fondi europei, quali sono le sue competenze e in che termini avviene la manutenzione del territorio (ditte che se ne occupano, modalità dei bandi, ecc.).

– Irrompe in Municipio: partendo dal presupposto che “c’è lavoro per tutti e c’è bisogno del lavoro di tutti” per rimettere in piedi il quartiere e premendo per un “censimento dei disoccupati”, affinché il Municipio ne assuma una percentuale nei lavori pubblici.

– Irrompe nel movimento cittadino e nelle contraddizioni tra volontariato e lavoro utile e dignitoso (quindi remunerato). In particolare interviene nella mobilitazione del movimento Re-take che raccoglie un grande numero di volontari sul fronte del decoro e usati come massa di manovra da gruppi della classe dominante (dal PD all’AMA). La linea che si sta affermando è quella di intercettare la parte sana di Re-take e orientarla a sostenere il decoro della città principalmente sostenendo la creazione di posti di lavoro impiegati su questo fronte.

Rivendicare o imporre alle istituzioni la creazione di posti di lavoro? Sono le due vie, le due concezioni del mondo, i due ruoli nella lotta di classe, il bivio di fronte cui si trova oggi la LDP. La prima via (rivendicare) ha già esaurito la propria funzione positiva (formare un nucleo e educarlo alla lotta) ed è ora la strada della subordinazione alla classe dominante, cui si affida la risoluzione dei propri problemi. La seconda è parte della strada che in generale le organizzazioni operaie e popolari faranno trasformandosi in centri di potere alternativo a quello della classe dominante e delle sue istituzioni. Ma come si fa a imporre alle istituzioni la creazione di posti di lavoro? E’ questa la domanda cui la LDP dovrà essere capace di rispondere, dovrà imparare a farlo. per avanzare su questa via.

carc

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