Sesto San Giovanni (Mi). Dopo aver acquisito il ramo energetico del gruppo Alstom in novembre, a Gennaio la General Electric (GE) ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Sesto San Giovanni nel quadro di una ristrutturazione aziendale: 236 posti di lavoro a rischio. Benché le prospettive fossero tutt’altro che promettenti (la GE aveva già rifiutato di presentare il piano industriale), nessuna misura è stata promossa dai sindacati per prevenire le mosse della proprietà e la mobilitazione è iniziata all’annuncio della chiusura. Come accade in ogni situazione analoga, anche in questo caso due linee si contendono la direzione della lotta: quella “classica” (pressioni sulle istituzioni per ottenere trattative con la proprietà e concordare contenuti e forme della ristrutturazione, quella che chiamiamo “morte lenta”) e quella che mette al centro il ruolo degli operai che si occupano della fabbrica ed escono dalla fabbrica. Questa seconda direzione è favorita da una lettera aperta alla cittadinanza pubblicata dai giornali locali in cui è centrato il punto su cui fare leva: la solidarietà e il protagonismo popolare: “Vi chiediamo di aiutarci a lottare non solo per impedire il nostro licenziamento, ma per impedire un indiscriminato trasferimento di tecnologia e di un apparato produttivo presente da decenni nel nostro territorio e che andrebbe perso per sempre” e ancora “Abbiamo bisogno dell’aiuto e dell’impegno di tutti: a partire dai semplici cittadini, dai politici, a tutte quelle realtà, già presenti sul territorio, che quotidianamente portano avanti battaglie di interesse sociale”.
L’appello è il primo passo, adesso occorre organizzare le forme e i modi con cui valorizzare la disponibilità alla mobilitazione delle masse popolari. La Sezione di Sesto del P.CARC ha diffuso un volantino al presidio che gli operai hanno indetto sotto il Comune il 22 gennaio scorso: “Chiamare alla solidarietà e alla mobilitazione la cittadinanza, gli operai dell’indotto, spingendo i lavoratori dell’ATM a organizzarsi e mobilitarsi in solidarietà facendo leva sul legame che le aziende hanno e valorizzando la combattività dei tranvieri, i lavoratori del Comune di Sesto SG colpiti dai tagli, ma anche rivolgendosi alla miriade di associazioni e comitati che si occupano del territorio e dei suoi problemi, mobilitando Partiti e forze sindacali.
Non fermarsi ai confini dell’azienda e rivolgersi all’esterno, mobilitando e organizzando quante più forze si riesce a raggiungere, consci che condurre in questo modo una lotta vuol dire anche rafforzare le lotte presenti sul territorio e avanzare in questo modo nel processo di costruzione dell’alternativa.
Inoltre gli operai Alstom devono mobilitare le istituzioni e le autorità, a partire dal comune di Sesto, dal Sindaco e dalla sua giunta. Mobilitarli come? I tavoli di trattativa servono solo a prolungare la morte lenta dell’azienda (…). Quello che occorre sono tavoli tecnici, che le istituzioni e le autorità mettano a disposizione esperti, tecnici, ricercatori, che raggruppino forze sociali per elaborare la soluzione necessaria: se General Electric vuole andarsene deve essere costretta a “risarcire” con capannoni, macchinari, strumentazioni, attrezzature e strutture. Se General Electric vuole andarsene gli operai devono mettersi nelle condizioni di mantenere aperta l’azienda e farla funzionare. Combattere questa battaglia decisi a vincere avendo sempre presente che il padrone senza gli operai non può niente, gli operai senza il padrone possono fare tutto e meglio”.

 

Alstom

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*