Il Governo di Blocco Popolare sarà costituito da persone che riscuotono la fiducia delle organizzazioni operaie e delle organizzazioni popolari e che sono decise a dare forma e forza di legge ai provvedimenti che esse indicheranno caso per caso per realizzare sei misure generali:

1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).

2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.

3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).

4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.

5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.

6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

Perseguendo l’applicazione di questo programma generale, quello di Blocco Popolare è l’unico governo che può promuovere una soluzione positiva, nazionalizzandole, per le aziende grandi e piccole che i padroni vogliono chiudere o di cui vogliono delocalizzare la produzione. La nazionalizzazione che promuove il Governo di Blocco Popolare non ha niente a che vedere con la proprietà pubblica di aziende gestite dai carrozzoni clientelari stile IRI e i cui profitti finiscono nelle tasche di amici e amici degli amici e nel vortice della speculazione finanziaria; la nazionalizzazione di cui parliamo si basa sulla gestione attiva, democratica e trasparente delle aziende da parte delle organizzazioni operaie che sono presenti, dal coordinamento con le organizzazioni operaie di altre aziende limitrofe o dell’indotto e con le organizzazioni popolari del territorio in cui sorge l’azienda; a questi organismi di gestione il Governo di Blocco Popolare offre ciò di cui hanno bisogno per dirigere in modo conforme agli interessi collettivi la produzione e la distribuzione dei beni e dei servizi prodotti: figure e servizi tecnici, commerciali, gestionali, avvalendosi sia dalla spinta, le proposte, le conoscenze, le competenze di altre organizzazioni operaie e popolari del paese sia delle relazioni internazionali che il Governo di Blocco Popolare costruirà con i governi stranieri che per volontà o per convenienza vorranno cooperare con noi. Un esempio?

Liberandosi dai vincoli imposti dalla comunità internazionale degli imperialisti e degli speculatori, il Governo di Blocco Popolare può cooperare e collaborare con il Venezuela bolivariano che, benché sottoposto a continui tentativi di rovesciamento, conduce una strenua resistenza sia nei propri confini che fuori: a inizio marzo governo venezuelano e governo cinese hanno ratificato accordi decennali di cooperazione in campo alimentare, farmaceutico, industriale, petrolchimico, minerario, militare, bancario e delle telecomunicazioni.

Quando si parla di “nazionalizzare le aziende” (in questo numero riportiamo di ragionamenti fatti con operai dell’ILVA di Taranto, di lavoratori Alitalia, di operai dell’AST di Terni) bisogna porsi la questione di come dare le gambe a questa prospettiva; nessuno vuole un ritorno ai tempi del regime DC, che peraltro è irrealizzabile: non fermiamoci a vedere il cattivo passato e il pessimo presente, guardiamo avanti, a come costruire il futuro.

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