Il 2016 è iniziato con un’esperienza innovativa per il P.CARC: il primo corso ritiro per la formazione dei comunisti. Puoi parlarcene?
Per due settimane sei compagni del P.CARC della federazione Campania (la maggior parte giovani), quattro docenti (uno fisso e tre che si sono alternati) e un compagno responsabile della logistica si sono dedicati interamente allo studio del bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, della natura della crisi, della strategia e della tattica per costruire la rivoluzione nel nostro paese. Il testo centrale per la formazione è stato il Manifesto Programma del (n)PCI, correlato con sessioni di approfondimento con testi della Carovana e classici del movimento comunista internazionale e nazionale (Lenin, Mao, Gramsci).
Per operare nel migliore dei modi e per avere il massimo della concentrazione abbiamo portato i compagni campani nella parte opposta del paese, a Bergamo, in un’abitazione messa a disposizione da alcuni compagni della Federazione Lombardia-Piemonte. Inoltre abbiamo fissato come regola (comunicata precedentemente a tutti i partecipanti e da loro condivisa) il non utilizzo di telefoni e di internet: in questo modo i compagni si sono “ritirati”, appunto, per due settimane lontano dai “mondi virtuali” creati dalla borghesia e dal clero per distrarre le menti e i cuori dalla comprensione del reale corso delle cose e dall’intervento nella lotta di classe.
Abbiamo così creato le condizioni ottimali (ritiro) per studiare, pensare, dibattere, fare esperienze di vita collettiva per conoscere e dotarsi di strumenti per rafforzare la propria azione e quella del proprio collettivo. Un’esperienza impegnativa, ma molto entusiasmante!

Il corso ritiro è la prima tappa per la costruzione della Scuola di Partito. Ci puoi spiegare meglio di cosa si tratta?
Il corso ritiro è stato promosso dalla Direzione Nazionale e dal nostro Centro di Formazione e costituisce la prima tappa per la costruzione della Scuola di Partito. Una scuola dove imparano vicendevolmente docenti, allievi e addetti all’organizzazione. Al primo corso ne seguiranno altri: diventeranno una nostra attività stabile, che miglioreremo esperienza dopo esperienza. Abbiamo molto da imparare, innanzitutto per quanto riguarda l’insegnamento della concezione comunista del mondo: e insegnare a pensare è il fattore decisivo del successo della nostra opera. Al ricco lavoro di ricerca e di elaborazione condotto della Carovana del (n)PCI da più di 30 anni infatti non è corrisposto un adeguato lavoro di insegnamento. Stiamo facendo esperienza e supereremo anche questo limite.
I corsi ritiro si affiancheranno ai corsi sul Manifesto Programma che dal 2010 facciamo in tutte le regioni dove siamo presenti (ma non solo) sia per nostri compagni che per collaboratori e simpatizzanti, di tutte le età e desiderosi di conoscere la concezione comunista del mondo e di imparare a usarla.
Lo smantellamento delle conquiste strappate dal movimento comunista pone però anche un altro fronte di lotta: la lotta contro l’analfabetismo. Stiamo avviando la costruzione di una scuola di alfabetizzazione per i compagni che non sanno leggere e scrivere (le statistiche borghesi dicono che oltre il 70% degli italiani si trova sotto il livello di comprensione di un testo scritto di media lunghezza. Dunque non è in grado di leggere un giornale o un libretto di istruzioni, di comprendere un contratto di lavoro o un programma politico o il “bugiardino” di un farmaco). Per imparare a pensare e agire scientificamente è fondamentale saper leggere e scrivere. In questa attività ci avvaliamo (e siamo alla ricerca) della preziosa collaborazione di docenti professionisti disposti a mettere gratuitamente i loro strumenti e la loro preparazione al servizio di una formazione con finalità politiche (insegnare a leggere e a scrivere per lottare con maggiore efficacia).
Altri interventi di formazione sono i seminari per dirigenti e responsabili (Settore Organizzazione, Settore Economico, Settore Agitazione e Propaganda, Settore Lavoro Operaio e Sindacale, ecc.) in cui si insegnano e si verificano orientamenti, linee, metodi e strumenti e si fa il bilancio dell’esperienza.

Perché tutta questa importanza alla formazione?
Investiamo molto sulla formazione perché il successo della nostra opera, della lotta per portare le organizzazioni operaie e popolari a costruire un loro governo d’emergenza e avanzare verso il socialismo facendo fronte agli attacchi della borghesia imperialista, dipende anzitutto dallo sviluppo nelle nostre fila di un rigoglioso, intenso e continuo processo di conoscenza, assimilazione e applicazione della concezione comunista del mondo. Ciò che distingue i comunisti dagli altri protagonisti della rivoluzione socialista (Manifesto del partito comunista, 1848) è che hanno una comprensione più avanzata delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe e che su questa base la spingono sempre in avanti.
La formazione è l’arma per rompere la cortina di ignoranza e di alienazione (reclusione nei mondi virtuali) che la borghesia imperialista ha innalzato tra le nuove generazioni e la comprensione scientifica della società e della specie umana, la cortina con cui protegge il proprio sistema di relazioni sociali dalla ricerca scientifica e dall’applicazione dei suoi risultati nella lotta di classe.
Abbiamo bisogno di compiere una profonda riforma intellettuale per adeguare il nostro pensiero e la nostra azione alle leggi oggettive che regolano la costruzione delle rivoluzione socialista nel nostro paese, ossia un paese imperialista e sede del Vaticano.
Solo in questo modo potremo compiere l’opera che il vecchio PCI lasciò interrotta, nonostante l’eroismo e la dedizione di migliaia e migliaia di compagni: il punto debole fu esattamente la scarsa padronanza e uso della concezione comunista del mondo, del materialismo dialettico come metodo di conoscenza e guida per l’azione.

Torniamo al corso ritiro: come è andata con l’isolamento per due settimane?
La regola di non usare telefoni e internet ha creato non pochi sommovimenti per via della dipendenza (spesso patologica) che esiste da questi strumenti… Si è rivelata però giusta, ha favorito una buona concentrazione e anche una gestione più avanzata dei rapporti personali e familiari, rompendo con abitudini malsane (ma accettate come cose normali) come essere continuamente al telefono con i propri genitori, figli, amici o partner, distrarsi continuamente con sms o facebook. Abitudini, queste, che non fanno che alimentare rapporti superficiali o malsani che alimentano la fragilità psicologica ( dei giovani, ma anche degli adulti), ostacolano la loro emancipazione, la loro crescita.
La vita collettiva per un periodo di tempo abbastanza prolungato, la gestione degli spazi comuni, il rispetto delle regole di funzionamento (orari, turni di pulizie, ecc.) sono state un ulteriore ingrediente di questo processo di crescita individuale e collettivo. La formazione ideologica, dunque, si è combinata in una certa misura con la formazione morale, alla vita. Siamo convinti che i compagni torneranno sul “terreno di battaglia” doppiamente rafforzati!

Dal 2014 è in corso nel P.CARC un ricco sommovimento interno: Lotta Ideologica Attiva e lotta tra due linee, lavoro congressuale, campagna post-congressuale… Ci sono però compagni e anche dirigenti che si dimettono. Non è che concentrarsi così tanto sulla formazione stia portando a non vedere altri problemi che invece ci sono?
Viviamo in una fase storica che chiede (e impone) ai comunisti di fare un salto. E’ il passaggio dal professare la concezione comunista del mondo e la linea generale del Partito, all’assimilarla e applicarla. In questo passaggio ci sono compagni (anche di lungo corso) che vanno in crisi e alcuni di loro abbandonano la lotta. Questo però è inevitabile: quando c’è un salto da compiere, l’uno si divide in due, non si avanza in blocco. C’è chi avanza e chi arretra, niente resta fermo. Queste crisi e questi abbandoni hanno alla base la lotta per la conoscenza, assimilazione e applicazione della concezione comunista del mondo. Non sono processi legati a un altro ordine di motivi, sono causati esattamente dalla scissione tra teoria e pratica: dal professare la concezione comunista, senza però applicarla nella pratica. Ciò comporta pochezza di risultati e insoddisfazione. E chi persiste nel non correggersi, nel non elevare la propria pratica all’altezza della nostra teoria, prima o poi abbandona.
I dirigenti e i rivoluzionari di professione sono i primi a essere chiamati a compiere questo processo, dovendo svolgere azione di spinta, trainante. Il (n)PCI in merito a questo processo dà una sintesi molto efficace nel suo Avviso ai naviganti n. 58: “Ai compagni insoddisfatti dei risultati del loro lavoro (dopo una riunione, dopo un’assemblea, dopo una dimostrazione, dopo uno scontro, dopo qualsiasi operazione e battaglia), noi diciamo: domandatevi se avevate una comprensione chiara del contesto in cui avreste operato e se quindi vi siete posti obiettivi giusti. Non rassegnatevi alla mancanza di risultati, come se partecipando aveste comunque compiuto un dovere indipendentemente dai risultati: la buona volontà, le buone intenzioni non bastano. Se siete insoddisfatti dei risultati raggiunti, non trascurate questo prezioso segnale d’allarme. Ai comunisti e a quelli che vogliono diventarlo, noi diciamo: di fronte a ogni sconfitta, durante il bilancio dei risultati di ogni operazione, ponetevi la questione se avevate ricostruito nella vostra mente come concreto di pensiero l’oggetto e il contesto della vostra operazione.
Imparare a pensare con il metodo del materialismo dialettico, farci una conoscenza adeguata al ruolo che vogliamo svolgere è gran parte del lavoro che dobbiamo fare. Certamente è la parte più difficile, quella che la borghesia e i suoi tirapiedi contrastano con tutti i mezzi del primo pilastro del regime di controrivoluzione preventiva”.

Per concludere…
Ai compagni e alle compagne che vogliono farla finita con il disfattismo e la demoralizzazione diciamo: dovete conoscere la concezione comunista del mondo e imparare ad applicarla nell’intervento nella lotta di classe che conducete. A quelli che vogliono conoscere o partecipare al percorso di formazione avviato dal P.CARC (corsi, seminari, ecc.) diciamo: contattateci, scrivendo al nostro Centro Nazionale (carc@riseup.net). La Scuola di Partito è aperta anche a voi! La concezione comunista del mondo non è una “proprietà privata”, un’“arma di concorrenza” con altre organizzazioni e gruppi che si professano comunisti. Al contrario per noi è un dovere e una gioia aiutare compagni e compagne (di tutte le età) che onestamente cercano la via per partecipare alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista a orientarsi nel marasma prodotto dalla borghesia e dal clero e contribuire con maggiore efficacia alla costruzione del nuovo assalto al cielo.

Facciamo del 2016 un anno di avanzamenti e vittorie, per la costruzione di un governo di emergenza popolare!

carc

 

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