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Mercoledì 11 si è conclusa positivamente la vertenza delle lavoratrici delle pulizie dell’ASL 1 di Massa e Carrara, contro la drastica riduzione dell’orario contrattuale con conseguente impoverimento della busta paga (e la possibilità di licenziamento per alcune lavoratrici) con l’apertura del Nuovo Ospedale delle Apuane (NOA).

 

Le lavoratrici addette alla pulizia degli ospedali di Massa e Carrara e dei distretti territoriali erano dipendenti della ditta in appalto Dussmann, ma con l’apertura del NOA ne è subentrata un’altra: Colser. In totale era stata dichiarata una diminuzione di circa 590 ore, nonostante l’aumento degli spazi da pulire.                                             

 

Da settimane, più di 100 lavoratrici avevano dichiarato lo stato di agitazione, annunciando lo sciopero con presidio davanti ai cancelli del NOA per il 13 novembre, giorno di apertura della nuova struttura ospedaliera. Hanno assediato il Comune dove hanno avuto un incontro con il sindaco e i capigruppo i quali hanno steso un documento dove chiedevano che nulla fosse modificato rispetto al contratto sino ad ora in essere. Quindi si sono susseguiti una serie di incontri in regione, prefettura fino ad arrivare a mercoledì con il presidio alla sede della dirigenza Asl a Carrara dove c’è stato l’ultimo incontro.

 

Per settimane si sono quindi susseguiti numerosi incontri tra lavoratrici, CGIL Cisl e Uil, il Sindaco di Massa Alessandro Volpi e quello di Carrara, Gianfranco Simoncini della Regione Toscana, ditte appaltatrici, dirigenza Asl con Maria Teresa De Lauretis e Ge.Sat (società consortile di gestione dei servizi non sanitari e commerciali dei quattro Nuovi Presidi Ospedalieri Toscani di Apuane, Lucca, Pistoia e Prato costruiti in project financing) e solo mercoledì 11, a distanza di due giorni dall’apertura del NOA, è stato raggiunto l’accordo: nessuna variazione contrattuale.

 

1550 (circa 70 lavoratrici) le ore di cui si farà carico Colser, la nuova ditta appaltatrice, per le pulizie al NOA e 880 (circa 30 lavoratrici) quelle di Dussmann per il servizio al monoblocco di Carrara e ai distretti territoriali. Alla fine, è stato raggiunto l’accordo di mantenere lo stesso numero di ore sino ad ora garantite. Quindi nessuna riduzione dell’orario per il servizio di pulizie e nessun licenziamento.

Da questa vicenda emerge soprattutto l’unità e la determinazione delle lavoratrici, che non si sono rassegnate di fronte ai tagli annunciati dalla ditta appaltatrice, ma si sono mobilitate subito dimostrando che erano pronte a dare battaglia e soprattutto a uscire dal proprio posto di lavoro e coinvolgere l’intera cittadinanza. Questo è stato l’elemento fondamentale che ha spinto le Istituzioni e la direzione ASL a mettersi in moto e trovare una soluzione. Non crediamo nella buona volontà della Regione, che è anzi l’artefice del programma di tagli nella sanità toscana e nemmeno nella buona volontà di Volpi e De Lauretis, che sostengono il programma della Regione.

 

Sappiamo benissimo che in merito alla sanità la Regione Toscana sta programmando tagli al personale e alle strutture e che quella che chiamano riorganizzazione è in realtà un indebolimento della sanità pubblica per tutti a vantaggio di una sanità privata per ricchi. Però l’esperienza di queste lavoratrici ci dimostra nella pratica che questo processo può essere fermato, che è possibile difendere quella che è una conquista delle masse popolari del nostro Paese. 

 

Le lavoratrici che hanno vinto questa battaglia devo servirsi di questa esperienza per legare a sé il resto dei lavoratori della sanità, gli utenti e i familiari, che tutti si trovano costretti a fronteggiare gli attacchi alla sanità pubblica. Si tratta quindi di non abbassare la guardia e non illudersi: solo i lavoratori e il resto delle masse popolari organizzate possono difendere quello che è stato conquistato con dure lotte negli anni della Resistenza e delle lotte operaie degli anni ’70.

 

La migliore assicurazione per le lavoratrici delle pulizie dell’ASL 1 è quella di continuare a mantenere alta la vigilanza contro le manovre delle istituzioni, della direzione sanitaria e delle cooperative in cui lavorano, organizzarsi, discutere collettivamente come difendere il proprio posto di lavoro e così difendere anche un servizio fondamentale per la salute della collettività.

 

 

 

 

 

 

 

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