Nei prossimi mesi entrerà nel vivo la campagna elettorale per le amministrative di primavera. Sarà la stessa classe dominante che, per quanto divisa, litigiosa e frammentata, accenderà i riflettori sul governo dei territori e lo farà a modo proprio: deviando l’attenzione delle masse popolari su questioni secondarie, ma anche dispensando un carico di denunce e promesse. Cercherà di affermare che il marasma attuale può essere risolto cacciando gli immigrati, stringendo la cinghia e con la sottomissione più o meno rassegnata alle leggi del governo Renzi-Bergoglio.
Possiamo e dobbiamo usare anche la campagna elettorale per alimentare la lotta di classe, a partire dal ruolo chiave che hanno e possono avere le amministrazioni locali: al servizio del governo della Repubblica Pontificia o al servizio della nuova governabilità delle masse popolari organizzate?

La nostra linea:
– promuovere in ogni paese, città, quartiere l’organizzazione delle masse popolari a partire da quanti già si occupano del territorio, favorire in ogni modo il loro coordinamento e lo sviluppo di azioni comuni per attuare un proprio progetto utile alla collettività da imporre subito (senza aspettare le elezioni!), con le buone o con le cattive, ad attuali amministrazioni e amministratori locali e a quanti si candidano. La misura per vagliare ogni candidato è sulla base di quello che fa e non di quello che dice di voler fare.
– Costruire Amministrazioni Locali di Emergenza (ALE) che da subito iniziano a prendere provvedimenti urgenti, anche se provvisori, per quanto riguarda il lavoro, la casa, i servizi primari, l’ambiente e che contribuiscono, con il loro operato e le misure che adottano, a sabotare l’azione del governo centrale e ad alimentare l’ingovernabilità a ogni decreto, legge, misura che va contro gli interessi delle masse popolari.
– Collegare e coordinare da subito, prima delle elezioni, a livello cittadino, provinciale e regionale gli amministratori (in carica o candidati) e le amministrazioni che si qualificano per i provvedimenti positivi che adottano o che possono adottare di comune accordo (l’unione fa la forza), per fare si che le migliaia di esperienze “fai da te” non rifluiscano o siano spazzate via dalle manovre della classe dominante, per creare un movimento che tende a diventare nazionale (benchè inevitabilmente avanzerà a macchia di leopardo) e con l’obiettivo di essere parte della costruzione di un nuovo governo del paese, che applica su scala più ampia (le sei misure del Governo di Blocco Popolare) i provvedimenti urgenti e necessari per fare fronte agli effetti della crisi.

Amministrazioni di questo tipo sono una novità nella storia del nostro paese. La loro natura è sperimentale, ma rispondono a una precisa esigenza politica, economica e sociale imposta dalla crisi attuale. Sono lo sviluppo positivo e costruttivo di un sommovimento in corso che per valorizzarsi pienamente ha bisogno di dare nuova forma e nuova sostanza alle attuali amministrazioni locali, che per i ruoli e le funzioni che svolgono (o che il governo centrale gli consente di svolgere) non corrispondono più alle necessità di amministrazione del territorio. Creare posti di lavoro, impedire la chiusura e la delocalizzazione di aziende, garantire i servizi primari, rompere il cappio economico che grava sulle masse popolari è possibile solo se si creano istituzioni disposte a farlo.
Sono questi i principali motivi per cui bisogna utilizzare la campagna elettorale, su cui ci mobilitiamo e chiamiamo a mobilitarsi tutti quelli che hanno a cuore la rinascita del paese.

Promuovere un piano di rinascita in ogni città. Da dove partire?
a) Creare posti di lavoro nel proprio territorio: censire i disoccupati e i precari, i licenziati e cassintegrati che rientrano nelle aziende territoriali e svolgere questo lavoro sia utilizzando gli uffici e il personale comunale, sia affidando direttamente l’incarico ai disoccupati organizzati in liste, coordinamenti, comitati (promuoverne la costruzione dove non ci sono). Azioni di questo tipo non comportano per gli amministratori alcuna violazione, anzi, rientrano perfettamente nei compiti che dovrebbero assumere nei confronti della comunità;
b) predisporre misure di retribuzione (anche con esenzione delle imposte, da affitti di case popolari, da tickets comunali, con assegnazione di case comunali, con affidamento di case vuote da risistemare e abitare o affittare, ecc.), vincolare gli appalti dei lavori di zona all’assunzione di disoccupati. Utilizzare ed estendere le leggi in vigore in favore dei soggetti disagiati;
c) analizzare lo stato dell’emergenza abitativa, in collegamento con l’organizzazione territoriale che se ne occupa, censire gli immobili vuoti, analizzare lo stato di assegnazione delle case popolari e assegnare quelle che vengono tenute vuote;
d) inchiesta sulle problematiche dei quartieri popolari (degrado, vivibilità, servizi) tramite la promozione diretta di assemblee di cittadini e l’impiego coordinato delle associazioni e delle reti attive mettendole in sinergia, valorizzandone le competenze e mettendo a loro disposizione (dare direttamente o attivarsi per reperire) mezzi e risorse per iniziare ad operare;
e) analisi dei debiti delle famiglie e azzeramento degli importi destinati al Comune e alle banche su cui l’Amministrazione può influire (altro che generica lotta all’evasione fiscale!). Usare criteri di classe (qui come in ogni altra operazione adottare misure distinte a secondo della classe, anche se valutata approssimativamente) e quindi:
– creare lavoro e abolire le imposte (usando anche la formula del Baratto Amministrativo ma senza i vincoli “di estrema povertà” che impone) o calcolare cifre simboliche (autoriduzione delle bollette acqua, luce, gas);
– far pagare i grandi evasori fiscali e la Chiesa.

Costringere eletti e candidati a darsi i mezzi per affermare gli interessi delle masse popolari:
Rompere i ricatti economici del governo e delle banche: congelare i debiti, rimodulare i tassi di interesse e dei pagamenti, rompere il vincolo con la banca-tesoriere (così è chiamata in gergo la banca a cui l’Amministrazione correntemente si appoggia) e promuovere la concorrenza tra banche della città (rivolgendosi magari ad una banca più piccola cui l’affare può “far gola”);
Uscire dai consorzi che gestiscono servizi pubblici e da organismi simili, promuovere l’uscita di altre amministrazioni e creare le condizioni per la gestione pubblica del servizio, cosa che crea posti di lavoro (facendo attenzione ai lavoratori delle ditte estromesse), coordinarsi con i Comuni limitrofi per la gestione di un servizio. I consorzi (agevolati anche tramite finanziamenti) sono carrozzoni politico-clientelari che si arricchiscono interamente ai danni delle amministrazioni che vi partecipano e, soprattutto, degli utenti.
Far pagare i debiti ai grandi capitalisti e al clero della zona: partire ad esempio dalle multinazionali, le grandi catene di supermercati, i centri commerciali, la Chiesa principale.
Tassare il patrimonio ecclesiastico: le proprietà immobiliari, gli istituti scolastici, le fondazioni, le opere Pie e altre strutture che vengono mantenute dallo Stato in varie forme (con finanziamenti economici, servizi di manutenzione e sgravi fiscali ecc) per restituire al territorio, in forma economica o sottoforma di servizi resi alla comunità, l’ammontare (complessivo o parziale ) del finanziamento.
Uso e abuso dei poteri degli amministratori locali. Quello che può essere utile sapere per smascherare chi dice “non possiamo fare niente”

Nonostante la progressiva riduzione delle autonomie (in campo politico ed economico), gli Enti Locali restano a tutti gli effetti organi di governo dotati di autonomia funzionale e organizzativa. Hanno servizi, attrezzature e risorse finanziarie a disposizione per governare i territori e per ottemperare agli stessi regolamenti del Testo Unico degli enti Locali “al Comune spettano tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio per i servizi alla persona e alla comunità e per l’assetto e utilizzazione del territorio e sviluppo economico”.
Gli amministratori locali (sindaci, assessori, consiglieri) sono autorità di governo e possono, individualmente o tramite le Giunte e i Consigli, stabilire come amministrare il territorio, come gestire i fondi in base alle priorità (stabilirne la destinazione e cambiarla per affrontarle), formulare propri tributi (per tassare il clero e i capitalisti), mettere a disposizione delle organizzazioni operaie e popolari e del loro lavoro gli uffici, i tecnici, gli impiegati di cui dispongono.

Possono inoltre:
– requisire ed espropriare (immobili, terreni) e coordinarsi con altri per farlo, a) in particolare, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze urgenti sono adottate dal Sindaco, quale rappresentante della comunità locale; b) in caso di emergenza che interessi il territorio di più comuni, ogni sindaco adotta le misure necessarie fino a quando non intervengano i soggetti competenti;
– acquistare e alienare immobili, relative permute, appalti e concessioni;
– organizzare, concedere e affidare i servizi pubblici o attività: costituire istituzioni e aziende speciali, concessione dei pubblici servizi, partecipazione dell’ente locale a società di capitali, affidamento di attività o servizi mediante convenzione;
– contrarre mutui e aperture di credito anche se non previste espressamente negli atti fondamentali del Consiglio.
Queste sono le principali condizioni oggettive per costruire da subito, con le buone o con le cattive, Amministrazioni Locali di Emergenza.

Due esempi di lavori in corso

Roma. La Lista Disoccupati e Precari (LDP) del VII Municipio, attiva nel quartiere Cinecittà-Don Bosco, il 14 dicembre ha trasformato l’incontro con la Commissione di Sviluppo Locale (CSL) del Municipio, in una irruzione per chiedere che l’Amministrazione si metta a lavoro per: creazione di posti di lavoro, pagare degli scioperi alla rovescia effettuati dalla LDP nella riqualificazione di un’area degradata della città, mettere a disposizione dati e uffici del Municipio per il censimento dei disoccupati (come premessa per permettere la successiva assunzione nei lavori pubblici di competenza dell’ente locale).
Dopo una prima calda accoglienza in cui tutti i presenti convenivano sul fatto che “la disoccupazione è una piaga sociale”, gettando compassionevoli sguardi alla delegazione di disoccupati presente, la situazione si è via via fatta più accesa e la CSL ha tentato di liquidare l’incontro adducendo scuse di vario tipo, tra cui l’assenza dell’Assessore al lavoro. Da segnalare che ad un certo punto, i più spregiudicati, stanchi della nostra ostentata saccenza in merito a funzioni, regolamento, potere e compiti degli amministratori, ci hanno detto che il Municipio “non ha bisogno di assumere i disoccupati per la manutenzione del territorio, perché ci sono già i cittadini che lo fanno gratis!”. Tuttavia non possono chiudere i battenti così facilmente e la LDP ha stabilito intanto di avviare il censimento con o senza il supporto del Municipio, usandolo come mezzo per rafforzare le proprie fila.

Cassino (FR). Il nostro compagno Consigliere, Vincenzo Durante, a seguito degli scandali sulle ruberie dell’ex abate Pietro Vittorelli, sta presentando in Consiglio Comunale una mozione per chiedere all’Abbazia di Montecassino il risarcimento economico per il Comune di 15 milioni e l’impegno dell’Amministrazione Comunale a costituire una commissione d’inchiesta sulle servitù del Comune di Cassino nei confronti dell’Abbazia di Montecassino. Cocaina, ostriche e champagne di Vittorelli sono sono l’aspetto più pittoresco del latdocinio, che conta prelievi per milioni di euro ricavati dall’8×1000, dai fondi IOR destinati all’Abbazia, dalle opere per i poveri; tutto sommato sono notizie all’ordine del giorno quando si parla del Vaticano. A Cassino, il parassitismo della Corte Pontificia va oltre l’esenzione IMU: succhia i proventi del parcheggio antistante l’Abbazia e commercia le aree comunali con imprenditori privati, come è successo nell’area naturalistica (comunale) dell’Albaneta dove è stato allestito un villaggio commerciale natalizio, tra l’altro in prossimità di un cimitero dei soldati polacchi che hanno combattuto a Cassino nella Seconda Guerra mondiale, scatenando una sollevazione del personale diplomatico polacco in Italia. Chiedere il risarcimento è il primo passo per poter destinare quei fondi al risanamento della città.

 

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