1. Partiamo dall’esperienza della prima “Carovana Antifascista” a cui avete preso parte tra il 26 ed il 30 Settembre dello scorso anno. Che bilancio ne fate e in cosa si differenzia questo seconda viaggio rispetto al primo? Quali obiettivi vi ponete?
La prima Carovana Antifascista ha avuto un maggior risalto mediatico (nel nostro “mondo”), ed era composta per lo più da italiani, spagnoli, baschi e greci. Dopo di essa l’attenzione mediatica sul Donbass è fortemente diminuita, per questo abbiamo deciso di tornare.. La prima carovana arrivò in un momento particolarmente duro della guerra, subito dopo gli accordi di Minsk, e decidemmo di entrare in Donbass solo con una piccola delegazione per non rompere gli equilibri. Non abbiamo forzato troppo la mano anche perché il nostro era un sostegno principalmente politico, la questione importante era far arrivare i fondi raccolti dalla carovana ai popoli del Donbass. Riuscì ad entrare in Donbass una delegazione di 9 compagni e il resto della carovana restò in territorio russo. Qui facemmo il concerto nella parte del Donetsk sul territorio della federazione russa. La gente ci ha accolto bene anche perché in quelle terre non è cosa da tutti i giorni vedere persone straniere che vengono a portare la propria solidarietà; ci hanno ospitato con gioia, abbiamo conosciuto vecchi generali dell’Armata Rossa commossi dalla nostra presenza e abbiamo visto la grande solidarietà che i partiti comunisti della Russia promuovono: inviano gli aiuti in Donbass una volta a settimana e in quelle zone hanno un forte radicamento, controllano diverse amministrazioni locali e sono radicati tra le masse. Insomma la prima Carovana andò relativamente bene. L’idea della seconda carovana era quella di chiudere il cerchio della prima, portando la solidarietà dei gruppi comunisti esistenti in Italia e approfittando della carovana per creare un legame tra i gruppi comunisti italiani e i comunisti del Donbass. Inoltre nella seconda carovana ci sarà una più grande partecipazione internazionale, ci saranno forze da tutta Europa.

Qual è il ruolo del movimento comunista nelle mobilitazioni popolari in corso? Come vive, nel cuore e nella mente del popolo ucraino, l’esperienza del socialismo? E che differenze ci sono, da questo punto di vista, tra le regioni del Donbass e quelle occidentali?
La gran parte dei lavoratori che abbiamo conosciuto in Donbass non si definivano ucraini ma sovietici o al più russi. Vedere quel mondo con i propri occhi fa effetto: ci sono ragazze che a 20 anni fanno le cecchine e tutta la popolazione, di qualsiasi orientamento politico, è coinvolta nella guerra. Noi da comunisti andremo lì ad appoggiare le masse popolari e ad infondere fiducia in chi sta combattendo, con spirito antifascista ed anticapitalista. Tuttavia la realtà del Donbass è molto complessa: se la Resistenza in Italia è stata fatta da un fronte politico eterogeneo, un discorso simile vale per il Donbass; nelle milizie popolari e più in generale tra le masse popolari c’è una forte componente antifascista e comunista (molti combattenti provengono dalla Russia e per questi quel territorio è legittimamente russo) ma non mancano combattenti di correnti e idee diverse (famoso è il caso del fascista Palmeri che combatte nel Donbass). Allo stesso tempo se da una parte la gran parte degli oligarchi ucraini è schierata con il governo di Kiev ce ne sono anche alcuni che sostengono la lotta delle Repubbliche Popolari. Dal sostegno di questi ultimi dipende spesso il differente, migliore o peggiore equipaggiamento militare delle milizie; i governi di Lugansk e Donetsk cercano di mantenere gli equilibri: sono arrivati a proclamare la costituzione dei soviet ma poi il PC non si è potuto presentare alle elezioni, questo a dimostrazione di quanto sia contraddittoria la situazione. Cercheremo di capire meglio come si è evoluta la situazione con questa seconda carovana.
Il Partito Comunista Ucraino sembrava forte, ma se fosse stato veramente così non ci sarebbe stato quello che è successo a Maidan con la conquista della piazza da parte dei fascisti; evidentemente la sua forza era principalmente elettoralistica (le sue percentuali si aggiravano attorno al 19%), e non sappiamo quanto fosse effettivamente presente nelle lotte sociali. Il popolo ucraino delle regioni sottoposte al governo di Kiev non ha la reale percezione di quello che sta accadendo nel Donbass, gli viene occultato tutto dal sistema mediatico, così come accade in Italia (vergognoso il fatto che nessuno, a partire da Renzi e dalla Mogherini, abbia preso posizione su ciò che accadde un anno fa nella casa dei sindacati ad Odessa). La propaganda anticomunista è forte e si intensifica: di recente la Tymoschenko ha esortato ad attaccare quanti scenderanno in piazza per festeggiare il Giorno della Vittoria contro il nazifascismo. In questa situazione il Partito Comunista Ucraino è stato messo fuori legge ma resiste una rete clandestina di comunisti nelle regioni occidentali.

3. A quanto ci risulta, nelle regione del Donbass, dall’inizio della guerra, non vengono più pagati stipendi e pensioni. Vorremmo approfondire l’inchiesta su come prosegue la vita economica delle masse popolari in quelle aree, che possiedono una buona parte delle industrie dell’intera Ucraina. E in generale, qual è il ruolo della classe operaia nelle mobilitazioni contro la giunta golpista di Porošenko?
Prima di tutto occorre considerare che l’attacco imperialista era premeditato e studiato nei minimi dettagli. I progetti partono da molto prima del 2014. Ci sono gruppi imperialisti americani che hanno acquistato terre immense nell’Ucraina orientale. Lo stesso Donbass, che è una zona ricca di miniere e in cui ci sono molte materie prime che erano al centro degli obiettivi degli imperialisti: il loro obiettivo era la distruzione di tutte le infrastrutture, bloccare la produzione, far sì che le masse popolari se ne andassero e mettere i ribelli nei campi di concentramento. Ad oggi le uniche fonti produttive rimaste nel Donbass sono le miniere; per il resto, le infrastrutture sono state tutte distrutte e attualmente, non appena la gente si organizza per riparare i danni, i loro tentativi vengono subito bloccati dai bombardamenti. Le uniche cose che i cittadini riescono a garantirsi sono le scuole, gli ospedali, e in una certa misura i trasporti pubblici; le pensioni sono state tagliate e si sono sviluppate addirittura alcune forme di baratto per far fronte ai problemi. Con la seconda carovana avremo modo di raccogliere maggiori informazioni anche su questi aspetti. Di certo la lotta in corso in Donbass coinvolge tutto il popolo della regione e la classe operaia. Dalle notizie che abbiamo ci risulta di milizie che a turno, una volta a settimana, inviano propri uomini a svolgere lavoro volontario nelle miniere.

5. Vogliamo concludere quest’intervista con gli occhi rivolti alle masse popolari in Italia. Da comunisti, sosteniamo che la più alta forma di solidarietà internazionale consiste nel costruire la rivoluzione ed instaurare il socialismo nel nostro paese. E’ qui che dobbiamo e possiamo rompere le catene della comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti, ed è con questo spirito che sosteniamo ogni iniziativa che contribuisca alla solidarietà internazionale tra i popoli ed alla rinascita del movimento comunista.
Qual è la vostra posizione a riguardo? A vostro avviso, che contributo può dare la vostra spedizione in Ucraina alla rinascita del movimento comunista in Italia?
Abbiamo bisogno di avanguardie, di parole d’ordine forti e di volontà di combattere, e dobbiamo scrostarci da tutte le concezioni sbagliate che ancora ci portiamo appresso, sull’esempio di Gramsci e degli altri grandi dirigenti comunisti del passato. Certo facciamo i conti con i molti errori che si sono accavallati negli ultimi anni: il PRC è stato una speranza per tanti ma si è sfasciato con il tempo, stava in Parlamento ma ha fatto la guerra alla Jugoslavia.
Le condizioni di vita stanno peggiorando sempre di più in Italia, c’è il modello dei paesi dell’ALBA che oggi offre una prospettiva a tutto il mondo. Noi oggi proviamo a
rafforzare la solidarietà tra le masse popolari del Donbass e quelle dei paesi occidentali. La carovana può unire tante persone che in Italia sono divise e invece si ritrovano a combattere insieme sul piano internazionale. Ci piacerebbe che i componenti della carovana italiana rafforzassero l’impegno per mettersi insieme e ricostruire un Partito Comunista.

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I combattenti della Novorossia dicono che stanno combattendo per noi oltre che per loro, quindi anche noi dovremmo fare qualcosa. Da operai ciò di cui siamo sicuri è che l’unica soluzione è la rivoluzione.

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