L’umanità ha raggiunto un livello di sviluppo tale per cui la grande massa della popolazione è oppressa da un ordinamento sociale superato dalla storia, il corso oggettivo delle cose ha creato tutti i presupposti per il suo superamento. Ma la borghesia imperialista e il suo clero non solo difendono con ogni mezzo lo stato di cose esistenti (pretendono di fermare la storia), ma pure si adoperano con grande sforzo di energie, risorse e soldi per distogliere la massa dalla popolazione dal cambiare il sistema di relazioni sociali che la opprime.

Il comunismo è il primo sistema sociale della storia dell’umanità che prima di essere costruito deve essere pensato e a differenza di tutti gli altri, compreso il capitalismo, per raggiungerlo gli uomini devono perseguirlo coscientemente., devono cioè arrivare a comprendere che si tratta di un movimento oggettivo dell’evoluzione umana, un movimento oggettivo verso cui spinge già la società capitalista, ma che per farsi necessita di un movimento soggettivo, il loro.

Per impedire che le masse popolari (soprattutto i giovani) dedichino le loro energie a comprendere le leggi oggettive attraverso cui il mondo si trasforma e per impedire che usino quelle leggi per trasformarlo, la classe dominante devia le intelligenze, la curiosità, l’ingegnosità della parte più avanzata di esse e alimenta l’abbrutimento di quella più arretrata.

Mondo virtuale contro mondo reale. C’è un mondo virtuale per ogni esigenza (domanda), e in effetti la cultura della borghesia è un’industria (che offre): videogiochi che simulano la realtà (o comunque così realistici e avvincenti da diventarne un surrogato), serie televisive, talent show e cinema, musica e corollario di gossip e informazione specializzata, ricca pubblicistica di ogni genere, social network; illusioni di arrivare “a sistemarsi” attraverso lo studio nelle scuole borghesi (università, master) o concorrendo per un posto pubblico (concorsi) come si partecipa a una lotteria, entrambe da coltivare con dedizione per lo studio di nozioni e uno spirito concorrenziale spacciato per meritocrazia; arrovellamenti su teorie para-scientifiche (che di scientifico non hanno nulla), complottismo e dietrologia, decrescita felice e comuni libertarie che solleticano la fantasia di scenari possibili e distolgono la vista dal presente e dal concreto. Una specifica forma, poi, sono la promozione di percorsi mistici e religiosi, che la classe dominante favorisce, anche se le condizioni della vita umana non dipendono più dalla lotta contro la natura, ma dalla scienza e le religioni sono una sacca di concezioni metafisiche che si scontra con il livello di conoscenze scientifiche raggiunto.

Per ogni tipo di concezione, mentalità e personalità la classe dominante offre un “intrattenimento” che contribuisce a tessere la rete della diversione dalla lotta di classe e dalla sua scienza.

Ma i fatti (il mondo reale) hanno la testa dura e il mondo reale entra dalle pieghe di ciò che quello virtuale distoglie dal conoscere e dal trasformare; la contraddizione fra mondo reale e mondo virtuale genera costantemente e a vari gradi di acutezza le patologie che stanno sulle bocche di tanti “dottori borghesi” benchè nessuno di loro riesca a spiegarle e a curarle. Tutti si concentrano sui sintomi e non sulle cause. Solo nel capitalismo la psicologia è considerata una scienza: la classe dominante crea la malattia, produce la supposta cura e la vende a caro prezzo tramite personale riconosciuto e “specializzato”. L’esito dell’iter è sotto i vostri occhi: vite spezzate, ragazzi e ragazze “sbandati”, droga, alcolismo, suicidi, comportamenti criminali, disadattamento; la contraddizione fra mondo virtuale e mondo reale è un campo in cui la guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia conduce contro le masse popolari miete le sue vittime.

In novembre è uscito il numero 51 de La Voce del (n)PCI. Un numero dedicato alla concezione comunista come strumento per conoscere il mondo e come strumento per trasformarlo. L’articolo Controrivoluzione preventiva e mondo virtuale è dedicato all’argomento che qui è solo accennato e introdotto. La Redazione di Resistenza ne consiglia vivamente lo studio.

L’idea che il sistema di intossicazione, di mistificazione e di diversione è invincibile perché grandi sono le risorse che la borghesia vi dedica, è una concezione reazionaria. Proprio il fatto che la borghesia imperialista vi dedica tante risorse è invece un indice dell’instabilità del suo potere. Il mondo virtuale è debole perché le menti, i cuori e i corpi degli uomini sono formati non solo dal mondo virtuale che il regime di controrivoluzione preventiva impone con i sistemi di comunicazione e intossicazione di massa, ma anche dall’esperienza del mondo reale. Gli incubi suscitati dal mondo virtuale e la conoscenza scientifica del mondo reale si contrastano. Quando il movimento comunista rappresenta il mondo reale in modo adeguato anche nelle menti, nei cuori e nei corpi, questo prevale sul mondo virtuale”.

Per ricevere La Voce del (n)PCI scrivici a: carc@riseup.net

Costruire la rivoluzione, ma senza partito”: un altro mondo virtuale costruito dalla borghesia

Una lettera di (ri)candidatura al P.CARC

Quando il mare si agita, gli uomini senza idee sono i primi che vanno a fondo, così diceva un cantante. Così è nella pratica reale. In questo anno passato dalla mia fuoriuscita dal Partito ho potuto sciogliere molti dubbi e affrontare molte incertezze.

La motivazione principale delle mie dimissioni consisteva nel presunto attorcigliamento del Partito sulla questione della trasformazione in comunisti e sulla nuova morale. Non che non credessi che occorreva aprire un dibattito su questo, ma che effettivamente il tempo dedicato alle questioni sopra citate fosse eccessivo rispetto al tempo da dedicare alla lotta, alle iniziative, ecc… Ebbene, facendo un bilancio di questo anno passato senza gli apporti teorici del Partito, pian piano ho scoperto che stavo navigando a vista nel condurre le varie battaglie. Scomparsi gli abbagli movimentisti e estremisti, mi riferisco a una mia ripresa di frequentazione di alcuni spazi anarchici che oggi considero un mio tremendo e dannosissimo passo indietro, e dopo aver timidamente annusato qualche altra organizzazione comunista che però si limitava a una decisa critica dell’esistente, ma non promuoveva nessuna seria, o per lo meno praticabile, via d’uscita dal capitalismo, negli ultimi tempi ho ripreso le frequentazioni col Partito.

Sono rimasto stupito da come i compagni che avevano ”retto” al periodo dal quale io invece ero fuggito avessero fatto degli enormi passi avanti, soprattutto nell’assimilazione della linea e nella sua messa in pratica. E questi passi in avanti non li hanno fatti sicuramente sbronzandosi, sballandosi o saltando da qualche centro sociale all’altro, ma studiando disciplinati alla scuola del Partito. Comportandosi da comunisti, dunque. Quindi adottando quello stile di vita e quella concezione che è consona a chiunque voglia fare la Rivoluzione. La borghesia tenta in ogni modo di distrarre i proletari dalla lotta di classe, e se essi iniziano a farla, tenta lo stesso di deviarli verso strade oscure e suicide. Per anni ho dato ascolto a ideologie che ”politicizzavano” la vita sfrenata, drogata, senza punti di riferimento e che starnazzavano al vecchio, al vetero, al rigido schematismo qualunque concezione comunista che prevedeva un’organizzazione strutturata, un’analisi teorica, una disciplina.

Peccato che i promotori di queste teorie ”antagoniste” fossero o dei cadaveri sessantottini, opulenti e borghesi, o qualche utile idiota col cervello completamente bruciato dalle droghe. Eppure, nonostante gli anni passati nel Partito, queste follie borghesi mi influenzavano e al momento di scacciarle definitivamente, esse con un ultimo guizzo mi hanno trascinato nelle loro grinfie, di nuovo. No, il posto di un proletario che vuole fare la Rivoluzione è in un Partito Comunista e entrando in esso il proletario deve essere disciplinato, avere fiducia e contribuire al rafforzamento qualitativo e quantitativo del Partito stesso. Ogni altro posto è velleitario e riconduce a esperienze fallite. E tra i tanti partiti che ci sono in Italia, quello che ritengo abbia la linea giusta è quello nel quale militavo in precedenza, cioè quello dei CARC.

Per questo mi ricandido come membro del Partito, consapevole di dover intraprendere un percorso di studio delle tesi, di essere più disciplinato, di applicare la nuova morale e di diventare un comunista. Sono sicuro anche che, se il Partito accetterà la mia richiesta di diventare membro, mi fornirà tutti gli strumenti necessari, così come ha sempre fatto in passato.

Avanti per il Governo di Blocco Popolare, avanti verso il Socialismo!

E.

carc

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