Dal 22 al 27 luglio si è svolta a Napoli la Festa nazionale della Riscossa Popolare, seguita dalla Festa della Riscossa Popolare Toscana che si è tenuta a Massa dal 13 al 16 agosto. A queste due iniziative seguiranno nel mese di ottobre le feste della Lombardia, del Lazio e quelle organizzate dalle nostre sezioni della Campania, della Toscana e dell’Emilia Romagna.
La festa nazionale e quella della Toscana sono state le prime iniziative in cui abbiamo riversato verso l’esterno il ricco lavoro della campagna congressuale, sviluppandolo ulteriormente: sono state infatti momenti di organizzazione, mobilitazione e anche formazione ideologica e politica per i membri del Partito, per i collaboratori e i simpatizzanti, ma anche di intervento nei territori in cui si sono svolte, sugli organismi operai e popolari, sugli artisti che hanno partecipato.

Sono state feste politiche e popolari con cui abbiamo promosso la sana aggregazione (contro la cultura dello sballo e dell’evasione dalla realtà) e sperimentato principi, modi e forme di autorganizzazione e vita collettiva (campeggio, spazio bimbi, ecc.). Sono state feste che hanno “accolto”, “parlato”, “coinvolto” e in una certa misura anche “legato” a noi le persone che vi hanno partecipato (basti pensare che quasi 300 persone ci hanno lasciato i loro recapiti esprimendo l’interesse a essere coinvolte nella nostra attività!).
Sono state feste con le radici piantate nella lotta di classe e che alimentano la lotta di classe: si sono svolti dibattiti, tavoli tematici, seminari con particolare rilievo alla lotta per tenere aperte le aziende, creare nuovi posti di lavoro e all’intervento nelle scuole superiori e università. La tensione a legarsi con la classe operaia e l’alta partecipazione e protagonismo dei giovani nella costruzione delle feste (sia membri del Partito che collaboratori e simpatizzanti) sono state le caratteristiche principali di queste due iniziative. Queste sono anche gli ambiti principali del nostro lavoro esterno.
Per quanti vi hanno partecipato (fin dalla loro ideazione) le feste sono state una scuola in cui imparare a progettare, a organizzare, a fare lavoro di squadra, a dirigere dirigendo, a combinare lavoro manuale e lavoro intellettuale, a trattare le contraddizioni “in seno al popolo” in modo positivo e avanzato. Sono state una scuola di comunismo, un laboratorio attraverso cui avanzare nel trasformarci da classe oppressa a futura classe dirigente. Per imparare a pensare scientificamente e ad agire di conseguenza, avanzando nella costruzione del Governo di Blocco Popolare e nella rinascita del movimento comunista del nostro paese.

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