Spoleto (PG). Il 19 giugno si è tenuta l’iniziativa “I compiti dei comunisti oggi… che fare?” organizzata dal PCL dell’Umbria, dalla Casa Rossa di Spoleto e dal P.CARC ed erano presenti diversi compagni con la falce e martello nel cuore. Non eravamo in molti, ma questo è un punto secondario. L’aspetto principale (che abbiamo messo in luce nella nostra relazione introduttiva, contrastando le posizioni che portavano a ricavare dalla poca partecipazione la conclusione che “le masse sono arretrate” e a concentrarsi su questo vicolo cieco anziché rendere l’iniziativa un momento di confronto politico e di costruzione) è stata la qualità del dibattito, i temi su cui si è avviato il confronto (a tratti anche acceso e vivace) e, soprattutto, il percorso di conoscenza reciproca che questa iniziativa ha avviato, di dibattito tra diverse organizzazioni e compagni e di costruzione di iniziative comuni.
Oltre a questo, per noi, è stata una scuola sotto molti punti di vista: su come costruire un’iniziativa in una regione dove non siamo presenti, su come sviluppare un confronto pubblico con altre organizzazioni e compagni (per prepararci bene abbiamo organizzato un seminario di studio collettivo prima dell’iniziativa e, dopo, un secondo seminario per approfondire i temi emersi, sviscerarli, rafforzare la nostra conoscenza e assimilazione della concezione comunista del mondo e, quindi, crescere), su come concepire un’iniziativa non come il fine ma come una tappa di un percorso più ampio e articolato di costruzione.
Anche per i compagni dell’Umbria l’iniziativa è stata positiva: nel mese di luglio organizzeremo con la Casa Rossa un secondo appuntamento contro la repressione e con gli operai dell’AST di Terni (uno di loro, che ha partecipato anche al nostro Congresso nazionale, era presente all’iniziativa) organizzeremo un dibattito sull’unità dei comunisti e su come avanzare nella rinascita del movimento comunista.

Il dibattito si è concentrato sull’analisi della fase, sulla via da percorrere per avanzare nella rinascita del movimento comunista e per instaurare il socialismo nel nostro paese. A fronte di tesi come “il movimento comunista è finito in queste secche a causa del tradimento dei capi”, “per avanzare nella rinascita del movimento comunista dobbiamo prima unirci tutti in un grande partito e poi ragionare sulla strada da seguire”, “per capire i motivi della crisi del movimento comunista bisogna fare il bilancio degli ultimi 20 anni, del PRC” abbiamo risposto mettendo al centro i seguenti punti. Il movimento comunista si trova nella situazione attuale perché la sinistra dei partiti comunisti dei paesi imperialisti (la parte più dedita alla causa del comunismo) non aveva una strategia da seguire per costruire la rivoluzione e la concepiva come un avvenimento che “scoppia” a seguito di un moltiplicarsi di proteste, scioperi, mobilitazioni e nel corso del quale i comunisti prendono la direzione delle masse e le guidano alla “presa del Palazzo d’Inverno”. In attesa di questo evento i comunisti dovevano dedicarsi alla propaganda del socialismo, alla promozione di “lotte (rivendicative) più dure” e all’intervento nelle istituzioni borghesi per conquistare diritti politici per le masse popolari. L’esperienza della rivoluzione russa, cinese e, anche, le sconfitte del movimento comunista nei paesi imperialisti mostrano invece che la rivoluzione è un processo che si costruisce, tappa dopo tappa, una guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata condotta dal partito comunista e nel corso della quale nasce e si sviluppa il Nuovo Potere (il partito e il fronte delle forze rivoluzionarie che accumula intorno di sé) che attraverso un susseguirsi di campagne, battaglie e operazioni tattiche toglie terreno al vecchio potere borghese, giunge ad un equilibrio di forze con esso fino a soppiantarlo e instaurare la dittatura del proletariato.

Sono questi errori di concezione della sinistra che hanno permesso il prevalere nei partiti comunisti di quei dirigenti che più subivano l’influenza ideologica della borghesia e perseguivano la “via parlamentare al socialismo” (i revisionisti moderni capeggiati da Togliatti, nel nostro paese) e, a partire dagli anni ’70, di quei dirigenti che hanno abbandonato prima in modo subdolo e poi via via più apertamente l’obiettivo del socialismo e hanno fatto proprio quello di riformare il capitalismo, di renderlo “più umano” (la sinistra borghese, da Berlinguer che alla lotta di classe e alla lotta per il socialismo sostituì la “questione morale”, dunque la l’importanza della rettitudine dei governanti nel capitalismo accompagnata dall’entrata “nell’ombrello della NATO”, fino a Bertinotti che affermò apertamente che “il comunismo è stato un insieme di errori e orrori”).

Il PRC è stato solo l’ultimo tassello, l’ultima tappa di questo percorso. Non è possibile dunque comprendere l’esperienza del PRC se non si fa il bilancio di questo percorso compiuto dal movimento comunista del nostro paese o, addirittura, scollegandolo da esso.
Per rinascere, il movimento comunista deve farlo su basi solide, sulla concezione comunista del mondo e dunque sulla scienza che guida i comunisti. Deve fare tesoro delle conquiste e degli errori compiuti dal movimento comunista nel ‘900 (tirare un bilancio scientifico) ed essere guidato da una giusta analisi della situazione e strategia. La via del “dobbiamo prima unirci tutti in un grande partito e poi ragionare sulla strada da seguire” è perdente: la dimostrazione più evidente è che tutti i tentativi fatti per l’unità dei comunisti negli ultimi venti anni sono falliti e poggiavano esattamente su questa linea. Senza unità ideologica non può esserci costruzione del partito. Ed è proprio su questo che vogliamo confrontarci con tutti i compagni che hanno la falce e martello nel cuore, raccogliendo la proposta di entrare nel merito del bilancio dell’esperienza e della via da seguire, per avanzare nella rinascita del movimento comunista e costruire un’unità dei comunisti veramente solida e vittoriosa, per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

carc

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