Ad aprile la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato lo Stato italiano a risarcire i danni morali a Arnaldo Cestaro, che in quella sede ha presentato un ricorso per il pestaggio che ha subito nei giorni del G8 di Genova nel 2001 durante l’irruzione poliziesca all’interno della scuola Diaz. La condanna riguarda il trattamento subito da lui e da altri attivisti presenti nella scuola quella notte e il fatto che l’Italia non ha ancora nel suo codice penale una legge che riconosce il reato di tortura. È probabile che ora questa sentenza apra le porte a tanti altri ricorsi che sono ancora pendenti alla Corte Europea, anche in merito alle torture che furono perpetrate nel carcere di Bolzaneto, sempre in occasione del G8 2001 a Genova.

La giustizia a orologeria e la guerra per bande fra gruppi imperialisti. La sentenza della Corte Europea arriva dopo 14 anni da quei fatti. Al netto dei “tempi tecnici” è una infinità di tempo per le agili autorità europee che indicano l’Italia come esempio negativo per i tempi della giustizia (8 anni per la giustizia civile e circa 6 per i processi penali). Ed è un’infinità di tempo anche in relazione alla gravità dei fatti contestati. E’ forse un caso, si trattava forse di una “pratica difficile”, ma in pochi mesi è il secondo “siluro” che le istituzioni europee lanciano contro il governo filo USA Renzi/Berlusconi (a novembre 2014 l’UE condannava il governo ad assumere l’esercito di precari della scuola o almeno a risarcirli), costringendolo a legiferare almeno formalmente secondo le indicazioni impartite. Nel groviglio di interessi particolari che intrecciano il sistema di potere della Repubblica Pontificia i ricorsi contro i crimini di Genova e mille altre questioni aperte diventano strumenti di pressione, sgambetti, ostacoli che una fazione usa contro l’altra. Del resto la giustizia è per la classe dominante un concetto molto meno astratto rispetto a quanto lo sia per le masse popolari, è uno strumento da usare, oltre che contro le masse popolari, per regolare conti in sospeso al suo interno.

L’introduzione del reato di tortura in Italia e la forza occupante del paese. Di fronte alla sentenza della Corte Europea il governo Renzi/Berlusconi deve fare buon viso a cattiva sorte, per gli equilibri e le relazioni nei circoli della finanza evidentemente non può fare finta di niente (come invece vari governi, di Centro-Destra e di Centro-Sinistra hanno fatto, ad esempio, rispetto alla condanna della Corte Europea sulle frequenze televisive occupate abusivamente da Rete 4 a danno di Centro Europa 7, che si è infine conclusa con un risarcimento governativo di 10 milioni di euro – soldi pubblici non di Berlusconi – a Centro Europa 7). A questo va aggiunta l’articolata campagna che da anni ha come protagonisti famigliari delle vittime di Stato, associazioni, organizzazioni umanitarie. Insomma, il governo ha di corsa avviato la discussione in Parlamento sull’introduzione del reato di tortura. La sentenza ha avuto effetto, penserà qualcuno. Macchè…

La legge che con tanta pubblicità sta discutendo il Parlamento è del tutto inadeguata a condannare i responsabili delle torture della Diaz come i trattamenti inumani, violenti, degradanti e assassini subiti dalle vittime di Stato. Dal testo vengono infatti vengono esclusi i comportamenti assunti dagli agenti prima degli arresti, come per esempio nelle operazioni cosiddette di “ordine pubblico”. In parole povere, se subisci abusi, ma non sei in arresto, allora non c’è tortura! Nella sentenza di condanna dell’Europa si mette in evidenza anche l’impossibilità di identificare i responsabili a causa del loro travisamento e dell’omertà messa in atto a tutti i livelli dall’apparato poliziesco; nonostante ciò una legge sui numeri identificativi sulle divise non è neppure all’orizzonte. Come dire, cambiare tutto per non cambiare niente….

Il tentativo di trarsi d’impiccio, poi, il governo ha tentato di portarlo a fondo grazie all’intervento pubblico di un certo Fabio Tortosa, già componente del VII Reparto Mobile di Roma che ha partecipato alla “macelleria messicana” della Diaz. Il celerino ha pubblicato su facebook una sorta di rivendicazione della prode azione, sottolineando che lo rifarebbe “mille e mille volte”, oltre che insultare pesantemente la memoria di Carlo Giuliani. Che sia farina del sacco di Tortosa o che sia farina di un altro mulino di cui lui si è solo assunto la responsabilità di sporcarsi, poco importa: Tortosa è stato sospeso dal servizio (vedremo poi quanto sarà efficace questo provvedimento, che anche dal punto di vista disciplinare fa acqua da tutte le parti) e Alfano chiude il discorso: “Abbiamo fatto il giusto e abbiamo fatto presto!”. Punto e a capo.

Ma al di là dei pesci piccoli, chi in quei giorni assumeva decisioni e coordinava le operazioni non solo ha evitato ogni condanna, ma ha invece fatto una brillante carriera. Facciamo un nome su tutti: De Gennaro, attuale presidente di Finmeccanica. Lo stesso presidente del PD Orfini ha definito vergognoso il fatto che De Gennaro mantenesse la carica. Levandoci le fette di salame dagli occhi vediamo chiaro che quel ruolo se l’è conquistato sul campo, sotto l’ala di Berlusconi, a capo della Polizia al tempo del G8 di Genova e poi come commissario dell’emergenza rifiuti in Campania ai tempi della rivolta di Pianura. Orfini nel giro di 8 ore è stato messo all’angolo da Renzi che ha ribadito “massima fiducia” in De Gennaro. La forza occupante che gli ha dato mandato di governare il paese se ne frega delle condanne della Corte Europea, della legge, della Costituzione e dei principi universali e questo è un altro esempio di come funzionano le cose.

Diritti umani e democratici violati ovunque. La Corte Europea per i diritti dell’uomo (su comando, per interesse, a orologeria e mettendo in conto che vale come il due di picche) ha il ruolo di svuotare con il cucchiaio delle sue sentenze il mare di abusi, soprusi, violenze, oppressione che il sistema di cui è espressione, produce e promuove.

Oggi arriva la condanna per l’Italia, qualcuno prepara le carte per i ricorsi che arriveranno domani dalla Spagna. Arriveranno, se e quando l’evoluzione della crisi lo renderà necessario per condannare l’operato di polizia e apparati repressivi che oggi possono avvalersi della legislazione più repressiva d’Europa (fanno scuola) senza che nessuna autorità europea si metta di traverso: la Legge di Sicurezza Cittadina, che entrerà in vigore a Luglio, sanziona come amministrativi (dunque condanne senza processo) “reati” come la manifestazione non autorizzata, gli assembramenti in luogo pubblico, il manifestare con indosso le divise da lavoro o il riprendere col telefono gli agenti di polizia. In alcuni casi, come manifestare senza permesso in luoghi ritenuti “critici”, può portare a sanzioni fino a 600.000 euro. Succede in Spagna, non in Quatar, lo promuove il governo filo UE più schierato e zelante fra i PIGS (i paesi della UE poveri e impoveriti dalla crisi) che alza la voce contro il governo Tsipras perché deve pagare il debito e deve fare in fretta.

 

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