Con il IV Congresso del giugno 2015 abbiamo definito più chiaramente e precisamente gli obbiettivi, la linea e il contenuto del nostro lavoro per diventare decisamente e risolutamente il partito del Governo di Blocco Popolare. Una volta tracciata la linea, l’organizzazione è tutto. E’ il principio che ha alimentato le campagne che abbiamo condotto dopo il Congresso (luglio 2015 – gennaio 2016): la Campagna post-congressuale, appunto, che aveva l’obbiettivo di elevare complessivamente il funzionamento degli organismi del Partito e di elevare il livello di tutti i membri a partire dai dirigenti, e la Campagna Lavoro Giovani che combinava l’obbiettivo interno (principale) di strutturare uno specifico settore di lavoro e quello esterno di avviare diffusamente l’intervento fra gli studenti delle masse popolari. Con questa campagna abbiamo elevato, sistematizzato e sviluppato l’attività della Commissione Nazionale Giovani che aveva operato fin dal 2014 organizzando il primo campeggio nazionale dei giovani del P.CARC; la sua stessa esistenza, che pure ci ha fornito insegnamenti e possibilità di sperimentare, non era però inquadrata in un processo di sviluppo ideologico e organizzativo. La Campagna Lavoro Giovani aveva in questo senso l’obbiettivo di dotarci dei mezzi per la nostra politica, lo sviluppo di un intervento articolato e continuativo fra gli studenti delle masse popolari per mobilitarne la parte più attiva e avanzata nella lotta per la costruzione del Governo di Blocco Popolare.

La fase di elaborazione. I primi mesi della campagna (fino a ottobre) sono stati dedicati all’elaborazione della linea: analisi del contesto, definizione di obbiettivi, referenti, criteri e metodi a livello generale, nazionale. E’ stato un lavoro (relativamente) lungo perché richiedeva che si andasse a fondo nella comprensione dei limiti e delle resistenze che determinavano la contraddizione fra teoria e pratica, fra il dire che i giovani sono il futuro, che l’intervento fra i giovani è un intervento di prospettiva, che le scuole sono il più ampio concentramento di giovani delle masse popolari e il comportarsi in maniera opposta: si è trattato di andare a fondo rispetto alle concezioni che esistevano fra le nostre fila. Come accade ogni volta che si inizia un lavoro nuovo, esistono idee, tendenze, opinioni differenti che vanno trattate per costruire l’unità di indirizzo necessaria. Abbiamo dunque affrontato, dagli organi dirigenti nazionali alle sezioni territoriali, la sfiducia latente nei confronti dei giovani (che non si presentava mai apertamente e chiaramente), che “non si mobilitano abbastanza” o “sono troppo plasmati dalla propaganda di regime e non hanno legami con la lotta di classe” (estremismo) o la diffidenza, in particolare nei confronti degli studenti rispetto ad altri settori giovanili (settarismo). Le forme in cui esistevano e si manifestavano estremismo e settarismo nelle nostre fila sono qui riassunte e schematizzate, si è trattato di una elaborazione lunga, ma decisiva, che ha posto le basi sia per elevare complessivamente la concezione del Partito che per avviare con slancio e fiducia il lavoro verso l’esterno.

Un piccolo bagno di folla. Da ottobre e fino a conclusione, la campagna è decollata nel lavoro verso l’esterno: le Sezioni, con differenze anche sensibili in base alle forze disponibili, hanno promosso interventi continuativi e articolati in scuole e università (secondo il principio di intervenire non tanto e non solo nelle mobilitazioni contro la riforma Giannini, ma proprio là dove sta la massa degli studenti, all’entrata delle scuole) portando la linea di occuparsi della scuola e uscire dalla scuola, costruire organizzazioni popolari e coordinarsi con altre: volantinaggi, diffusioni di Resistenza, contatti con singoli studenti e con organismi studenteschi (centinaia di contatti: smentendo con i fatti le concezioni settarie ed estremiste che esistevano prima della Campagna), compagni del Partito e collaboratori sono stati eletti Rappresentati di Istituto, si sono creati coordinamenti fra studenti di scuole diverse. Siamo inoltre intervenuti in territori in cui non esistono ancora Sezioni (in Liguria e in Puglia – vedi Resistenza n. 1/16). I risultati non si limitano al piano quantitativo: dove i contatti si sono da subito dimostrati più solidi sono state organizzate riunioni di studio e discussione di Resistenza, dibattiti, corsi sul Manifesto Programma del (n)PCI; come diretto risultato della campagna abbiamo raccolto la spinta di sei studenti che, fra gli altri che hanno deciso di collaborare con il Partito, hanno invece deciso di avviare il percorso di candidatura a membri.

Il movimento negli organismi del Partito. Questa spinta al lavoro verso l’esterno e i risultati che ne derivano ha favorito una spinta anche all’interno del Partito la cui principale manifestazione è stata una superiore valorizzazione dei giovani che già erano membri e che si sono sperimentati ad assumere nuove responsabilità, nel Lavoro Giovani e non solo, che hanno intrapreso o che hanno approfondito i percorsi per diventare dirigenti e hanno iniziato a esserlo (questo è il principale legame, nel lavoro interno, con la campagna post-congressuale), contrastando nella pratica, non senza contraddizioni, il giovanilismo (evitare di assumersi responsabilità perché ancora giovani) e rompendo con le mille forme di oppressione (famigliare, scolastica, di relazioni personali e sentimentali) attraverso cui la classe dominante li opprime. Che la campagna Lavoro Giovani sia stata campagna di tutto il Partito (e non solo dei giovani) ha favorito la trattazione a un livello superiore delle contraddizioni fra genitori e figli nelle famiglie dei compagni e delle compagne e ha alimentato la Riforma Intellettuale e Morale che ogni membro deve compiere.

Sviluppi. E’ stato formalmente costituito il Settore Lavoro Giovani del Partito che ha dirigenti nazionali, federali e locali; sono state costituite in quasi tutte le Federazioni le Commissioni di lavoro, il lavoro che straordinariamente è stato avviato con la campagna si sviluppa ora ordinariamente sulla base delle scoperte, degli insegnamenti, dei risultati che complessivamente abbiamo raggiunto. Si è trattato di una campagna ricca in cui, attraverso il lavoro verso l’esterno, il confronto, il legame e i contatti che abbiamo stretto, il Partito ha compiuto un ulteriore passo della sua trasformazione. A partire dall’insegnamento generale che si conferma con questa esperienza: sono le nostre resistenze e i nostri limiti che ci fanno vedere in modo distorto la realtà, altro che sfiducia e settarismo verso gli studenti!

carc

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*