coordinarsi

I blindati della celere e le jeep dei carabinieri che presidiavano i cancelli della ex FIAT di Pomigliano ora FCA durante le elezioni delle RSU svoltesi tra il 18 e il 20 febbraio scorso sono una piccola ma significativa dimostrazione del livello di decadenza raggiunto dagli istituti dalla democrazia borghese: la classe dominante permette agli operai di votare i loro rappresentanti in fabbrica, ma tra le organizzazioni sindacali che decide lei (alcune infatti sono state escluse: la FIOM e lo SLAI COBAS) e comunque sotto la vigilanza delle forze dell’ordine.

E’ una manifestazione della debolezza della classe dominante che a ogni consultazione, di qualunque tipo (salvo votazioni per Sanremo e le eliminazioni dal Grande Fratello!), teme l’iniziativa delle masse popolari: contestazioni, dimostrazioni, proteste per le continue e pressanti violazioni delle regole che essa stessa ha imposto. E’ anche, allo stesso tempo, la manifestazione che il suo potere poggia sempre meno sulla partecipazione (convinta o rassegnata) delle masse popolari e sempre più sul ricatto, sulle minacce, sulla violenza.

La fotografia di quei blindati e di quelle jeep fuori dai cancelli della fabbrica di Pomigliano è sempre più la fotografia della società; la questione diventa ancora più chiara vista attraverso la mobilitazione contro il TAV in Val Susa (vedi articolo a pag. 4). Di esempi ne potremmo fare tanti. Nel settore della logistica polizia e carabinieri vengono schierati a picchiare i lavoratori per impedire che sia applicata una legge dello Stato: il CCNL. Quotidianamente un numero imprecisato di forze di polizia viene mobilitato per sfrattare famiglie e il governo, benché costretto a un repentino e temporaneo dietrofront, decreta che le case popolari debbano essere vendute all’asta.

Più si allarga il discorso, più si prendono in esame ambiti e contesti diversi, più diventa chiaro che i vertici della Repubblica Pontificia hanno sempre meno autorevolezza e legittimità. La commistione di interessi e poteri e la lotta fra fazioni (Vaticano, Organizzazioni Criminali, imperialisti USA e sionisti, interessi della UE, fazioni di padronato) logora anche la loro autorità. Agiscono come una forza occupante che sta distruggendo una dopo l’altra le conquiste e i diritti, che saccheggia le risorse del paese e spreme lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, che in nome del profitto e della razzia abdica al ruolo di organizzatore della vita sociale ed economica delle masse popolari e di promotore della coesione sociale. Riescono a tenere in mano il paese facendo sempre più ricorso alla repressione e all’uso massiccio e dispiegato della propaganda di guerra (intossicazione dell’opinione pubblica, diversione). Governano principalmente perché le masse popolari non hanno ancora sufficiente forza, organizzazione, coscienza collettiva per rovesciarli, non sono ancora capaci di prendere in mano la società.

In ogni contesto e in ogni ambito, in ogni settore e in ogni zona nascono, si sviluppano, si attivano, crescono (e in certi casi, anche, muoiono e si disgregano o si trasformano) organismi popolari, reti, coordinamenti che in modo indipendente e autonomo dai partiti della sinistra borghese (che hanno perso seguito e credibilità, sono alla coda della mobilitazione popolare) e dai sindacati di regime (i cui vertici assumono sempre più apertamente un ruolo di “pompieri” della mobilitazione operaia salvo poi attivarsi quando sono costretti dalla base) promuovono mobilitazioni, campagne e iniziative per rivendicare diritti e condizioni di vita migliori, per chiedere a governo, autorità e istituzioni provvedimenti adeguati a far fronte alla crisi. Il principale limite di questa mobilitazione, diffusa e capillare, sta nel fatto che si sviluppa principalmente come richiesta a chi governa di governare diversamente. Ma se chi governa fosse disposto a farlo diversamente (cioè in modo da affermare gli interessi delle masse popolari) non avrebbe ricevuto il mandato di governare dai vertici della Repubblica Pontificia. Non si tratta, per la classe dominante, di “capire o non capire” come governare meglio. Non si tratta delle caratteristiche individuali di questo o quell’esponente delle autorità. E’ una questione di interessi: i vertici della Repubblica Pontifica governano secondo le leggi proprie della società capitalista, sono vincolati a perseguire in ogni modo e a ogni costo i profitti, sono spinti dal complesso delle relazioni sociali della società borghese ad anteporre in ogni modo e in ogni contesto gli interessi della loro classe, opposti e inconciliabili con gli interessi delle masse popolari. Tra di loro primeggia chi li persegue con meno scrupoli.

Se e quando con la mobilitazione un settore delle masse popolari riesce a ottenere delle conquiste, queste sono temporanee e parziali. Spesso finiscono con il ledere i diritti e gli interessi di altri settori popolari: la classe dominante trasforma sistematicamente le contraddizioni fra sé e le masse popolari in contraddizioni fra gruppi e settori delle masse popolari. Se un gruppo di operai riesce a contrastare la chiusura di un’azienda, spesso il padrone chiude una filiale o un’altra azienda. Se un gruppo di cittadini riesce a vincere la battaglia contro l’inquinamento e l’avvelenamento del territorio per mano di un’azienda, spesso avviene in contrapposizione con il diritto al lavoro (l’azienda inquina? Se costretto a rimediare e anziché rimediare, il padrone la chiude e delocalizza). Casi come questi e analoghi si presentano quotidianamente. Ogni lettore ne conosce qualcuno.

Vuol dire allora che è sbagliato condurre delle lotte rivendicative? Tutt’altro. Le lotte rivendicative sono giuste e necessarie, sono la prima, elementare e istintiva forma della lotta di classe. Bisogna moltiplicarle, promuoverle, appoggiarle. Ma bisogna fare di ogni lotta rivendicativa il punto di partenza per creare e rafforzare le condizioni necessarie per costituire il Governo di Blocco Popolare. Non è una questione che riguarda “solo noi”, è un compito a cui possono e devono contribuire tutti coloro che hanno chiaro (almeno a un certo grado) che ogni lotta rivendicativa trova soddisfazione, raggiunge i suoi risultati, li consolida e li sviluppa solo nel solco della lotta per trasformare la società, che in ogni lotta rivendicativa vive, in forme particolari, la questione del governo del paese, che è la sintesi superiore di ognuno di esse.

Sono tanti quelli che, quando parliamo di governo di emergenza popolare, rispondono “sarebbe bello, ma non è possibile”, “sarebbe bello ma non ce lo lasceranno fare”, “sarebbe bello ma chi lo fa?”, “sarebbe bello, ma come si fa?”. La verità è che non ce lo regala nessuno e che per costruirlo le masse popolari devono contare sulle proprie forze e su quelle tendenze che esistono già, valorizzandole ed estendendole.

Guardiamo quello che succede nelle fabbriche: gli operai fiorentini e pisani (vedi articolo a pag. 6) prendono pubblicamente posizione e portano come esempio i cinque operai della FIOM di Pomigliano che sabato 14 febbraio hanno scioperato contro il lavoro straordinario e il sabato lavorativo imposti nonostante circa 2.000 operai fossero ancora in cassa integrazione, sciopero proclamato dalla FIOM. Pochi cinque operai? Gli operai fiorentini e pisani li portano invece come esempio per tutti gli operai che non hanno scioperato a Pomigliano e come esempio a tutti gli operai del paese.

A Bergamo in “una fabbrichetta di 70 persone” (vedi articolo a pag 5) gli operai si sono organizzati, hanno studiato il ciclo produttivo e hanno autogestito completamente la produzione per otto mesi… operai “di una fabbrichetta” che hanno fatto un’esperienza che fa scuola, che dimostra praticamente quello che intendiamo con “occuparsi dell’azienda”.

A Carrara l’Assemblea Permanente ha aperto una strada per tutti quei settori popolari indignati contro la devastazione del territorio e delle infrastrutture fatta dagli speculatori e dalle autorità della Repubblica Pontificia e mostra cosa vuol dire assumere un ruolo dirigente, collettivo, nella gestione delle città e della società.

Beninteso, sono inizi, embrioni… ma è chiaro che sono tutti esempi di tendenze che esistono, che si diffondono, i comunisti si devono assumere il compito di promuoverle, sostenerle, coordinarle. Il movimento per costituire il Governo di Blocco Popolare è la combinazione di quanto le masse popolari esprimono già (e via via imparano e scoprono) nelle mobilitazioni per far fronte agli effetti della crisi, con quanto insegnano l’elaborazione dell’esperienza del movimento comunista e l’analisi delle forme e dei contenuti della lotta di classe in corso.

Le masse popolari organizzate devono diventare la nuova classe dirigente della società. Che cosa è il potere? Se per i vertici della Repubblica Pontificia il loro (vecchio) potere è principalmente esercizio del monopolio della violenza, per le masse popolari il potere che devono costruire qui e ora è l’esercizio del prestigio e dell’autorevolezza degli esponenti delle loro reti, organizzazioni, coordinamenti, quello stesso prestigio che oggi consente a quei loro esponenti di convocare grandi mobilitazioni, di essere riconosciuti portavoce, di essere rappresentativi delle loro istanze e rivendicazioni. Quegli esponenti hanno un potere, le masse popolari organizzate glielo conferiscono attraverso la fiducia che gli accordano. Oggi lo usano per chiedere, protestare, rivendicare; se le masse popolari organizzate glielo imporranno, lo useranno per dirigere il processo concreto di costruzione del Governo di Blocco Popolare.

Le organizzazioni operaie e popolari hanno già qui e ora la possibilità di costruire la rete del loro potere: quando lanciano una direttiva conforme agli interessi collettivi e le masse le seguono, questo è potere, hanno il potere. Se questo avviene in tutti o in gran parte dei terreni della vita sociale, le organizzazioni operaie e popolari comandano, dirigono, è questo il nuovo potere. A quel punto le istituzioni del vecchio potere, anche se non sono ancora sciolte, sono tuttavia impotenti: parlano e nessuno le ascolta.

Diventare classe dirigente non significa occupare il posto occupato oggi da politicanti, trafficanti, padroni, cardinali e mafiosi per fare qualcosa di meglio e di più favorevole per le masse. E’ fuori strada chi pensa che basta cambiare le persone al governo per cambiare il governo. Diventare classe dirigente impone e consente alle masse popolari di trasformare il sistema di relazioni sociali esistente: di sostituire l’azienda creata e gestita dal capitalista per aumentare il suo capitale con l’unità produttiva costruita e gestita dai lavoratori organizzati che produce i beni e i servizi che i lavoratori organizzati riconoscono come necessari alla vita dignitosa della popolazione, al livello di civiltà che l’umanità ha oggi raggiunto, di sostituire il sistema di relazioni internazionali basato sulla concorrenza e la competizione tra paesi e gruppi industriali e finanziari con un sistema di relazioni internazionali basato sulla solidarietà, sulla collaborazione e sullo scambio tra paesi.

Le masse popolari, la trasformazione in classe dirigente, i comunisti. Chi oggi si definisce comunista, chi oggi vuole essere comunista ha il compito di porsi nei confronti delle masse popolari come il promotore del processo pratico, materiale, culturale, spirituale attraverso cui le organizzazioni operaie e popolari diventano nuova classe dirigente del paese, imparando a dirigere ambiti crescenti della loro vita associata fino a costituire il loro governo d’emergenza, di far diventare l’esperienza pratica una scuola attraverso cui le masse imparano a far valere le proprie forze, i propri interessi, le proprie aspirazioni e sentimenti migliori, attraverso cui imparano a combattere e a vincere.

Fare di ogni lotta rivendicativa una scuola di comunismo, approfittare di ogni lotta rivendicativa per costituire organizzazioni operaie nelle aziende capitaliste e organizzazioni popolari in ogni azienda pubblica e in ogni zona, per tessere rapporti e reti tra loro, per elevare la coscienza che solo un governo formato da persone scelte e controllate dalle masse popolari organizzate può avviarci verso la fine del marasma materiale e culturale in cui le classi dominanti del nostro paese e la loro comunità internazionale ci affondano ogni giorno di più.

E’ una via obbligata. Le masse popolari hanno di fronte un solo modo per respingere l’attacco ai loro diritti, alle loro condizioni di vita, ai loro salari e pensioni: organizzarsi, rendere il paese ingovernabile dai governi emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia, costituire un proprio governo di emergenza e farlo ingoiare ai “poteri forti”. Le masse popolari imboccheranno questa strada se i comunisti la indicano e la promuovono con decisione e con forza.

 

 

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