Milano. Gratosoglio è un quartiere popolare della periferia sud. Ci sono qua problemi comuni alla maggior parte dei quartieri popolari delle grandi città: disoccupazione, degrado, carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria, criminalità, disgregazione del tessuto sociale, mancanza di prospettive. A ciò si aggiunge la presenza di un dormitorio per rifugiati e mensa per senza tetto, di un campo rom e in generale di molti stranieri, che sono il pretesto per Lega e Forza Nuova (quest’ultima presente con una sede poco distante camuffata da associazione) per promuovere la guerra tra poveri, addossando la responsabilità di ogni problematica a questi ultimi (FN ha fatto anche un corteo per le strade del quartiere qualche mese fa, chiedendo la chiusura della mensa/dormitorio). La debolezza del movimento comunista lascia anche qui ampio spazio a organizzazioni, concezioni e sentimenti che alimentano la mobilitazione reazionaria delle masse popolari, anche se fanno meno presa di quanto spaccino tv e giornali.

Su spinta combinata delle crescenti contraddizioni, le masse popolari del quartiere stanno cominciando a mobilitarsi: un gruppo di abitanti, soprattutto giovani che mai si erano prima interessati di politica, da circa un anno si è organizzato per affrontare collettivamente i problemi della zona, contrastando al contempo la presenza di FN. Due mesi fa hanno infine occupato, con l’aiuto del centro sociale ZAM che ha avuto il ruolo positivo di supportarli materialmente e condividendo la loro pregressa esperienza, uno spazio del Comune abbandonato da decenni e in stato di grave degrado (proprio di fronte alla mensa/dormitorio) dandogli il nome di Gratosoglio Autogestita (GTA).
Si tratta di un percorso che è utile conoscere, perché ciò che vale per i giovani di questo quartiere (problemi incontrati e soluzioni adottate) è valido per molti altri.

Occuparsi del quartiere. Il gruppo che ha dato vita a GTA non nasce per una vertenza o una rivendicazione specifica e particolare (esaurita la quale avrebbe potuto disgregarsi), ma fin da subito con l’intento di dare vita a un nuovo modo di vivere e gestire il quartiere dal basso, costruendo alcune iniziative che andavano in questo senso (feste, assemblee, lavori di riqualificazione, ecc.) e che sono state funzionali a consolidare il gruppo e allargarlo.
Nelle diverse questioni che ha dovuto affrontare, non ha adottato una logica rivendicativa chiedendo a questa o quella istituzione di fare quello che non può e non vuole fare, ma ha invece cercato di mobilitare le masse popolari della zona per intervenire direttamente. Proprio questa mobilitazione (pure se piccola) ha costretto le istituzioni a “interessarsi” per non perdere seguito tra quanti si erano mobilitati e chi, semplicemente, sosteneva la mobilitazione: quando le masse popolari si muovono le istituzioni sono obbligate a inseguirle.
Ad esempio, dopo l’occupazione i ragazzi di GTA sono stati contattati dal Consiglio di Zona (CdZ) e dal Comune che minacciavano uno sgombero immediato. Per farvi fronte, i ragazzi hanno fatto appello al sostegno delle masse popolari, chiamandole a schierarsi a favore del loro percorso attraverso una raccolta firme (che ha avuto un buon successo), è stato il primo strumento per proiettarsi fuori dallo spazio occupato verso il quartiere e far conoscere il loro progetto. In questo modo le minacce di repressione sono state un mezzo per spingere gli abitanti ad appoggiare questa esperienza così che ora, dopo un nuovo colloquio, CdZ e Comune si sono detti disposti ad adoperarsi per “trovare una soluzione”, avviando un percorso di confronto e rinunciando, per adesso, ai propositi di sgombero immediato.

Altro aspetto positivo è stato il modo in cui è stato ristrutturato lo spazio occupato, che versava in stato di grave degrado: con l’autofinanziamento e il lavoro volontario, gratuito e generoso di quanti hanno voluto contribuire, soprattutto anziani, disoccupati e utenti della mensa/dormitorio. Il lavoro spalla a spalla tra quest’ultimi e gli abitanti del quartiere è stato il presupposto per avviare un percorso di conoscenza e confronto: un modo per promuovere collaborazione e solidarietà adoperandosi per un obiettivo comune e togliendo terreno da sotto i piedi allo sviluppo della guerra tra poveri.
Dopo circa due mesi di lavori, che sono ora a buon punto, il gruppo si sta adesso attivando per fare davvero di questo spazio un punto di riferimento per chi vuole migliorare il quartiere e uno strumento per affrontare collettivamente quelli individuati come i principali problemi: la presenza dell’amianto nei portici e nei palazzi, la disoccupazione dilagante (soprattutto giovanile), la questione del diritto alla casa (case vuote, manutenzione ordinaria e straordinaria, ecc.), la disgregazione del tessuto sociale. Sta cioè proseguendo quell’uscita verso il quartiere cominciata con la raccolta firme (che alimenta a sua volta il processo inverso, la partecipazione sempre più ampia delle masse popolari del quartiere alla vita dello spazio), attraverso la promozione di iniziative e l’organizzazione di comitati sui rispettivi temi, allo scopo di coinvolgere quanti tra gli abitanti non sono rassegnati a questo stato di cose.

Ma i ragazzi di GTA stanno anche uscendo dal quartiere, partecipando al movimento politico cittadino rispetto al quale prima erano estranei e coordinandosi con altre realtà: il carattere generale della crisi mette infatti sempre più all’ordine del giorno la necessità di fare rete e di darsi una prospettiva politica.
Un elemento su cui costruirla emerge nel passaggio da occupare uno spazio per il quartiere a occuparsi del quartiere: GTA ha dimostrato che la lotta al degrado si combatte impiegando uomini, mezzi e risorse nella cura del quartiere, che il lavoro da fare c’è come anche chi è disposto a farlo (in questo caso pure gratuitamente) e pone alle istituzioni la questione della creazione dei posti di lavoro. Di questo devono occuparsi, altro che occuparsi dello sgombero!

prima assemblea pubblica GTA

 

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