Il compagno Marco Lenzoni, aderente al Comitato di Salute Pubblica di Massa, qualche giorno fa è stato condannato dal tribunale di Massa a otto mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 3.000€ (più il pagamento delle spese processuali) per aver difeso uno striscione antifascista che riportava la frase “Ricordiamo il 25 Aprile sbarrando la strada al fascismo oggi”, dal tentativo di sequestro. Infatti il 22 aprile 2010 durante un presidio di propaganda di una manifestazione antifascista che si sarebbe svolta pochi giorni dopo, la vigilessa Ardito Flora del Comune di Massa, visto lo striscione, ha cercato di sottrarlo a Marco e strattonandolo ha denunciato di essersi fatta male ad un dito. Andata al Pronto Soccorso è stata giudicata guaribile in 5 giorni (procedura standard, quando non viene riscontrata nessuna lesione di particolare entità!). Da qui è partito un processo, che poi è terminato con la condanna e addirittura con la costituzione parte civile del Comune di Massa e della stessa Ardito con ulteriori 3.000€ di danni, visto che la vigilessa è riuscita a farsi prorogare l’infortunio per altri 40 giorni (per un trauma che al Pronto Soccorso non era stato rilevato!).

Perché tutto questo accanimento per un fatto (l’affissione di uno striscione che inneggia alla Resistenza partigiana) che non rappresenta nemmeno un reato? In una città come Massa, in cui le Istituzioni non fanno nulla per vietare l’agibilità a organizzazioni apertamente fasciste come Casa Pound, che pure sono state artefici di azioni violente? Oppure contro gli esponenti di Forza Nuova che dissero, durante un dibattito pubblico in una sala comunale, che “le ragazze di sinistra vanno stuprate, tanto poi abortiscono”? Perché il Comune di Massa non si è costituito come parte civile contro i dirigenti sanitari che hanno rubato fino a creare un buco di 400 milioni di euro nelle casse della Asl? Perché Volpi non dichiara che si costituirà parte civile contro l’attuale presidente della Regione attualmente indagato per il buco dell’ASL di Massa? La risposta è che anche un’Amministrazione che si presenta come democratica ed onesta, ma non rompe con le regole scritte e non scritte del teatrino della politica borghese, finisce per comportarsi allo stesso identico modo di un’ Amministrazione di destra. Userà allo stesso modo l’arma della repressione contro le masse popolari, difenderà strenuamente gli interessi dei ricchi, manterrà i privilegi dei principali centri di potere! E questo sta facendo l’Amministrazione Volpi!

Questo evento deve servire da lezione a quanti ancora mantengono delle illusioni sulla possibilità di cambiare le cose e magari uscire anche dalla crisi, seguendo le regole che la borghesia ha dettato (e che lei per prima non rispetta, quando le fa comodo). Oggi per far valere un’effettiva giustizia sociale, per mantenere i posti di lavoro (lavoro utile e dignitoso) e crearne di nuovi, per bloccare la devastazione del territorio e porre rimedio al dissesto idro-geologico, per rispondere a tutte le necessità delle masse popolari è necessario mettere al centro l’interesse collettivo rompendo con le imposizioni del Governo centrale e dell’Unione Europea. Se un’Amministrazione non fa questo, non importa con che veste, che colore e che buone intenzioni si presenti, ma finirà per colpire gli interessi della collettività a favore di pochi potenti.

Per questo l’Amministrazione Volpi a Massa non è diversa da quella di Zubbani a Carrara, che oggi è (giustamente) al centro della contestazione da parte dell’Assemblea Permanente che per tre mesi ha occupato la sala di rappresentanza del Comune di Carrara e che anche oggi (nonostante sia stata sgomberata dalla sala) continua a dare battaglia alla Giunta del sindaco Zubbani.

Non dobbiamo aspettarci nessuna soluzione positiva da chi vuole mantenere in piedi questo sistema di sfruttamento e distruzione.

Oggi noi viviamo in un periodo di crisi, eppure c’è una sovrabbondanza di merci, c’è gente senza casa, eppure sono tanti gli alloggi di proprietà pubblica lasciati vuoti a marcire, ci sono tanti disoccupati, eppure sono tantissimi i lavori da fare!

Marco, che oggi è condannato per aver difeso la Resistenza, è noto anche per il suo impegno nel Comitato di Salute Pubblica e in particolare per essersi ribellato alle norme anticostituzionali e profondamente ingiuste della Asl, per cui chi non ha i soldi per pagare preventivamente il ticket sanitario non può accedere a visite ed esami. Noi diciamo che bisogna seguire l’esempio di Marco, perché di fronte ad un sistema ingiusto il primo passo è l’insubordinazione.

È giusto prenderci le case che sono lasciate chiuse dalle Istituzioni! È giusto mettere in campo scioperi al contrario e fare i lavori che sono necessari per il benessere della collettività! È giusto difendere i valori come quello della Resistenza, che le Istituzioni cercano ormai di chiudere in un museo e cancellarlo dalla memoria delle masse popolari!

Quindi siamo dalla parte di Marco e diciamo che ogni espressione di solidarietà nei suoi confronti indebolisce l’attuale classe dirigente, che è espressione di ricchi e potenti

 

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