Il 23 Maggio si è svolto a Napoli il Forum Euromediterraneo EUROSTOP, un convegno organizzato dalla Rete dei Comunisti – Contropiano, che ha posto al centro della discussione la costruzione di “un’area alternativa euromediterranea per rompere la gabbia dell’Unione Europea”. Il (n) PCI ha prodotto a tal proposito un comunicato che condividiamo e diffondiamo attraverso questa sintesi.

Ci rivolgiamo con quest’articolo ai compagni e i lettori con la bandiera rossa nel cuore, per mettere in evidenza le due strade concretamente possibili che si delineano con sempre maggiore evidenza nel nostro campo: una strada è quella di fare l’“ala di sinistra” dello schieramento borghese, lanciando campagne e agitando rivendicazioni che sono richieste e pressioni (anche radicali) perché il governo faccia quello che non vuole, ma soprattutto non può fare (perché farlo implica rompere, tramite una serie mirata di iniziative energiche, le procedure, regole e leggi del sistema finanziario, bancario e monetario internazionale); l’altra strada è creare le condizioni perché le masse popolari organizzate agiscano da Nuove Autorità Pubbliche che affrontano da subito con misure d’emergenza un periodo di lotte accanite e decisive che sfoceranno nella costituzione del Governo di Blocco Popolare.

La crisi generale del capitalismo si aggrava. Eliminazione dei diritti acquisiti, disoccupazione, povertà, immigrazione, abbrutimento razzista, crisi ambientale, guerra imperversano o incombono sulle masse popolari dei paesi imperialisti. Ribellioni delle masse popolari nei paesi imperialisti, eroica resistenza delle masse nei paesi aggrediti e sfruttati, contrasti intestini rendono impossibile alla borghesia imperialista, al clero cristiano cattolico e ai loro portavoce e amministratori di continuare come ora. Il mondo cambierà: il problema è come cambierà, cioè chi guiderà il cambiamento. Qui si inseriscono i fautori dell’ALBA Euromediterranea. Alla luce di questo corso della cose vanno valutati i loro discorsi.

ALBA è un termine suggestivo: in una fase e in un ambiente dove le narrazioni e affabulazioni sostituiscono il ragionamento e la scienza, è efficace. È un riferimento, all’ALternativa Bolivariana per l’America proposta da Hugo Chavez nel 2001 e attuata a partire dal 2004 con gli accordi tra Venezuela e Cuba a cui poi si sono aggiunti altri paesi dell’America Latina e dei Caraibi (Bolivia, Ecuador, Nicaragua e altri). Nella sinistra borghese e tra i giovani della classi medie il “turismo politico”, sognare di andare o davvero andare a vedere e cercare la rivoluzione “dove c’è”, è una diffusa manifestazione dell’irrequietezza dilagante. Per i praticanti del “turismo politico” ALBA è un nome di richiamo, a prescindere dalle particolari condizioni per cui nell’America Latina Hugo Chavez e altri eminenti rivoluzionari ne hanno potuto fare una forza antimperialista promotrice di trasformazione sociale e politica: le ripetute, ricorrenti rivoluzioni generose ma (salvo che, per ben precise ragioni, a Cuba) sconfitte delle masse popolari, la nausea (al di là della linea gesuitica che segue, Papa Bergoglio è personalmente un caso esemplare, una dimostrazione vivente) di una parte della stessa oligarchia e del clero per la repressione sanguinosa e interminabile guidata dagli imperialisti americani ed europei e dai sionisti, l’appoggio di una parte delle stesse Forze Armate gonfiate dall’oligarchia e dagli imperialisti ai fini della repressione e stanche di sangue e atrocità, la enorme rendita petrolifera e più in generale mineraria che si trattava di sottrarre al lusso e allo sperpero delle oligarchie e del clero e destinare almeno in parte al miglioramento delle condizioni economiche e civili delle masse popolari. Inutile dire che nessuna di queste condizioni né condizioni analoghe esistono nei paesi euromediterranei, di cui trattano i fautori di ALBA euromediterranea.

Secondo i promotori del Forum, la causa principale del catastrofico corso delle cose nel nostro paese è “la gabbia dell’Unione Europea” in cui è rinchiuso. Rete dei Comunisti (…) non dice chiaramente chi ha rinchiuso il nostro paese nella “gabbia dell’Unione Europea” e ve lo tiene. Indicare i vertici della Repubblica Pontificia (i gruppi imperialisti italiani, la Corte vaticana con la sua Chiesa e le organizzazioni criminali) non è di moda e porta dritto ai problemi della lotta di classe e della rivoluzione socialista, ai motivi reali per cui in Italia il movimento comunista non ha raggiunto la maturità di una forza rivoluzionaria, nonostante il generoso e ricco apporto di Antonio Gramsci, nonostante l’eroica resistenza di tanti suoi membri durante il fascismo e la vittoriosa Resistenza culminata nella vittoria di 70 anni fa. Tutto questo è ignorato, negato, denigrato dalla cultura borghese e clericale, nelle sue accademie, circoli, università, case editrici e TV: per andare controcorrente bisogna avere nel movimento comunista la fiducia che per la sua storia merita, ma che non è di casa in Rete dei Comunisti.

Invece anche tra la borghesia, nella sua cultura, ha corso la denuncia della Germania, della Framania, ecc. senza alcun riguardo per le condizioni schiavistiche (da schiavi ben nutriti, ovviamente) in cui la borghesia imperialista tedesca, con il suo governo “di sinistra” Schröder, ha ridotto gli operai e gli altri lavoratori tedeschi ben prima che la borghesia francese o la borghesia italiana cercassero di imitarla.

Rete dei Comunisti non dice chiaramente neanche chi dovrebbe portare il nostro e gli altri paesi fuori dalla “gabbia dell’Unione Europea” e fare l’ALBA euromediterranea. Quali classi, quali forze sociali e politiche? Come tutti i gruppi della sinistra borghese, Rete dei Comunisti sottintende che forze motrici della storia sono gli intelligenti e i colti, quelli che capiscono: loro fanno la storia, non la lotta di classe. Marcuse è il suo maestro, non Mao, Stalin, Lenin, Engels, Marx. Il suo disegno resta affidato alla attuali forze dominanti della cui cacciata i fautori di ALBA euromediterranea non parlano nei loro colti progetti.

Infine impresa nazionale o internazionale? Euromediterranea, PIGS o PIIGS, con l’aiuto dei volenterosi BRICS! Come tutti quelli che non si danno la briga o non riescono a elaborare una strategia per la rivoluzione socialista nel proprio paese, i fautori di ALBA euromediterranea si danno alla rivoluzione internazionale, con Syriza e Podemos che sono anche di moda. In realtà il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi europei, americani e sionisti mostrerà la strada e aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi. L’Italia può essere questo paese. Dipende da noi comunisti: dobbiamo solo avanzare intellettualmente e moralmente abbastanza da essere capaci di mobilitare gli operai a costituire Organizzazioni Operaie nelle aziende capitaliste e il resto dei lavoratori a delle masse popolari a costituire Organizzazioni Popolari nelle aziende e istituzioni pubbliche e nelle zone d’abitazione. Grazie a una rete diffusa nel paese, le OO e OP possono costituire un Governo di Blocco Popolare capace di far fronte con successo a ogni attacco aperto o subdolo, dall’interno o dall’estero.

Vale più che mai il dato di fatto che la borghesia e il clero non sono di per se stessi forti: sono gli operai e gli altri lavoratori che non fanno ancora valere la loro forza.

(…) Le dimensioni del nostro paese, il suo ruolo in Europa, il fatto di essere sede del Vaticano, uno dei pilastri del sistema imperialista mondiale, il suo grande debito pubblico ed estero conferiscono all’Italia la possibilità di diventare il paese imperialista che rompe per primo le catene della Comunità Internazionale dei gruppi europei, americani e sionisti e mostra la strada e apre la via anche alle masse popolari degli altri paesi. Non si tratta di abbandonare l’euro, ma di approfittare dell’euro, delle centinaia di miliardi di euro circolanti in Italia, dell’intricato legame tra le banche e le istituzioni finanziarie e monetarie italiane con quelle europee e americane per dare battaglia. Battaglia che vinceremo se solo avremo mobilitato e organizzato la classe operaia e le altre classi delle masse popolari (…). Dal Comunicato del (n)PCI del 21 maggio 2015.

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