Per anni alcuni intellettuali borghesi anche sedicenti marxisti (Negri, Revelli e altri) hanno cantato la “scomparsa della classe operaia” come soggetto politico in nome del fatto che “gli operai non lottano”. Dopo la battaglia aperta dagli operai di Pomigliano nel 2010 si sono riciclati dietro la tesi che la classe operaia oggi è frammentata e precaria e quindi incapace di azione politica. La capacità di azione politica degli operai non dipende dalle condizioni contrattuali e normative più o meno favorevoli di cui godono rispetto ad altre classi delle masse popolari: gli operai diventano una forza politica solo se la loro avanguardia è organizzata nel partito comunista. 

La costruzione di organizzazioni operaie delle aziende capitaliste (e di organizzazioni popolari delle aziende pubbliche) è il primo passo verso la creazione di una nuova rete di istituzioni del governo del paese. L’azione delle organizzazioni operaie fa leva sul fatto che ogni azienda già oggi

  1. è un centro di produzione di beni e servizi, con specifiche competenze, conoscenze e corrispondenti attrezzature, organizzazione e relazioni;
  2. è un collettivo di lavoratori oggettivamente costituito capace di una vita politica, sindacale e culturale più o meno intensa (l’intensità dipende sostanzialmente dallo stato generale del movimento comunista cosciente e organizzato);
  3. può essere (e in una certa misura comunque già è) un centro di orientamento, di aggregazione, di organizzazione e di direzione delle masse popolari della zona circostante (della lotta di classe e della loro vita, ha strumenti – locali di riunione ed altro- per esserlo: lo si è visto in casi di calamità naturali e di altre vicende) e di connessione di questo con la lotta di classe dell’intero paese.
  1. GLI OPERAI NEL NS PAESE

Nel nostro paese, gli operai (l’insieme dei lavoratori che i capitalisti assumono per valorizzare il loro capitale producendo merci sotto forma di beni e servizi: : non solo i lavoratori delle settore metalmeccanico, ma anche quelli del commercio, dell’agroalimentare, della logistica, dell’edilizia, delle aziende di servizi, ecc.) sono circa 7 milioni, con i familiari e i pensionati fanno circa 17 milioni. Agli operai si aggiungono i lavoratori delle aziende pubbliche che (pur non dipendendo in modo diretto dalle leggi dell’economia capitalista) sono sempre più gestite con criteri manageriali e coinvolte dalle manovre di privatizzazione (passaggio a diventare aziende capitaliste). Per quanto i padroni (e il governo centrale e locale) chiudano e delocalizzino, sono ancora migliaia le aziende abbastanza grandi perché gli operai possano assumere un ruolo sociale e politico, costituendo organismi che mobilitino i lavoratori per assicurare la continuità delle aziende (contro delocalizzazione, chiusura, riduzione dell’attività e dell’occupazione) e che organizzino e mobilitino le masse popolari per la rinascita di tutta la vita sociale, per il risanamento del paese, per la creazione di un nuovo sistema di relazioni sociali.

 

  1. IL LAVORO OPERAIO DEL P.CARC

Il Lavoro Operaio è il settore del lavoro esterno fondamentale, decisivo ai fini della nostra opera per costituire il Governo di Blocco Popolare e arrivare a instaurare il socialismo. Il Lavoro Operaio del P.CARC consiste 1. nella promozione e sviluppo di organizzazioni operaie (OO) delle aziende capitaliste e di organizzazioni popolari  (OP) delle aziende pubbliche che “occupano l’azienda ed escono dall’azienda” fino ad assumere  il ruolo di nuove autorità pubbliche, 2. nella formazione di operai comunisti, 3. nel reclutamento di operai e altri lavoratori avanzati.

 

2.1 La promozione e il rafforzamento di organizzazioni operaie che occupano l’azienda ed escono dall’azienda

In ogni azienda oggi è il padrone (e il governo centrale e locale) che si occupa del futuro dell’azienda. Se ne occupa da padrone, cioè pensa cosa fare per ricavare più soldi dall’azienda vendendola, delocalizzandola, facendo crescere il corso (il prezzo) delle azioni con la distribuzione di utili agli azionisti (a scapito dei salari, degli investimenti in ricerca e sviluppo, della sicurezza e dell’ambiente, ecc.), facendo circolare voci e con altre manovre, spremendo di più gli operai, alzando i prezzi di vendita dei beni e dei servizi. Occorre che gli operai e gli altri lavoratori inizino a occuparsi loro del futuro della loro azienda, senza aspettare che il padrone attacchi: quanto prima iniziano, tanto più forti sono, perché il padrone non ha ancora pronto un altro modo di impiegare il suo capitale, ha bisogno che l’azienda funzioni, deve ingoiare il fatto che i lavoratori si organizzino.

– Bisogna costituire in ogni azienda organismi che si occupino sistematicamente della salvaguardia delle aziende prevenendo le manovre padronali (e del governo centrale e locale) per ridurle, chiuderle o delocalizzarle, studiando in collegamento con esperti affidabili quale è il futuro migliore per l’azienda, quali beni e servizi può produrre che siano necessari alla popolazione del paese o agli scambi con altri paesi, predisporre in tempo le cose. Questo è oggi il primo passo: lo chiamiamo “occupare l’azienda”.

– Ogni OO e OP deve stabilire collegamenti con OO e OP di altre aziende, mobilitare e organizzare le masse popolari, i disoccupati e i precari della zona circostante a svolgere i compiti che le istituzioni lasciano cadere (creare lavoro e in generale risolvere i problemi della vita delle masse popolari), a gestire direttamente parti crescenti della vita sociale, a distribuire nella maniera più organizzata di cui sono capaci i beni e i servizi di cui la crisi priva la parte più oppressa della popolazione, a non accettare le imposizioni dei decreti governativi e a violare le regole e le direttive delle autorità. E’ il contrario che restare chiusi nell’azienda ed è il salto decisivo: lo chiamiamo “uscire dall’azienda”.

 

2.2 La formazione di operai comunisti

L’operaio comunista non è l’operaio che protesta, rivendica o comunque in qualche modo si ribella: milioni sono i lavoratori dipendenti o autonomi, i giovani e gli studenti, le casalinghe e gli immigrati che protestano, rivendicano o comunque in qualche modo si ribellano. Se non fosse così, la rivoluzione socialista sarebbe impossibile. Per protestare, rivendicare o comunque in qualche modo ribellarsi non occorre avere la concezione comunista del mondo: basta la concezione borghese del mondo. Questa, a differenza della concezione clericale (feudale, schiavistica) del mondo, spinge ogni individuo a “esigere ognuno la sua parte”. La coscienza spontanea dell’operaio (e degli altri lavoratori) nella società borghese è infatti una coscienza rivendicativa e all’organizzazione sindacale gli operai arrivano anche senza i comunisti. Per i comunisti l’organizzazione sindacale è uno dei mezzi per fare scuola di comunismo, ma perfino il clero e la borghesia in determinate condizioni promuovono e incoraggiano l’organizzazione sindacale degli operai per contrapporla al movimento comunista. In Italia in certi periodi addirittura abbiamo avuto organizzazioni sindacali bianche più combattive sul piano della rivendicazione sindacale delle organizzazioni sindacali legate strettamente al movimento comunista, ad esempio la FIM-CISL degli anni ’70 del secolo scorso rispetto alla FIOM-CGIL. Noi comunisti non ci arrendiamo e tanto meno ci disperiamo perché nella realtà abbiamo a che fare con organizzazioni sindacali influenzate o dominate dalla borghesia e dal clero o reazionarie: ne approfittiamo per spingere gli operai (e gli altri lavoratori)  ad andare più avanti e la pratica conferma la nostra concezione.

L’operaio comunista è l’operaio che ha un progetto di società da costruire; che da subito, già oggi, mobilita, organizza e dirige gli altri lavoratori dipendenti o autonomi, i giovani e gli studenti, le casalinghe e gli immigrati che protestano, rivendicano o comunque in qualche modo si ribellano; li dirige a rendere la loro azione più efficace fino a costituire una forza capace di dirigere la società, le sue attività produttive di beni e servizi (le agenzie pubbliche che prenderanno il posto delle aziende capitaliste) e tutte le sue attività e di spazzar via gli ostacoli che la borghesia e il clero frappongono a questo risultato; che da subito, già oggi, mobilita, organizza e dirige le centinaia di migliaia di persone di buona volontà (delle classi intermedie e della stessa borghesia) professionalmente preparate che di fronte allo sfascio della società attuale sono disposte a mettersi al servizio delle OO e delle OP e in generale della rivoluzione socialista. Già oggi ci sono nel nostro paese decine di migliaia, probabilmente centinaia di migliaia di persone con un alto livello  professionale nei campi più svariati, che sarebbero felici di svolgere bene il loro lavoro per uno scopo socialmente utile e per le quali è secondaria la quantità di denaro che ne ricavano, una volta che abbiano quanto necessario per una vita dignitosa. L’operaio comunista è colui che mobilita da subito anche queste persone, che dà ad ognuna di esse (al maggior numero di esse) la possibilità di svolgere la loro arte in attività che i comunisti organizzano e promuovono, rompendo i limiti e i segreti che la proprietà capitalista frappone per sua natura alla loro opera.

 

2.3 Il reclutamento di operai e altri lavoratori avanzati

A grandi linee possiamo distinguere quattro categorie di operai e altri lavoratori avanzati

  1. quelli che impersonano la tendenza a ricostruire il partito comunista; è una tendenza che si esprime in vari modi: nell’aderire disinteressatamente a un partito della sinistra borghese anche se non soddisfatti della sua attività, nel legame con i valori e la storia del movimento comunista,  nello sforzo di inquadrare ogni problema particolare in un quadro generale di trasformazione-riforma della società, nella consapevolezza che “bisogna essere uniti”, ecc.;
  2. quelli che esercitano disinteressatamente un ruolo dirigente sui loro compagni nelle lotte di difesa, siano o non siano membri di organismi sindacali;
  3. quelli che in qualche modo si pongono disinteressatamente il compito di unire e mobilitare i propri compagni di classe per risolvere i problemi specifici che via via devono affrontare;
  4. quelli che impersonano altre tendenze positive che si sviluppano tra le masse, come ad esempio quelli che cercano di capire come va il mondo, quelli che sono curiosi di conoscere altre situazioni, quelli che sono curiosi di conoscere programmi e metodi degli organismi politici, quelli che vogliono rendersi utili, ecc.

Sono quattro categorie che non si sovrappongono completamente. In ogni situazione noi comunisti dobbiamo individuare gli elementi avanzati, capire di ognuno in che senso è avanzato (a quale delle quattro categorie appartiene) e sviluppare il rapporto con lui sulla base del suo aspetto positivo, portarlo a conoscere e assimilare la concezione comunista del mondo e ad arruolarsi nel partito o almeno collaborare con esso.

 

  1. LINEE DI SVILUPPO DEL LAVORO OPERAIO

3.1 Rafforzare ed estendere la propaganda  rivolta agli operai e agli altri lavoratori avanzati

Oltre a rafforzare la propaganda nelle mobilitazioni sindacali, va resa sistematica la propaganda davanti alle aziende capitaliste e pubbliche.

Al centro della nostra propaganda vanno messi il GBP e la sua costituzione, la parola d’ordine di “occupare le aziende e uscire dalle aziende”, le mille iniziative di base per far fronte anche solo provvisoriamente agli effetti economici, ecologici, sanitari, morali e intellettuali più devastanti della crisi generale del capitalismo. Dobbiamo andare davanti ai cancelli delle aziende non per “dare consigli” su come rendere più radicali le lotte rivendicative e come sviluppare le rivendicazioni, ma per fare agli operai il pezzo di discorso che i loro dirigenti (di lotta, sindacali, ecc.) ancora non fanno (l’alternativa, il GBP, il socialismo). Dobbiamo cioè dare un contenuto alla “uscita dalle aziende” delle OO: la costruzione dell’alternativa e la formazione di OO e OP là dove non ci sono.

 

3.2 Valorizzare i legami stabiliti con singoli operai e altri lavoratori avanzati

A questo fine è necessario definire, almeno a grandi linee,

  1. con chi partire dalle iniziative per far fronte agli effetti della crisi: in questo caso il nostro compito

– in termini pratici consiste nel portarli a fare cose che vanno nella direzione che noi indichiamo affinché i rapporti di forza si modifichino a favore della costituzione del GBP,

– in termini di orientamento a) far valere che le singole iniziative acquistano senso e forza nell’ambito di un piano d’azione che tiene conto di tutti gli aspetti della situazione e la cui attuazione non dipende da vertici della Repubblica Pontificia e b) trattare limiti e arretratezze che ostacolano la loro azione;

  1.  con chi partire dal bilancio movimento comunista e la via della sua rinascita: in questo caso dobbiamo usare tutti gli spunti e gli appigli per spiegare (e facendolo impareremo a farlo via via meglio e per linee interne) i motivi per cui in nessun paese imperialista i comunisti hanno instaurato il socialismo, i motivi per cui i revisionisti moderni hanno preso la direzione del movimento comunista (il successo dei revisionisti è dovuto agli errori e ai limiti della sinistra: la sinistra si opponeva alla destra, ma non aveva una linea per costruire il Nuovo Potere, quindi i partiti comunisti si sono ridotti a partiti delle rivendicazioni, delle elezioni, delle proteste e delle denunce), l’evoluzione dei revisionisti moderni in sinistra borghese fino al passaggio di una parte della sinistra borghese nel campo della destra borghese e la connessa disgregazione, corruzione e dissoluzione del partito comunista e dispersione delle forze aggregate dal movimento comunista. Il movimento comunista non rinasce ritentando l’assalto al cielo nella speranza che questa volta vada bene, il movimento comunista rinasce superando i limiti e correggendo gli errori a causa dei quali non ha instaurato il socialismo in nessun paese imperialista durante la prima ondata della rivoluzione proletaria.

Per valorizzare ed estendere i legami con gli operai e gli altri lavoratori avanzati bisogna far valere al nostro interno la linea che il nostro lavoro sindacale è in funzione del nostro lavoro operaio.Se non apre a questo, se non ci fa avanzare in questo, il lavoro sindacale che stiamo facendo serve a poco o niente e dobbiamo raddrizzare il tiro. A ogni riunione, incontro, assemblea sindacale dobbiamo partecipare con l’obiettivo di 1) individuare, caso per caso, la sinistra e 2) indicare ad essa proposte concrete (di quel caso) su cui può mobilitarsi. Oggi, proprio per la sfiducia che regna alla base e per l’opportunismo che domina a livello medio e alto, gli operai e gli altri lavoratori avanzati (la sinistra delle OO e OP) non vedono le possibilità d’azione (gli appigli e le fessure) che la situazione presenta, non sanno cosa fare in concreto. Grazie alla nostra coscienza, noi siamo in grado di vedere. Gli altri non sanno cosa fare, noi non siamo ancora propositivi: il primo passo da cui partire è individuare (cercare) la sinistra.

Dopo ogni mobilitazione sindacale dobbiamo chiederci: attraverso la partecipazione ad essa, quali passi avanti abbiamo fatto nel nostro Lavoro Operaio e nella creazione delle condizioni per costituire il GBP? Questo è il criterio per verificare se siamo sulla buona strada o se dobbiamo rettificare il tiro. Se non ne siamo usciti con dei passi avanti nel Lavoro Operaio e nella creazione delle condizioni per il GBP, vuol dire che a quella mobilitazione siamo andati per fare presenza e numero, per coltivare relazioni personali o altri motivi che con il lavoro e gli obiettivi del Partito c’entrano poco o niente, che ci accontentiamo di “essere accettati” e non usiamo ancora il lavoro sindacale per la nostra impresa.

Per valorizzare i contatti con singoli operai e lavoratori avanzati, dobbiamo imparare anche a neutralizzare le manovre (di dirigenti dei sindacati di regime, di dirigenti dei partiti della sinistra borghese e di agenti delle forze dell’ordine) per scoraggiare il legame con noi andando a dire che “siamo collegati a una struttura clandestina”, “siamo contigui alle Brigate Rosse” e simili. Neutralizzare queste manovre significa:

– non aspettare che ci vengano a riferire che “qualcuno dice di voi che…” (o che le insinuazioni abbiano avuto l’effetto che i loro autori si riproponevano, cioè l’allontanamento da noi), ma prendere l’iniziativa di trattare apertamente la questione appena vediamo che il rapporto con un lavoratore ingrana oltre il livello iniziale e ci sono buone possibilità che si sviluppi. Dobbiamo dare per scontato che i lavoratori attivi e collegati a sindacati di regime o a partiti della sinistra borghese vengano “avvisati” che noi siamo “collegati a una struttura clandestina” (o “contigui alle BR”);

– affrontare la questione non per difenderci da insinuazioni e accuse ma per elevare la coscienza dei nostri interlocutori. Significa approfittare di ogni spunto e appiglio per spiegare cos’è la Carovana del (n)PCI e i suoi obiettivi, chi la compone e il diverso compito e ruolo del (n)PCI e del P.CARC (unità e distinzione), per spiegare perché il (n)PCI chiama a formare Comitati di Partito clandestini e far valere a seconda delle caratteristiche del nostro interlocutore

  1. che la lotta di classe è una guerra, un partito comunista che vuole dirigerla fino alla vittoria non può usare gli strumenti che il nemico di classe gli consente di usare, non può vivere e operare nei limiti che il nemico di classe gli consente, ma deve essere autonomo organizzativamente, politicamente, ideologicamente dalla borghesia (quindi clandestino),
  2.  l’esperienza del vecchio PCI durante la Resistenza,
  3.  l’illegalità crescente, la segretezza, le manovre sporche, ecc. con cui la classe dominante ammanta la sua azione,
  4.  il fatto che anche solo per condurre lotte rivendicative “combattive”gli operai e altri lavoratori si organizzano “clandestinamente”.

 

3.3 Promuovere, sostenere e rafforzare i coordinamenti di operai e di altri lavoratori avanzati

Dobbiamo promuovere coordinamenti (e arrivare a portare questo orientamento anche nei coordinamenti promossi da altri) che mettano al centro della loro azione non l’obiettivo di parare gli attacchi del padronato e del governo, ma la continuità delle aziende (cosa possono produrre che serve al nostro paese e per gli scambi internazionali) e quindi la formazione di nuove OO e OP e il rafforzamento di quelle esistenti. Questo implica ragionare sul legame tra la continuità delle aziende e il cambiamento del corso generale delle cose nel paese, quale è questo cambiamento e come contribuirvi, individuare quali mosse fare in questa direzione e iniziare ad attuarle e, in particolare, costruire intorno ai singoli operai avanzati che vi partecipano delle OO.

Coordinamenti di questo genere

– da una parte rispondono alla necessità di organizzarsi (“l’unione fa la forza”) e direttamente, a fronte dei tentennamenti e/o arretramenti delle organizzazioni sindacali, anche quelle combattive,

– dall’altra tengono conto dell’esperienza di vari operai e lavoratori avanzati, cioè che i coordinamenti sorti per difendersi, per darsi manforte uno con l’altro contro gli attacchi del padrone, generalmente all’inizio raccolgono molta gente, poi via via si sfilacciano, si disgregano fino a sciogliersi di fronte all’inconcludenza dei risultati.

Il coordinamento serve a riunire i contatti esistenti; a questi diciamo che bisogna formare OO e OP e, se ci sono, rafforzarle e portarle a uscire dall’azienda, a sviluppare legami con OO e OP esistenti e promuoverne la formazione di nuove, perché la continuità dell’azienda è legata alla continuità dell’economia nazionale e questa esige un governo che la voglia assicurare, mantenere e sviluppare (per questo bisogna uscire dall’azienda, mettersi a mobilitare e organizzare le masse popolari: il governo del paese è una questione che coinvolge anche loro).

Il coordinamento che promuoviamo non è il coordinamento tra P.CARC, PCL, FeM, ecc. (non è un coordinamento di gruppi e partiti) che discutono delle loro linee e divergenze, se aveva ragione Stalin o Trotzki, ecc. Per il confronto sul bilancio dell’esperienza del movimento comunista, sulla strategia e la concezione che guida e sorregge la linea di ogni partito e gruppo, si fanno incontri tra delegazioni di ogni partito e gruppo. E’ un coordinamento di lavoratori di aziende capitaliste, di aziende pubbliche e di esponenti di organismi territoriali, indipendentemente dalla loro appartenenza sindacale e politica, che si occupano di come dare continuità alle aziende capitaliste e pubbliche (e un membro del P.CARC che vi partecipa non nasconde il fatto che lui è del P.CARC, spiega che è lì perché il suo partito sostiene e promuove coordinamenti di operai, lavoratori, ecc. che si occupano di tutelare la continuità produttiva delle aziende, che dice quello che dice perché nel suo partito si studia, si fa bilancio dell’esperienza passata e di quella che tutti i membri fanno nelle loro zone, si tiene conto e valorizza l’esperienza dei gruppi di operai e lavoratori avanzati con cui siamo in contatto e con cui facciamo iniziative comuni, ecc.).

Per promuovere, sostenere e rafforzare i coordinamenti di operai e altri lavoratori avanzati bisogna contrastare al nostro interno la riproposizione della linea “tutto attraverso il fronte” seguita dai comunisti nei paesi imperialisti durante la prima ondata della rivoluzione proletaria: “La linea del Fronte unico proletario e del Fronte popolare antifascista (approvata dal VII Congresso dell’Internazionale Comunista, agosto 1935) nei paesi imperialisti fu applicata come linea di alleanza con forze politiche e sindacali e con classi senza l’autonomia del partito e senza la direzione del partito comunista nel Fronte. Quindi portò il partito comunista a essere continuamente ricattato dai partiti socialdemocratici e borghesi; a dipendere, in una certa misura e in certi periodi, nella sua azione verso le masse popolari dalla collaborazione dei dirigenti e dei partiti socialdemocratici e riformisti; a subordinare al loro consenso la sua iniziativa; a porsi compiti la cui attuazione dipendeva dal loro concorso; a non assumere in prima persona la direzione e a non concepire il movimento come guerra” (da La Voce n. 45, “Quale partito comunista”). Nel nostro caso essa si traduce in posizioni del tipo “se il coordinamento ha deciso una cosa, noi dobbiamo attenerci a quanto deciso dal coordinamento”, anziché  prendere come Partito delle iniziative che rafforzano e completano le decisioni giuste del coordinamento o ne contrastano quelle arretrate, cioè far dirigere l’azione del Partito dal coordinamento anziché il contrario.

 

3.4 Mobilitare le OO e OP in mille iniziative di base per prendere nelle proprie mani l’attuazione della parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”

Sono quattro le vie per attuare la parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”:

  1.  l’autogestione della produzione e l’autorganizzazione del lavoro,
  2.  le ALE: una sorta di imponibile di manodopera ampliando le attività delle aziende pubbliche o partecipate e creandone di nuove,
  3.  l’intervento sui capitalisti: un nuovo capitalista che rileva l’azienda (tipo IRISBUS) o imponibile di manodopera alle aziende capitaliste,
  4.  nazionalizzazione: questa via però presuppone un governo che voglia nazionalizzare, quindi con un governo dei vertici della RP la nazionalizzazione può essere solo un’eccezione; come via generale la nazionalizzazione finché non avremo costituito il GBP non esiste: quelli che la lanciano non per denunciare l’inerzia e la complicità delle Autorità della RP, ma come misura pratica, in realtà vogliono solo cavarsi d’impaccio, non sanno cosa fare. Al punto che alcuni indorano la pillola e dicono “nazionalizzazione sotto controllo operaio”, senza preoccuparsi di spiegare perché operai tanto forti da poter imporre ai padroni il proprio controllo, non prenderebbero addirittura la direzione della fabbrica.

Tra le quattro vie indicate sopra, l’autogestione della produzione e l’autorganizzazione del lavoro costituiscono sicuramente la via di livello superiore, perché educa un ampio numero di operai a organizzare e a dirigere e pone l’iniziativa completamente nelle mani dei lavoratori e delle masse popolari. Ma noi non siamo fautori dell’autogestione e dell’autorganizzazione ad ogni costo e ovunque: promuoviamo una o l’altra delle quattro vie sulla base dell’analisi delle particolari condizioni concrete e con una visione dialettica delle cose.

Quali attività far svolgere a queste vecchie e nuove aziende? Tutte quelle che servono alle masse popolari e alla vita collettiva, che possono dare luogo a iniziative di scambio, collaborazione e solidarietà con altri paesi, che permettono di produrre beni e servizi la cui produzione nel nostro paese è inferiore alle necessità riconosciute.

Gli operai organizzati sono capaci di gestire le aziende (in particolare le grandi aziende)? La gestione delle aziende non è un’arte che gli operai già conoscono (la società borghese per sua natura esclude la massa dei lavoratori dal conoscere e imparare a gestire le aziende), ma è un’arte che gli operai possono imparare. Nell’immediato devono mettere all’opera tecnici e professionisti: gli stessi padroni si servono di tecnici e professionisti per gestire le loro aziende, lo stesso possono fare gli organismi operai solo che tecnici e professionisti lavoreranno secondo direttive stabilite dagli operai organizzati, non saranno più vincolati dal segreto ma dovranno anzi rendere conto agli operai della loro attività e formare gli operai alla gestione delle aziende.

Come finanziare le attività, dove prendere il denaro per pagare fornitori e salari? Tramite due vie: 1. organizzare lo scambio senza intermediazione di denaro (assegnazione o baratto) in tutti i casi in cui è possibile, 2. obbligare le banche a fornire denaro nei casi in cui non se ne può fare a meno. Sembra impossibile costringere le banche a fare tutti i crediti necessari: ma in realtà già adesso ne fanno tanti quanti speculatori, ricchi e clero ne domandano, il mondo è inondato di dollari e di euro creati dai banchieri concedendo crediti. Per ogni proletario il denaro è una quantità ben definita (o ne ha abbastanza o non ne ha abbastanza), ma a livello dell’intera società il denaro (sia quello usato all’interno di ogni singolo paese sia quello usato nei pagamenti internazionali) non è più una merce (oro, argento o altro) che occorre produrre e che quindi esiste in una quantità definita, ma solo credito concesso dalle banche e dalle altre istituzioni monetarie e finanziarie. Il denaro esistente oggi è arbitrario, cioè dipende dalla volontà della classe dominante nel paese e nel mondo. Le banche concedono o non concedono credito a chi lo chiede in base a regole, criteri e abitudini elastici, cioè non fissi ma accettati dalla comunità dei banchieri, dei finanzieri, dei ricchi, tanto vero che hanno creato denaro in misura di gran lunga superiore a quella loro consentita da leggi e regolamenti. Bisogna che le obblighiamo con le buone o con le cattive a continuare in questa pratica, ora però secondo i nostri bisogni. Se gli operai costituiranno le loro direzioni aziendali e imporranno alle banche di continuare a fare per le nuove aziende quello che hanno fatto fino a ieri per gli affaristi e gli speculatori, molto difficilmente i padroni e i vertici della Repubblica Pontificia riusciranno a impedire che il resto delle masse popolari imbocchi il percorso indicato dagli operai e a deviarle su altre strade.


3.5 Usare le iniziative in campo politico promosse dalle organizzazioni sindacali combattive e le competizioni elettorali per estendere e rafforzare il Lavoro Operaio

Le iniziative in campo politico promosse dalla sinistra CGIL (come la “coalizione sociale” lanciata da Landini e dalla FIOM) e dai sindacati alternativi e di base pongono all’attenzione di centinaia e migliaia di operai (in particolare metalmeccanici) e di una parte importante del resto delle masse popolari la questione del governo del paese, contribuiscono a loro modo a mobilitare migliaia di lavoratori ad avere fiducia in se stessi, a organizzarsi e uscire dalle aziende e occuparsi del resto delle masse popolari e così risolvere anche i propri problemi.

Dobbiamo usare le mobilitazioni in campo politico delle organizzazioni sindacali combattive e le competizioni elettorali

– per  propagandare la linea di “occupare le aziende e uscire dalle aziende” e mobilitare per la costituzione di OO e OP

– per sviluppare le mille iniziative di base,

– per promuovere l’uscita dalle aziende delle OO e OP,

– per sviluppare relazioni e rapporti e reclutare operai e altri lavoratori avanzati.

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*