La lotta contro l’installazione delle parabole militari del progetto MUOS in Sicilia è diventata un esempio della lotta delle masse popolari per far fronte allo scempio del territorio, per la salute pubblica, oltre che contro le guerre di aggressione e per la sovranità popolare sui propri territori (le antenne sono dell’esercito USA). Il recente sequestro dell’impianto da parte della Procura di Caltagirone è il risultato, sicuramente non definitivo, di questa lunga lotta condotta con creatività, determinazione e partecipazione. In particolare mostra i risultati che si ottengono con l’organizzazione di una lotta popolare orientata secondo il principio che è legittimo e legale tutto ciò che è nell’interesse delle masse popolari, al di là delle sudditanze e delle regole scritte e non scritte (non è roba da poco avversare direttamente gli imperialisti USA!), e che non ha esitato ad adottare quella che chiamiamo “mobilitazione su due gambe”: da una parte l’attivismo delle masse popolari e dall’altra, e grazie alla forza d’urto della prima, la spinta a mobilitarsi delle istituzioni locali.

Ricordiamo alcuni passaggi. Non faremo qui un riassunto esaustivo di tutti gli episodi di questa esperienza, ma alcuni punti vanno fissati. Il movimento nacque dopo che, in un primo momento, l’opera fu messa in cantiere dagli imperialisti USA con la complicità del governo italiano e dell’Assemblea Regionale Siciliana, allora presieduta da Raffaele Lombardo. A cavallo fra il 2009 e il 2010 nacquero comitati e coordinamenti contro il MUOS, che spinsero le istituzioni locali a promuovere ricorsi alle autorità giudiziarie in merito alla legittimità dell’opera, che di fatto è situata in un territorio sottoposto a vincolo ambientale assoluto. Dopo varie schermaglie giudiziarie, nell’ottobre del 2012 il cantiere venne inizialmente messo sotto sequestro, per essere poi dissequestrato dopo neppure un mese su istanza dell’Avvocatura di Stato; infatti i governi che si susseguiranno a Roma, da Berlusconi a Monti fino a Letta e Renzi, continueranno a svolgere negli anni il ruolo degli avvocati degli imperialisti USA e dei loro interessi sul nostro territorio, senza alcuna capacità né volontà di opporvisi.

Questo primo sequestro fu un risultato maturato nel contesto di una mobilitazione popolare crescente e massiccia: si formarono i presidi permanenti, si tennero grandi manifestazioni, vennero bloccati i camion diretti alla base militare, inizialmente venne anche impedito il cambio della guardia ai militari americani, vennero mobilitati i sindaci affinché emettessero ordinanze per vietare il transito ai mezzi pesanti diretti alla base e rendessero pubblici tutti i documenti sul MUOS in loro possesso, ecc.

È di questo periodo (ottobre 2012) il cambio di amministrazione alla regione. Lombardo si dimise, coinvolto in un processo per concorso esterno in associazione mafiosa (non sappiamo se nelle sue dimissioni possano aver avuto un ruolo l’incapacità di arginare la mobilitazione ed eventuali pressioni degli USA e delle organizzazioni criminali), e dalle elezioni nacque la nuova giunta, guidata da Rosario Crocetta, esponente del PD con alle spalle una storia nella sinistra borghese (dal PCI al PRC, fino ai Verdi e al PdCI). Nell’Assemblea Regionale (ARS) entrò anche una nutrita schiera di esponenti del Movimento 5 Stelle nelle file dell’opposizione, che svolgeranno un ruolo attivo nelle mobilitazioni di piazza e ne porteranno le istanze nel dibattito politico regionale. Nel frattempo continuarono i tentativi americani di forzare i blocchi dei manifestanti e di far proseguire i lavori, fino a che la montante mobilitazione spinse l’ARS e Crocetta a revocare le autorizzazioni date anni prima all’opera. Siamo a Marzo del 2013.

Dopo pochi mesi, a Luglio dello stesso anno, fu chiaro che la Giunta Crocetta non era in grado di sostenere lo scontro con il governo centrale e gli imperialisti USA. Un dubbio parere dell’Istituto Superiore di Sanità, viziato dalla mancanza di documentazioni oggettive non fornite dagli americani, dichiarava il MUOS e le sue onde elettromagnetiche come non nocive; fu il pretesto che Crocetta utilizzò per fare marcia indietro e annullare le revoche dei permessi. I lavori ripresero sotto la protezione poliziesca.

Intanto il M5S in parlamento lanciava varie mozioni contro il MUOS e i comuni continuarono la lotta giudiziaria, ma la mobilitazione popolare restò sotto traccia e i lavori proseguirono fino al montaggio di tutte le parabole. Attraverso i ricorsi giudiziari arriviamo quindi al nuovo sequestro del Marzo 2015.

Alcuni insegnamenti. Come già abbiamo sottolineato, la storia di questo movimento mostra l’efficacia di quella lotta sulle due gambe che è formata da mobilitazione popolare e intervento nelle contraddizioni delle istituzioni. Inoltre dimostra che la sostanza della lotta che un ente locale muove contro un governo, che lo vorrebbe ridotto ad esecutore delle volontà superiori a danno delle sue prerogative e della sua autonomia, sta nella scelta decisa di quali interessi intende sostenere: o con le masse popolari o con i vertici della Repubblica Pontificia. Infine vediamo che allentare la mobilitazione affidandosi alla via giudiziaria o alla via delle mozioni parlamentari porta al risultato di attendere i pronunciamenti, mentre le opere inutili e dannose vanno avanti.

Prospettive. Chiaramente non è possibile fermarsi alla speranza che questo sequestro metta la parola fine al MUOS. Il movimento ne è consapevole ed ha già rilanciato con nuove mobilitazioni la parola d’ordine dello smantellamento delle antenne installate. Inoltre non possiamo ignorare che questo nuovo sequestro si può inserire nel novero delle grandi e piccole schermaglie e scaramucce che rientrano nel conflitto, presente nel nostro paese più che in altri, fra gli imperialisti USA e gli imperialisti europei, ognuno con la messa all’opera dei suoi tentacoli a livello locale.

La forza del movimento NO MUOS sta nel porre all’ordine del giorno la gestione e la sovranità del territorio, quale potere è legittimo e quale abusivo. Risulta chiaro che la vittoria definitiva può essere perseguita solo rilanciando la mobilitazione, puntando alla trasformazione dei comitati in organismi di tipo nuovo, in nuove autorità pubbliche che prendano in mano la gestione del territorio. Questo è un percorso che ha una prospettiva possibile e concreta di vittoria, inserito nella prospettiva più generale di un movimento che abbia come obiettivo il governo del paese e la rottura con gli imperialisti, che siano USA o UE.

L’esempio dei NO MUOS, così come quello del movimento NO TAV in Val Susa, è di grande importanza per tutte le organizzazioni popolari, ma anche per quelle operaie presenti sul territorio italiano. Infatti diciamo che gli operai e le loro organizzazioni non si possono solo occupare delle questioni sindacali: gli operai sono anche cittadini, hanno bisogno di scuole, sanità, salute, di un territorio libero e sano. Non sappiamo fino a che punto le organizzazioni operaie o singoli operai siano attivi nel movimento NO MUOS. Tuttavia l’esempio di questo movimento è importante perché mostra quali prospettive si aprono ad una lotta che chiama alla mobilitazione tutte le masse popolari di un territorio. È proprio il tipo di processo che devono perseguire le organizzazioni operaie che “escono dall’azienda” e vogliono dare un futuro alle loro aziende e ai territori in cui vivono.

 

no muos

 

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