Abbiamo intervistato la Segretaria della Sezione di Milano per portare come esempio positivo l’apertura della Casa del Popolo di via Padova, una zona popolare e multietnica in cui emergono bene sia gli effetti dell’abbandono da parte delle autorità – che genera degrado – sia la voglia di riscossa delle masse popolari. Conosciamo più da vicino l’esperienza e vediamo che ruolo può giocare nella campagna per le amministrative che si terranno in primavera, vediamo cioè come la Casa del Popolo può contribuire alla costruzione di un’Amministrazione Locale di Emergenza.
Puoi spiegarci meglio cos’è una Casa del Popolo, cosa rappresentavano in passato e cosa significa aprirne una adesso? Soprattutto ci interessa capire perché avete deciso di aprire una Casa del Popolo e non una semplice sede della Sezione.

Le Case del Popolo fanno parte della storia del movimento popolare nel nostro paese: erano la rappresentazione materiale del suo radicamento sul territorio, la dimostrazione della sua capacità organizzativa e di mobilitazione, rappresentavano punti di riferimento fondamentale per le masse popolari. La principale differenza della Casa del Popolo che stiamo aprendo noi con quelle del passato è che il vecchio movimento comunista italiano non aveva una strategia e una tattica per costruire la rivoluzione socialista, mentre noi sì e la Casa del Popolo è uno strumento, in particolare, per attuare la linea del Governo di Blocco Popolare, per favorirne le condizioni. In questo senso la sua apertura è un passo in più nel darci i mezzi per la nostra politica.
Trovare semplicemente una sede per la Sezione avrebbe significato fermarsi al vecchio, non fare quel passo in più verso le masse popolari che le condizioni ci impongono. Si tratta di una manifestazione particolare della lotta più generale tra vecchio e nuovo che è in corso a seguito del IV Congresso in tutto il Partito: fare quello che facevamo prima, con qualche aggiustamento, trovando giusto una sede per le riunioni e come magazzino del materiale oppure sforzarci di sfruttare ogni appiglio e possibilità per qualcosa di qualitativamente superiore, una Casa del Popolo, appunto. Abbiamo preso questa strada, che non è facile: dobbiamo anche sostenere importanti lavori per rendere adeguata la struttura, ma un passo alla volta, se sapremo mantenere l’aspetto politico come aspetto centrale, faremo un buon lavoro!

Che iniziative state realizzando per dare corpo a questa linea ?

Come dicevo stiamo sperimentando e con l’esperienza comprendiamo sempre meglio come tradurre nel particolare la linea generale. Uno dei principali obbiettivi che ci diamo è promuovere la formazione di una organizzazione popolare che si occupi del quartiere e raccolga le migliori energie, sentimenti e aspirazioni di chi ci vive. Stiamo provando a combinare la via della mobilitazione pratica (iniziative, momenti di socialità e ricreativi) con momenti di formazione, di dibattito sui problemi della zona e generali.
In quest’ottica abbiamo realizzato varie iniziative da quando abbiamo aperto, cercando di coinvolgere il più possibile soggetti esterni alla Sezione: la Festa di Riscossa Popolare a novembre e il Capodanno Rosso, i dibattiti con gli utenti del trasporto pubblico sul rinnovo del contratto dei tranvieri, iniziative in solidarietà con il Venezuela bolivariano, iniziative sul ruolo delle donne nella costruzione della rivoluzione, è in cantiere un laboratorio per bambini che nasce da una riflessione sull’educazione di classe. Nel prossimo futuro vogliamo avviare uno sportello per i disoccupati in cui promuovere l’autorganizzazione del lavoro e stiamo lavorando a un progetto per risistemare e sottrarre al degrado la galleria dove si trova la Casa del Popolo, mobilitando gli studenti delle vicine scuole per ridipingerla e gli abitanti per curarla.
Poi ci sono le collaborazioni, o meglio le aperture a organismi che non hanno luoghi dove ritrovarsi. Di certo all’elenco manca qualcosa, ma in sintesi stiamo sforzandoci di farne un luogo dove le masse popolari possono ritrovarsi e organizzarsi per fare politica, la loro politica.


In primavera ci saranno a Milano le elezioni amministrative, un ambito importante per sviluppare la nostra linea rispetto alle Amministrazioni Locali di Emergenza: come pensate di superare la contraddizione di dover intervenire in una campagna elettorale che si svolge a livello cittadino, svolgendo un lavoro principalmente territoriale, a livello di quartiere, e che ruolo ha la Casa del popolo?
Il nostro intervento nella campagna elettorale avviene principalmente attraverso il lavoro territoriale: promuovere la costruzione di organizzazioni popolari che si coordinino con quelle già esistenti a livello cittadino. Faccio un esempio pratico per spiegare meglio: la lotta dei tranvieri dell’ATM per il rinnovo del contratto, per condizioni di lavoro dignitose e per la qualità del servizio evidentemente si svolge a livello metropolitano e riguarda da vicino il governo della città poiché spetterà al Sindaco che sarà eletto, ad esempio, rinnovare il contratto con ATM per il trasporto pubblico nel 2017. Noi sviluppiamo il nostro intervento principalmente sui depositi nella nostra zona, confrontandoci con i lavoratori sulla linea da seguire, mettendo a disposizione i nostri spazi e contatti, cercando di far incontrare e coordinare i lavoratori più avanzati dei vari depositi. Tramite le organizzazioni operaie e popolari che riusciamo a creare e quelle che riusciamo a orientare potremo poi intervenire a livello cittadino… si tratta di un esempio, ma il discorso vale per tutti gli altri ambiti: disoccupazione, degrado dei quartieri, spazi pubblici, grande distribuzione organizzata, ecc., ognuno dei quali ha una dimensione locale e una metropolitana. Una sola Sezione in una grande città può agire ad ampio raggio solo grazie al protagonismo delle masse popolari.

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