A gennaio la fanfara dei media di regime intonava il ritornello del “miracolo Melfi” ad opera di quei “sant’uomini” di Marchionne e Renzi, con le loro 2000 nuove assunzioni nello stabilimento Fiat SATA della Basilicata. A fine gennaio però un gruppo sparuto di RSA dello stabilimento, non cede al ricatto della CIG né alle minacce di rappresaglia padronale, inizia a indire sciopero contro i sabato e le domeniche di straordinario obbligatorio. Le adesioni sono qualche decina, ma al contempo ferie e malattie di sabato e domenica si moltiplicano. Le RSA non si arrendono nemmeno dopo la canea scatenata sulle sole cinque adesioni allo sciopero nello stabilimento di Pomigliano e dopo che la direzione FIOM ha smesso di indire sciopero, vanno avanti e le adesioni crescono costantemente. I media tacciono su quanto sta accadendo all’interno dello stabilimento modello del piano Marchionne e del Jobs Act di Renzi, ma tramite contatti scambiati tra compagni inizia a diffondersi la notizia.

A febbraio gli scioperi vanno avanti settimana dopo settimana, iniziano ad arrivare sostenitori dello sciopero ai cancelli. Noi siamo andati a Melfi la prima volta il 26 febbraio per sostenere l’iniziativa delle RSA e propagandare la parola d’ordine di organizzarsi e coordinarsi per costituire il Governo di Blocco Popolare. Questa prima spedizione ha avuto un esito positivo: nel cosiddetto “prato verde di Fiat” non solo abbiamo diffuso 30 giornali ma abbiamo anche ricevuto la solidarietà dagli operai quando la polizia è intervenuta per fermarci (tentando invano di farci desistere dal volantinare e megafonare la nostra proposta agli operai) e il giorno dopo ci hanno inviato un video che riprendeva la nostra opera e le forze dell’ordine al servizio di Marchionne. Abbiamo toccato con mano che il malcontento è tanto: uno dei pullman che trasportano gli operai da e per lo stabilimento si è fermato perché c’erano troppe persone a bordo e i lavoratori sono scesi a prendersela con le forze dell’ordine che stavano identificando noi. Allo stesso tempo abbiamo visto che la lotta si relazionava poco con l’esterno, poco si diffondeva la conoscenza di quanto stava avvenendo nello stabilimento e la notizia degli scioperi era praticamente sconosciuta anche nel territorio circostante la fabbrica, quindi con i nostri contatti abbiamo insistito sull’importanza innanzitutto di costruire una rete di sostegno anche esterna allo stabilimento. Nei giorni successivi abbiamo diffuso il comunicato “gli operai di Melfi non sono soli” via internet e all’iniziativa teatrale organizzata da un gruppo di cassintegrati Fiat di Pomigliano, abbiamo ricontattato i compagni dello stabilimento di Melfi con cui abbiamo ragionato che per rafforzare la lotta contro gli straordinari obbligatori bisogna costruire una rete di sostegno e solidarietà agli operai in lotta e connettersi con le altre organizzazioni operaie e popolari del territorio, costruire un coordinamento operaio con gli operai degli altri stabilimenti FCA.

All’assemblea di annuncio dei nuovi turni, i delegati firmatari del contratto aziendale sono stati aggrediti dai lavoratori che giustamente li hanno chiamati “venduti” e questa volta il video che rendeva pubblica la “rottura del miracolo Melfi” ha fatto il giro del paese tramite il sito del Fatto Quotidiano. Da Cervia, dove si teneva l’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate FIOM, alcuni operai di altri stabilimenti FCA ci hanno chiamato per sapere cosa dicevano gli operai di Melfi… perché intanto lì in assemblea si era sparsa la notizia degli scioperi e vari delegati esprimevano solidarietà alle RSA che avevano avuto il coraggio di farlo!

La settimana dopo, ci hanno chiamato da Melfi per proporci di organizzare un volantinaggio congiunto con altre forze il 14 marzo, durante l’ultimo sabato lavorativo obbligatorio prima dell’entrata in vigore dei 20 turni. Su forte spinta delle RSA il Sindacato è un’Altra Cosa nazionale ha pubblicato un appello a partecipare alla mobilitazione e sono arrivate adesioni e comunicati di solidarietà da diverse fabbriche del paese. Landini che aveva stoppato gli scioperi è stato costretto ad andare a Melfi subito prima del 14 marzo e a dire agli operai che “la FIOM è contraria allo straordinario obbligatorio”. Noi abbiamo diffuso l’appello, propagandato l’iniziativa del presidio a Melfi tra gli altri nostri contatti operai del Porto di Napoli, della Nuova Sinter, delle aziende partecipate, degli stabilimenti FCA della provincia di Avellino, del Sindacato Lavoratori in Lotta e invitato anche alcuni esponenti del M5S a partecipare.

Il risultato di tutto il lavoro preparatorio è stato che al presidio c’erano alcune RSA della FIOM da Termoli, della SEVEL e di altre aziende, gli esponenti del coordinamento napoletano lavoratori e lavoratrici in lotta, i cassintegrati e licenziati FIAT, delegazioni del Sindacato è un’Altra Cosa, dell’USB, del SLL, del Si Cobas, della CUB, il comitato lucano NO TRIV, compagni dell’ISKRA, esponenti del M5S (la maggioranza attivisti provenienti da varie zone, poi sono arrivati anche due deputati, Mirella Liuzzi e Vito Petrocelli), del PRC, di Sinistra Anticapitalista e del PCL. Una squadra di 15 nostri compagni è andata a Melfi, abbiamo raccolto decine di nuovi contatti operai dello stabilimento ma anche di esponenti del movimento No Triv della Basilicata e del M5S, sono state diffuse 80 copie del giornale e 2.000 volantini. La parola d’ordine di iniziare a costruire iniziative coordinate (al di là dell’appartenenza a sigle sindacali) tra i diversi stabilimenti FCA del paese è stata apprezzata e condivisa soprattutto dagli operai, dalle RSA degli stabilimenti di Termoli e dell’indotto di Melfi presenti. Farlo non è scontato e non nascerà spontaneamente, occorre perseguire l’obiettivo con metodo e scienza, organizzandosi di nuovo forti degli insegnamenti dell’esperienza e guardando al prossimo possibile traguardo. Avanzando passo dopo passo, ma con una prospettiva chiara.

Ora bisogna costruire delle prime iniziative pilota di questo coordinamento, iniziare da cose semplici e fattibili, come volantinaggi congiunti e soprattutto coinvolgendo altre RSA e operai. Far crescere e montare la possibilità concreta di coordinare le mobilitazioni negli stabilimenti FCA sparsi sul territorio, a cominciare da quelle avanguardie che esistono già, sono mobilitate e sono di esempio per altri che verranno in seguito a queste azioni, a cominciare da quelli che il 14 marzo sono venuti a Melfi da altre regioni. Aderire e a far aderire alla manifestazione del 28.3 lanciata da Landini, approfittandone per far conoscere quello che gli operai stanno facendo a Melfi, mostrando che è possibile farlo e accendendo così la fiamma in altri. Bisogna discutere di politica, studiare e ragionare con gli operai. Riprendere il filo rosso che la degenerazione del PCI prima e della CGIL poi ha interrotto, ridare gli strumenti intellettuali di analisi dell situazione generale e particolare, di elaborazione degli strumenti della loro lotta, su come costruire un organismo operaio in fabbrica, come abbiamo preso a fare subito dopo Melfi al Porto di Napoli, studiando con un gruppo di lavoratori l’esperienza del Consiglio di Fabbrica della Philco degli anni ‘70.

Da sola Melfi non può vincere contro Marchionne, ma insieme agli altri operai, agli organismi popolari, alle reti e ai movimenti può piegare Marchionne e i governi suoi amici, può costruire l’alternativa di governo che serve a tutte le masse popolari. E’ un fatto, ad esempio, che i NO Triv siano venuti a Melfi a dare solidarietà agli operai: perché la questione è di tutti, perché la fabbrica serve al territorio e serve un ambiente sano in cui vivere, perché ormai è sentire comune che i problemi sono interconnessi. Il futuro dobbiamo costruirlo con le nostre mani senza delegarlo a politicanti di turno o santi in paradiso.

Il 14 marzo è stata un’esperienza importante perché ha mostrato che dipende da ciascuno di noi, ha dato fiducia che possiamo contare sulle forze delle masse popolari e che è possibile organizzare delle iniziative comuni anche senza appoggi in alto. Ha mostrato anche il ruolo dei lavoratori avanzati e dei comunisti per rafforzare le lotte e a dar loro una prospettiva, per vedere le sinergie e le concatenazioni tra le varie azioni. Con un obiettivo e un progetto che va oltre la singola vertenza perché è la soluzione che serve a tutte le vertenze, che va oltre il presente immediato e guarda già al passo successivo da fare, si sviluppa un processo collettivo in cui tutte le iniziative acquistano un senso e un valore: non c’è concorrenza o veti incrociati, ma tutto contribuisce (in maniera cosciente o meno è secondario) allo sviluppo della storia nella direzione giusta, quella che costruisce un’alternativa.

Una parentesi: gira voce che Landini si sia incazzato per quanto avvenuto sabato 14 alla Fiat SATA di Melfi e che abbia minacciato di far rientrare in produzione alcuni funzionari FIOM che hanno appoggiato l’iniziativa delle RSA di Melfi. Il criterio in base a cui bisogna regolarsi di tronta a tali minacce è se l’iniziativa del 14 marzo ha rafforzato o meno la lotta degli operai di Melfi, non se l’iniziativa del 14 marzo rischia di far tornare in produzione questo e quel funzionario. Sono decine e decine gli operai che hanno perso o rischiano il posto di lavoro per essersi messi alla testa delle lotte delle fabbriche senza cedere a minacce o lusinghe… alla Fiat Sata di Melfi lo sanno bene. Dirigenti della sinistra sindacale che si fanno legare le mani dalle regole o che non fanno quanto la base li chiama a fare non servono a nessuno. Non è tempo di vivacchiare nelle pieghe e nella piaghe della crisi politica e sindacale, chi a Melfi sta sulla linea a fare i 20 turni non ha tempo di aspettare gli indecisi, migliaia di operai non possono “stare buoni” per salvare il posto di qualcuno, di nessuno.

La Segretaria della Federazione Campania

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