Anche se questo numero di Resistenza sarà diffuso per tutto un periodo successivo al 25 luglio, abbiamo deciso di pubblicare per intero l’appello con cui gli operai del porto di Napoli chiamano altri operai e lavoratori a confrontarsi sul “che fare” in un’assemblea pubblica, il 25 luglio appunto, nell’ambito della Festa della Riscossa Popolare.
Questo appello è stato scritto in preparazione dell’assemblea, ma è valido indipendentemente da essa per l’orientamento e lo spirito che esprime e le prospettive che apre. E’ un esempio.

Abbiamo deciso di resistere all’attacco da parte dei padroni e contro il governo il cui decreto Sblocca Italia prevede, tra le altre cose, l’eliminazione di gran parte delle Autorità Portuali, organi di governo dei porti, ulteriore avanzata del processo di privatizzazione delle strutture produttive e di eliminazione di posti di lavoro. Solo nel porto di Napoli sono 500 i lavoratori a rischio! Abbiamo deciso di occuparci delle nostre aziende per impedire che vengano chiuse, ridimensionate, delocalizzate.
Per quanto sia ragionevole, giusto, legittimo rivendicare “più diritti”, “più lavoro”, protestare contro questo corso delle cose, finché gli operai e gli altri lavoratori lasciano nelle mani delle attuali autorità il compito di trovare soluzioni e attuare le misure di emergenza che sono necessarie, le cose non possono cambiare e non cambieranno.
La nostra è un’iniziativa con cui intendiamo promuovere lo sviluppo del coordinamento per i lavoratori dei porti di tutta Italia, di Ancona, di Genova, di Livorno, di Salerno, di Taranto, di Trieste e di tutti gli altri, e mira a coordinarsi anche con le lotte di tutti gli operai, di tutti i lavoratori e di tutte le masse popolari del paese.

Vogliamo coordinarci con tutti quelli che sono sempre più colpiti dalla crisi del capitalismo che si aggrava e si estende, con uno smantellamento industriale in tutte le parti d’Italia, con una lacerazione del tessuto produttivo in intere aree e in fabbriche che costituiscono centri di produzione vitali per intere città e regioni.
Noi lavoratori possiamo e dobbiamo coordinarci contro un governo che attacca i diritti e le conquiste della classe operaia e delle masse popolari nel campo del lavoro (ultima misura è il Jobs Act), della scuola, della sanità, dell’ambiente: in ognuno di questi campi e in tutti gli altri che riguardano la vita delle masse popolari il governo Renzi interviene a fianco dei padroni, dei Marchionne e di tutti gli altri per eliminare tutto quanto abbiamo conquistato e per negare il futuro alle giovani generazioni.
Possiamo e dobbiamo coordinarci con gli operai della FIAT di Pomigliano, di Melfi, di Termoli, di Cassino e degli altri stabilimenti, con gli operai della siderurgia di Terni, di Taranto, di Piombino, con gli operai della Fincantieri, con gli operai che si organizzano in comitati e si coordinano, come alla Piaggio di Pontedera, alla Continental di Pisa, alla GKN e alla CSO di Firenze, con gli operai e le operaie in lotta alla Fiber di Bergamo, alla Nuova Sinter di Arzano, alla Avio Interiors di Latina, all’IKEA, all’ALCOA, con i lavoratori delle Aziende Partecipate di Napoli e con tutti i lavoratori che si organizzano nelle aziende pubbliche, nelle amministrazioni, negli ospedali, nelle scuole, nei trasporti, con i disoccupati, con gli studenti, con gli immigrati, donne, per con chi lotta per la casa, per l’acqua, per difendere i beni comuni e l’ambiente, i movimenti NoTAV e NoMUOS.
Possiamo e dobbiamo coordinare le azioni di lotta e confrontarci per iniziare ad elaborare e sperimentare la messa in campo di possibili misure atte alla ripresa delle produzioni utili alla collettività o alla conversione di quelle dannose, salvaguardando i posti di lavoro, i diritti e le condizioni di vita dei territori, creando nuovi posti di lavoro.
Possiamo farlo, se non restiamo chiusi a chiedere soluzioni a chi, come Renzi, come Marchionne e come tutti gli altri, non può né vuole darcene, se non restiamo fermi allo sdegno, alla denuncia, alla protesta, alla rivendicazione. Possiamo farlo mettendo a confronto le rispettive esperienze di organizzazione e di lotta, pensandoci e ponendoci come artefici di una nuova governabilità dal basso, occupandoci direttamente del futuro delle aziende, sperimentando misure d’emergenza a partire da quella centrale:
Un lavoro utile e dignitoso per tutti!

Possiamo unire veramente le migliaia di forme in cui si esprime la resistenza degli operai, di tutti i lavoratori, dei giovani, delle donne, di chi lotta per la difesa dell’ambiente, per la difesa dei beni comuni, della Costituzione, del patrimonio che ci ha lasciato la Resistenza, insomma di tutte le mobilitazioni in corso tra le masse popolari. Possiamo unire e unirci non tanto e non solo stando fermi a resistere alla guerra non dichiarata che la classe dominante conduce contro la classe operaia, tutti i lavoratori e le lavoratrici e tutte le masse popolari del nostro paese, ma muovendoci insieme nelle fabbriche, nelle città e nelle campagne, passo dopo passo, ciascuno organizzandosi nel suo ambito di lavoro, di vita, di interesse, come istituzioni di governo della produzione e dei territori, come fondamento di un’alternativa politica e di una nuova governabilità che dia a quello che decidiamo e facciamo in ogni nostro ambito forma di legge che regola l’economia, la politica e la società in tutto il paese.

Il 25 luglio del 2015, nell’ambito della Festa Nazionale della Riscossa Popolare – 22 al 27 luglio, terremo il dibattito su Organizzarsi e coordinarsi, tenere aperte le aziende, creare posti di lavoro, costruire l’alternativa. Lo terremo nel porto di Napoli.

Comitato Lavoratori Porto – Napoli
comitatolavoratoriporto@gmail.com

CLP Napoli

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