Nell’editoriale diciamo due cose, in particolare, che meritano un approfondimento:
la rivoluzione socialista è l’unico modo per uscire dal marasma provocato dal crisi del capitalismo e per costruire un ordinamento superiore;
costituire il Governo di Blocco Popolare è la strada più breve e agevole per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista in Italia.

Trattiamo alcuni aspetti che chiariscono la questione.
L’unica soluzione universale e definitiva della crisi generale del capitalismo è l’instaurazione del socialismo, un nuovo sistema di relazioni sociali corrispondente alle esigenze delle masse popolari. E’ un sistema democratico: non perché periodicamente le masse popolari sono chiamate a votare, ma perché fondato sulla loro organizzazione e sulla loro crescente partecipazione alla gestione della società. E’ un sistema ecocompatibile e adeguato alle forze produttive materiali e intellettuali oggi esistenti e corrispondente ai sentimenti e alle concezioni più avanzate che l’umanità ha finora concepito.

Cos’è il socialismo? Molti compagni pensano che la risposta sia da cercare nell’ambito dei valori, della morale, dell’ideologia. In verità il socialismo poggia su tre pilastri chiari, concreti, “pratici”:

1. il potere in mano alle masse popolari organizzate con alla testa la classe operaia organizzata attorno al suo Partito comunista (dittatura del proletariato). Questo potere ha il compito principale di reprimere i tentativi di rivincita della borghesia imperialista e del clero e di promuovere l’universale partecipazione delle masse popolari alle attività da cui le classi dominanti le hanno sempre escluse,

2. la sostituzione dell’azienda creata e gestita dal capitalista per aumentare il suo capitale con l’unità produttiva costruita e gestita dai lavoratori organizzati, che lavora secondo un piano pubblicamente deciso per produrre i beni e i servizi necessari alla vita dignitosa della popolazione e ai rapporti di solidarietà, di collaborazione

e di scambio con gli altri paesi,

3. la partecipazione crescente di tutta la popolazione alla gestione, alla direzione e alla progettazione della vita sociale e al resto delle attività propriamente umane.

Si può costruire il socialismo qui e ora? Si può fare la rivoluzione? Il marasma e la situazione di emergenza che viviamo sono determinati dall’avanzare della seconda crisi generale del sistema capitalista. Una crisi che nel 2008 è entrata nella fase acuta e terminale: significa che la borghesia non solo non riesce a governare l’andamento delle relazioni economiche e politiche, ma che ogni misura di contenimento che essa prende, alimenta il vortice della crisi.
Per mantenere in vita il suo sistema essa non può fare altro che distruggere uomini e capitali: guerre commerciali, colonizzazione, distruzione dell’apparato industriale e agricolo di interi paesi e continenti, devastazione dell’ambiente, morti per miseria e guerra, la guerra di sterminio non dichiarata.
I campi in cui la borghesia mantiene un ruolo innovativo, creativo e produttivo sono principalmente quelli dei mezzi di distruzione di massa, di controllo e repressione della popolazione, di evasione dalla realtà, di diversione dell’attenzione dalla realtà e di intossicazione dell’opinione pubblica fino a portare, in particolare nei paesi imperialisti, parti importanti della popolazione a vivere in un mondo di immagini, sentimenti e idee avulsi dalla realtà (“virtuali”).
La borghesia imperialista cerca in mille modi di seminare illusioni, di far credere che la crisi generale del capitalismo sta per finire, che le cose si aggiusteranno, che non c’è alternativa al corso delle cose. Obama, Draghi, Merkel e Renzi ripetono ogni giorno che la crisi è finita e che siamo in ripresa: tre anni fa era Monti che vedeva la luce in fondo al tunnel.
L’unico motivo per cui la borghesia imperialista mantiene la sua posizione di dominio risiede nella debolezza del movimento comunista. Oggettivamente non solo esistono già tutte le condizioni per instaurare il socialismo (vedi articolo sulla globalizzazione), ma è anche urgente farlo: la classe dominante spinge il mondo e l’umanità verso un periodo di guerra e devastazione simile a quello che ha caratterizzato il periodi della prima crisi generale del capitalismo (1900-1945), che si è infatti concluso con le due guerre mondiali e con la costruzione dei primi paesi socialisti. Di quella esperienza dobbiamo trarre un insegnamento per leggere la situazione oggi: o la rivoluzione precede e scongiura la guerra o la guerra genererà la rivoluzione.

Solo il movimento comunista è in grado di porre argine alla deriva criminale e distruttrice dell’umanità e del pianeta imposta dalla borghesia. Il futuro dell’umanità è legato alla rinascita del movimento comunista. Questa è la verità.
La via per costruire la rivoluzione in Italia, la linea del Governo di Blocco Popolare. In Italia oggi decine di migliaia di persone si dicono comuniste e sono convinte che per porre fine al disastroso corso delle cose bisogna instaurare il socialismo. Ma sono disperse perché ancora esitano a tirare le lezioni dall’esperienza del passato e sono ancora frastornati e abbattuti per le sconfitte che il movimento comunista ha subito nella seconda parte del secolo scorso: predominio dei revisionisti moderni nei paesi socialisti e nei partititi comunisti, prima decadenza e poi crollo dei paesi socialisti, prevalere delle corrente della sinistra borghese (quella degli “errori e orrori del comunismo” come sintetizzò Bertinotti) anche in partiti che si chiamano e si dichiarano ancora oggi comunisti.
Le sconfitte che abbiamo subito sono ricche di insegnamenti quanto i successi che avevamo raggiunto.
Sono i nostri limiti in questo campo che ci hanno portato a subire sconfitte, non la forza della borghesia e del clero. Per superare i nostri limiti dobbiamo imparare dalla nostra storia.
Il movimento comunista a livello nazionale e mondiale sta rinascendo, ma è ancora debole. Tra i lavoratori e le masse popolari hanno più seguito e prestigio gli esponenti della sinistra borghese (i Landini, i Rodotà, ecc.) e perfino i personaggi della borghesia imperialista alla Bergoglio. Quelli che seminano l’illusione che è possibile affrontare e superare la crisi rimanendo nel sistema capitalista, costringendo i padroni a essere ragionevoli, avviando programmi di costruzioni di opere pubbliche (da appaltare a quelli che stanno facendo l’Expo, il Mose o a quelli di Mafia Capitale o ad altre organizzazioni criminali).

L’entrata della crisi generale nella sua fase acuta e terminale ha determinato una situazione di emergenza da affrontare con misure di emergenza (iniziative politiche ed economiche in rottura con il sistema vigente nella Repubblica Pontificia e della comunità internazionale dei gruppi imperialisti UE, USA e sionisti); il movimento comunista è debole, quindi non è all’ordine del giorno la presa del potere da parte della classe operaia e l’instaurazione del socialismo; la presenza di un gran numero di dirigenti della sinistra sindacale, di sinceri democratici nella società civile e nelle amministrazioni locali, di esponenti della sinistra borghese (li chiamiamo “i tre serbatoi”) e il loro seguito tra le masse popolari hanno portato il (nuovo)Partito comunista italiano a lanciare nel 2008 la linea del Governo di Blocco Popolare (GBP).
Il GBP non è un governo diretto dai comunisti (dittatura del proletariato). È il governo d’emergenza delle organizzazioni operaie e popolari (OO e OP): è composto da persone (gli esponenti dei “tre serbatoi”) che godono della loro fiducia, sono le OO e OP che lo costituiscono facendolo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia (che oggi non siamo ancora in grado di eliminare), ha il compito di far fronte agli effetti più gravi della crisi (le “risposte efficaci alla crisi” che le OO e OP vogliono e chiedono) attuando il programma riassunto in sei misure generali.
1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).
2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.
3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).
4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.
5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.
6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

La questione decisiva della fase storica in cui viviamo è se riusciremo a costituire il Governo di Blocco Popolare e ad avanzare per questa strada nello sviluppo della mobilitazione rivoluzionaria e della rinascita del movimento comunista.

“Non è l’abito che fa il monaco. Questo detto di un’altra epoca, oltre quello che esplicitamente dice, implica anche che il monaco ha bisogno dell’abito. Lo uso per dire che per ragionare dobbiamo dare un nome a ogni cosa, anche a ogni proposta, ma non è il nome che fa il Governo di Blocco Popolare. Chiamiamo GBP un governo
– che ha come sue autorità pubbliche locali gli Organismi Operai (OO) costituiti nelle aziende capitaliste e gli Organismi Popolari costituiti nelle aziende pubbliche (OP aziendale) o nelle zone d’abitazione (OP territoriale),
– che (non è composto da esponenti d’avanguardia della classe operaia, quindi non è un governo operaio, ma) è composto da esponenti della società civile e della Pubblica Amministrazione, della sinistra dei sindacati o di altre associazioni di massa, della sinistra borghese (li chiamiamo “i tre serbatoi”) che godono di prestigio e seguito tra le masse popolari organizzate (le OO e le OP): di tali personaggi nel nostro paese ne esistono realmente ancora molti, anche se il loro prestigio e il consenso di cui godono va diminuendo,
– che le OO e OP fanno ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia rendendo il paese ingovernabile ai governi di loro emanazione.
Esso deve dare forma e forza di leggi nazionali ai provvedimenti che le OO e OP interessate indicano caso per caso e agire per conto delle OO e OP (le masse popolari organizzate) nelle relazioni con l’estero” (…).

Quali sono i modi per far ingoiare il GBP ai vertici della Repubblica Pontificia? Quelli che la situazione concreta del paese consente, quelli che OO e OP riescono a creare. A differenza delle società basate su modi di produzione precapitalisti, in ogni società borghese i vertici (la borghesia) per fare i propri affari e svolgere il loro ruoli e funzioni hanno bisogno di una certa coesione sociale e che le masse popolari esercitino una serie di compiti, produttivi e altri: che le masse popolari obbediscano e collaborino. La borghesia imperialista, perfino la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti con il suo clero Cattolico Romano e con il suo Papa, sono abbastanza forti e cinici da mettere sottosopra il mondo, ma non sono abbastanza forti (il cinismo non mancherebbe) da osare far sparare sulle masse nei paesi imperialisti, la base mondiale del loro potere e del loro dominio sul mondo né tanto inesperti da credere di riuscire a mantenere a lungo il potere basandosi anche nei paesi imperialisti principalmente sulla forza. Questo vale anche per i vertici della RP. Hanno quindi bisogno che il paese funzioni, che sia governato. Se non riescono a farlo con un governo di loro gradimento (per di più nel caso di una grave crisi è inevitabile che anche nei vertici della RP si aprano e si acuiscano le divisioni su quale sia il governo più adatto alla situazione), se i contrasti intestini sono tali che il vertice si dilania e nessuna delle fazioni riesce a imporre un accordo di governo, se l’insofferenza verso i loro governi è abbastanza diffusa tra le masse popolari ma a loro volta le masse popolari sono invece in grado di esprimere un governo di loro fiducia, i vertici della RP (come la classe dominante in ogni paese borghese) dovranno ricorrere a un governo purchessia che riscuote presso le masse popolari abbastanza consenso e seguito e gode presso di esse di abbastanza autorità perché il paese funzioni e a cui le classi dominanti contano di poter venire a capo (con la corruzione o con la forza). In un periodo di crisi arrivano sempre momenti in cui la classe dominante perde la testa e se noi l’attacchiamo in uno di questi momenti, una prima vittoria è facile. Fare ingoiare la costituzione del GBP ai vertici della RP è quindi possibile” (da “Le cose e i nomi delle cose”, La Voce del (n)PCI n. 49, marzo 2015).

carc

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