Nessuno degli esponenti della classe dominante può avere un ruolo positivo e risolutivo riguardo alla crisi: è una questione di lotta fra le classi. Le masse popolari (e in particolare la classe operaia) devono compiere l’impresa di trasformare l’ordinamento sociale, a partire dalla trasformazione del modo di produrre beni e servizi: non più attraverso aziende che producono per valorizzare il capitale, ma attraverso aziende gestite dai lavoratori associati che nell’ambito di un piano pubblicamente deciso producono ciò che serve alla società, quanto ne serve in modo pubblicamente deciso. La trasformazione dei rapporti di produzione esige come premessa la trasformazione dei rapporti politici (il potere ai fautori della trasformazione) e si riflette nel resto dei rapporti sociali e rende possibile la loro trasformazione. Questo è, in sintesi, il contenuto della trasformazione di cui i comunisti sono promotori nella società attuale.

Noi comunisti siamo i promotori di questa trasformazione, consapevoli che si tratta di un’opera che finora non è mai stata compiuta in un paese imperialista. Pertanto dobbiamo imparare dai primi paesi socialisti, ma dobbiamo anche imparare a trattare una serie di problemi e contraddizioni che il movimento comunista, nella sua storia, non ha ancora imparato a risolvere. Tuttavia lo spirito che ci anima non è la disperata ostinazione di chi sa che il mondo sta andando alla rovina, ma la fiducia di chi, imparando dalla storia, ha chiaro che le masse popolari del primo paese imperialista che compierà questo passo apriranno la strada alle masse popolari degli altri paesi imperialisti e dei paesi oppressi. Ecco perché diciamo che il ruolo che gli operai, i lavoratori e le masse popolari italiane hanno di fronte all’umanità non si è esaurito 70 anni fa con la vittoria della Resistenza sul fascismo: imparando dagli insegnamenti di quella vittoria possono dare un contributo decisivo all’evoluzione e all’emancipazione dell’umanità.
Noi comunisti contrastiamo il mito della rivoluzione che scoppia, perché la rivoluzione non scoppia, ma si costruisce. Nell’ambito di cui stiamo ragionando, le cose non avvengono, ma si fanno. A noi di farle!
Oggi nel nostro paese ci sono tutte le condizioni per fare un passo avanti decisivo nella costruzione della rivoluzione socialista. Il primo di questi passi, la più favorevole delle condizioni, è la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

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