Il primo e più importante segnale che ci danno i risultati delle recenti elezioni è che cresce senza posa il distacco della massa degli elettori dai partiti espressione dei vertici della Repubblica Pontificia. La crisi del sistema politico borghese si aggrava. Di fronte a un numero praticamente costante di adulti aventi diritto di voto, i voti validi sono scesi da 12.4 milioni (66.3% degli elettori) nel 2005 (prima dell’inizio della fase acuta e terminale della crisi generale del capitalismo), a 11.4 (60.4%) nel 2010 e a 9.3 (49.3%) nel maggio 2015. Sbagliano quelli che dicono che le masse popolari sono irrimediabilmente abbindolate dal sistema di evasione e intossicazione creato dalla borghesia e dal clero. Questi perdono egemonia a vista d’occhio. Sta a noi comunisti approfittare del terreno che si libera.
Le due coalizioni delle Larghe Intese (quella del Partito Democratico con i suoi alleati più o meno stabili, compresa a seconda dei casi parte o tutta la sinistra borghese e quella della Banda Berlusconi comprendendovi anche la Lega Nord e i dissidenti più o meno provvisori come Fitto e Tosi) che si sono alternate al governo centrale e nei governi regionali, hanno perso 4.5 degli 11.9 milioni di elettori che avevano nel 2005. La coalizione del PD ne ha persi 3.1 su 6.7 milioni che aveva. La coalizione della Banda Berlusconi ne ha persi solo 1.4 su 5.2 milioni, ma si è frantumata al suo interno (Fitto e Tosi nelle ultime elezioni hanno fatto liste a sé rispettivamente in Puglia e nel Veneto e la Lega Nord contende il primato a Forza Italia).

Il secondo segnale è che truffano o sbagliano (in prima istanza non ci occupiamo delle intenzioni) quelli che fanno il panegirico o lanciano l’allarme Lega Nord. La Lega Nord si è certamente spostata nel senso che ha abbandonato ogni velleità di autonomia locale e dal razzismo antimeridionale è passata al razzismo antiimmigrati a rimorchio del corso delle cose, ma il numero dei suoi seguaci non è aumentato nonostante il disfacimento di Forza Italia e degli altri raggruppamenti della coalizione. È la conferma che è solo una forma delle maggiori coalizioni delle Larghe Intese, comunque un’appendice dei vertici della Repubblica Pontificia che quindi seguirà la sorte del loro sistema politico.

Il terzo segnale è che le liste di quella parte della sinistra borghese tradizionale che di volta in volta non si è integrata nella coalizione del PD hanno raccolto sempre meno consensi, meno anche di quanto appaia da una lettura superficiale della tabella che riportiamo. I voti sono diminuiti da un’elezione all’altra per tutti i suoi raggruppamenti. È solo aumentato il numero di liste che si sono presentate autonomamente dalla coalizione del PD. In Liguria alle elezioni di maggio 2015 è addirittura un’ala del PD (Cofferati & C) che si è staccata dal grosso del PD, ma ha raccolto un numero di voti (62 mila) inferiore persino a quello che avevano raccolto (nell’ambito della coalizione del PD) il PRC e il PdCI nel 2005 (75 mila).

Il quarto segnale è che aumentano i voti raccolti dal M5S di Grillo. Proprio su questo punto dobbiamo fermare la nostra attenzione. Sui voti del M5S è in corso una grande manipolazione che dà il M5S per spacciato perché ha raccolto meno voti di quanti ne ha raccolto nelle politiche del 2013 e nelle europee del 2014. In realtà il M5S con le recenti elezioni ha fatto un grande passo avanti nel radicamento territoriale. Non aveva gruppi dirigenti a livello locale e ora li ha. In tutte le 7 regioni in cui si è votato ha raccolto voti per un totale che ha superato 1.5 milioni e ovunque ora è presente con consiglieri regionali che prima non aveva. Non solo, ma si è insediato anche in molti consigli comunali dove non era presente e ha preso la direzione di 5 comuni di medie dimensioni (Venaria Reale in Piemonte, Quarto in Campania, Gela e Augusta in Sicilia e Porto Torres in Sardegna) dall’Avviso ai Naviganti del (n)PCI n. 53 – 18.06.15.

 

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