Abbiamo parlato spesso su Resistenza delle iniziative promosse dai nuclei di operai avanzati di alcune fabbriche della Toscana, di seguito pubblichiamo il breve rapporto su due di queste: Class Unions (organizzato dagli operai della CSO di Scandicci e della GKN di Campi Bisenzio, entrambe in provincia di Firenze) e il dibattito tenutosi durante la Festa Operaia organizzata dagli operai della Piaggio di Pontedera (Pisa).

Class Unions… prima e meglio di Unions. Il 6 giugno alcuni operai della GKN e della CSO hanno dato il via al primo atto di Class Unions una trasposizione territoriale e dal basso (“Class”) del percorso che Landini ha lanciato dall’alto. Fra le tante questioni emerse ci soffermiamo sulle tre che in un certo senso qualificano la natura dell’iniziativa. La prima è la chiarezza che non si trattava di un’iniziativa episodica, ma della prima di un intervento continuativo (la prossima iniziativa dovrebbe essere sulla relazione fra lotte operaie e antifascismo). La seconda è che i promotori di Class Unions lavorano in aziende che non sono in crisi, si mobilitano, cioè, non per fare fronte a qualche specifico attacco padronale, ma sulla base della comprensione non solo che nessuna azienda è “al riparo” dalla crisi del capitalismo, ma anche che “nessuno si salva da solo” (cioè la singola azienda si salva salvando il paese intero) e soprattutto che la classe operaia deve avere un ruolo attivo nel movimento concreto, cioè un ruolo politico. La terza (che fa da nesso tra la prima e la seconda) è che Class Unions è stata pensata come attività di formazione degli operai: trarre insegnamenti dall’esperienza, elaborarli collettivamente e definire una linea di sviluppo. Su questo aspetto i nostri compagni toscani hanno fatto anche un loro specifico intervento durante l’iniziativa: i timori e le resistenze che spesso gli operai pongono di fronte alla prospettiva della mobilitazione nascono dall’incertezza sul percorso che la classe operaia deve fare. Pensiamo a quelli che scioperarono nel 1943: erano sotto la minaccia delle armi naziste e della deportazione, ma avevano un progetto di società da costruire, “vedevano” una nuova società dai riflessi di quella costruita in Unione Sovietica e rischiarono (e molti diedero) la vita per scioperare.

Festa operaia a Pontedera. Come estendere le lotte nelle fabbriche, era il titolo del dibattito alla Festa operaia promossa il 20 giugno dagli operai della Piaggio. Alla discussione hanno partecipato operai e lavoratori di varie aziende toscane, ma anche lombarde (SAME e FIBER), il dibattito è stato ricco, anche grazie alle esperienze che sono state esposte (particolarmente interessanti quelle che hanno mostrato il percorso di costruzione e strutturazione degli organismi operai come quello della Piaggio), alle valutazioni su iniziative di lotta e alle riflessioni riguardo alle condizioni concrete in cui gli operai avanzati operano, azienda per azienda e in generale.
Fra i tanti aspetti emersi ne evidenzio due in particolare, che sono quelli su cui i ragionamenti vanno sviluppati e approfonditi: il primo è il ruolo del sindacato e il secondo è il contenuto delle lotte operaie. Come fare fronte alle arretratezze che la FIOM dimostra di avere di fronte alle avanguardie di lotta che invece spingono sulla mobilitazione, sul coordinamento e sulla conflittualità? Pur partendo da esperienze diverse la conclusione unanime è stata che si tratta di imparare a “usare” il sindacato: sia per valorizzare la struttura e la ramificazione, sia per conoscere, incontrare e confrontarsi con altri operai avanzati. Certo è che aspettare che il sindacato faccia “dall’alto” ciò di cui c’è bisogno è una speranza vana: occorrono la spinta e l’iniziativa dal basso. Utile anche le riflessioni portate da alcuni lavoratori sul fatto quella sindacale è una parte dell’organizzazione di cui gli operai hanno bisogno, l’organizzazione sindacale non ha la funzione, il ruolo e il valore dell’organizzazione politica (e su questo c’è stato anche dibattito: gli operai devono porsi la questione di costruire il partito comunista o si devono limitare a concepire la lotta sul piano sindacale?), riflessione che si lega direttamente con la seconda grande questione che è emersa, il contenuto delle lotte operaie. Lotte rivendicative? Lotte per limitare gli effetti di attacchi e ristrutturazioni aziendali? Di particolare interesse due posizioni che pure se non sono emerse come contrapposte avevano in effetti due contenuti diversi: da una parte quella di chi dice, come un compagno della Piaggio, che è decisivo dotarsi di una piattaforma comune, un minimo comune denominatore in cui ogni lavoratore possa riconoscersi per aderire e mobilitarsi; l’altra emersa dall’intervento delle compagne della FIBER che dimostra che la mobilitazione contro la chiusura dell’azienda ha avuto, nella loro esperienza, il valore di imparare nella pratica a far funzionare la fabbrica anche senza padrone. Certo che apparentemente tali posizioni non sono in contrapposizione, certo però che il contenuto della lotta è diverso proprio nella prospettiva: resistere agli attacchi e rivendicare o imparare a fare a meno del padrone?
I compagni del nostro partito hanno fatto due interventi diversi: il primo è stato quello di un operaio di Rosignano che ha affermato il legame fra le questioni che emergevano anche dal titolo del dibattito con la lotta per costruire il Governo di Blocco Popolare. Un intervento che andava oltre anche alla questione della “rappresentanza politica per la classe operaia”, perché ha trattato della trasformazione della classe operaia da classe sfruttata in classe dirigente della società. Il secondo intervento l’ha fatto una giovane compagna di Pisa in qualità di studentessa, sostenendo che fin dalle scuole superiori viene insegnato ai giovani che la classe operaia non esiste più e che invece lei, da comunista, non soltanto vede che esiste, ma vede pure il ruolo che ha nella trasformazione della società. Infine, l’intervento di una compagna del Comitato Salute Pubblica di Siena è stato in un certo senso la dimostrazione pratica di quello che la giovane compagna sosteneva: per sviluppare la mobilitazione per la difesa della sanità pubblica è necessario che gli operai partecipino e facciano valere anche lì la loro forza.

Il responsabile del Lavoro operaio e sindacale della Federazione Toscana

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