I media di regime presentano la situazione internazionale come complessa, inestricabile, soggetta alle volontà, alle mire e alle caratteristiche di questo o quel caporione dell’imperialismo. Sono tutte descrizioni proprie della concezione del mondo della borghesia: caotica e schizofrenica, conforme alle caratteristiche delle relazioni economiche capitaliste che sono basate su interessi contrapposti (ogni capitalista deve valorizzare il suo capitale e va dove può farlo; ogni trasformazione che fa l’interesse di alcuni, lede gli interessi di altri che quindi la ostacolano e vi si oppongono; come acquirente di forza-lavoro il capitalista cerca di pagare il meno possibile e, a pari produzione, di impiegare meno salariati possibile; come venditore di merci il capitalista cerca persone dotate di potere d’acquisto il più elevato possibile). Se a questo aggiungiamo che la classe dominante ha uno specifico interesse a rendere incomprensibile il corso delle cose alle masse popolari, ne emerge un quadro davvero complesso e inestricabile.

Ciò per cui è davvero difficile comprendere il corso delle cose è la visuale che la borghesia ci impone per leggere la realtà. La sinistra borghese si limita alla visione critica dell’esistente: non ha gli strumenti e l’autonomia dalla classe dominante necessari per concepire il ruolo delle masse popolari organizzate nella situazione attuale e pure non concepisce altra società e altro ordinamento al di fuori di quelli attuali (quindi non vede e non concepisce quanto e come la disgregazione della società borghese sia la fucina della costruzione del nuovo mondo comunista). Il movimento comunista è ancora debole e poco sviluppato per dare un orientamento basato su una analisi precisa dei sommovimenti in corso, possiamo fare però una analisi realistica e chiara sulla base di criteri generali. In questa analisi generale mettiamo al centro il movimento oggettivo della società considerando i suoi aspetti principali e determinanti: le contraddizioni in seno alla classe dominante sono favorevoli, sono un punto di forza, nella lotta fra borghesia imperialista e masse popolari; la forza della borghesia imperialista è ancora tale solo perchè le masse popolari non fanno ancora valere appieno la loro forza. Questo principio mette al bando il disfattismo e il catastrofismo propri della sinistra borghese (per cui la fine della società borghese è la barbarie, la fine dell’umanità) ed è invece strumento per orientare la parte più avanzata delle masse popolari. I comunisti non sono quelli che analizzano come va il mondo, ma quelli che lo analizzano con l’obiettivo di trasformarlo.

La tendenza alla guerra. Che la società nel suo complesso vada verso la guerra imperialista è una verità che 20 anni fa, quando lo scrivevamo su Resistenza, ci costava la derisione e lo scherno di tanti intellettuali veri o presunti del senso comune. Oggi è una verità che quegli stessi intellettuali veri o presunti vedono scritta nel marmo, tanto solida quanto profonda è l’inquietudine e il senso di impotenza. Sulla scia di tante interpretazioni geopolitiche, geoeconomiche, dietrologiche si sono risvegliati in un mondo in preda a sconvolgimenti, paesi assediati, dilaniati da guerre civili, eserciti informali e armate vere o presunte che fanno il bello e il cattivo tempo, che fanno decine di migliaia di morti. Che si avvicinano alle capitali europee, che sconvolgono il corso delle cose. E’ la crisi generale del capitalismo che spinge la società verso la guerra imperialista, la guerra è l’unica soluzione che la classe dominante ha per fare fronte alla crisi: i capitalisti non riescono più a valorizzare la montagna dei loro capitali, per farlo devono cercare campi, modi, strade che necessariamente implicano l’eliminazione di altri capitali concorrenti e, nel contempo, devono aumentare l’oppressione sulle masse popolari (devono mercificare la società intera).

Questo processo è iniziato con la seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, a metà anni 70 del secolo scorso. E’ un processo inesorabile benché non repentino. Le sue manifestazioni sono sparse qua e là per il mondo, anche se il centro della crisi sono i paesi imperialisti e fra di essi, quelli in cui la concentrazione di capitale è più alta: gli USA e l’UE. Il corso delle cose spinge verso lo scontro diretto fra gli imperialisti USA e gli imperialisti franco-tedeschi, questa è la guerra imperialista a cui tende la società capitalista. Imperialisti USA ed europei sono costretti a convivere: il sistema finanziario mondiale è il castello di carte a cui entrambi sono vincolati. E sono costretti a combattersi. Questo è il nocciolo della tendenza alla guerra in questa fase e questo sarà il nocciolo fino al prossimo punto critico.

Per capire quello che succede a livello internazionale bisogna considerare tre aspetti.

Il primo è che al centro dello scontro in atto ci sta per gli imperialisti USA la lotta per mantenere il ruolo predominante nei circoli della finanza mondiali: sono i circoli della finanza il primo e principale campo in cui oggi i capitalisti valorizzano i loro capitali. Gli imperialisti franco-tedeschi lottano per conquistare posizioni, per prendere la posizione dominante, sfruttare le disgrazie degli imperialisti USA per sopravanzarli e diventare loro i cocchieri della diligenza. Per farlo, però, non possono mandare a gambe all’aria i concorrenti, non ne hanno interesse (data la socializzazione della società) e nemmeno ne hanno le forze politiche e militari. Fra gli imperialisti USA e gli imperialisti franco-tedeschi lo scontro lsi acuisce, la guerra tra loro è lo sbocco delle tante e varie forme di contrapposizione con cui da anni, e con un picco di accelerazione dal 2008, si fronteggiano (guerra economica, guerra delle valute, guerra delle risorse, ecc.).

Il secondo è che, data la dipendenza reciproca di imperialisti USA ed europei, entrambi sviluppano interventi congiunti (e contrapposti, contraddittori) in aree del mondo attraverso cui affermare interessi comuni. Dove mangiano gli imperialisti USA mangiano anche quelli UE (i primi di più, i secondi si devono accontentare): così è stato per decenni e così è ancora. Anche se dalla guerra nei Balcani del ’99 e con alterne vicende nell’Africa del nord negli ultimi anni, gli imperialisti UE iniziano a prendere iniziativa e tentano di curare in proprio gli interessi nel loro “cortile di casa” (la brutta copia di quanto gli USA hanno fatto per decenni in America Latina). Comune è la spinta a levarsi dai piedi regimi di cui entrambi si erano giovati contro i comunisti fino agli anni ’90 ora diventati ingombranti, a levarsi dai piedi gente che aveva iniziato a pensare di fare da sola gli interessi del paese che governava, alla faccia della comunità internazionale degli strozzini e dei finanzieri (Gheddafi, Assad, Ahmadinejad…). Comune è la spinta a installarsi con la forza negli ex paesi socialisti dopo che per 20 anni hanno provato in ogni modo a comprare e manovrare oligarchi, mafiosi, capibastone che pure avevano assunto per disgregare l’Unione Sovietica. Comune è l’interesse a eliminare governi come quello venezuelano e cubano che stimolano e sostengono i movimenti progressisti e diffondono il “contagio” antimperialista in America Latina e nel resto del mondo. Le operazioni comuni presentano via via e sempre più contraddizioni alimentate sia dalle dinamiche proprie che tali operazioni comportano, sia dalle resistenze che tali operazioni incontrano e suscitano. Il primo caso è ben rappresentato da ciò che oggi viene chiamato ISIS (l’evoluzione delle milizie islamiche che gli imperialisti USA hanno usato prima contro i comunisti in Afghanistan, poi per destabilizzare la Russia attraverso la Cecenia e infine per mettere a ferro e fuoco il Medio Oriente) che è diventato un “problema” principalmente per gli imperialisti franco-tedeschi. Il secondo caso è ben rappresentato dall’Ucraina, teatro (che costa la vita a migliaia di persone) della più articolata campagna per levare di torno Putin e sbarcare negli ex paesi socialisti. E’ proprio nella questione Ucraina che l’operazione comune ha prodotto importanti contraddizioni e contrapposizioni: il “gioco delle parti” offre mille e una crepe in cui terzi incomodi possono inserirsi e “fare danni”. Oggi a farlo sono soprattutto le schegge impazzite fra le fila dei prezzolati uomini di ventura allevati, addestrati e istruiti dai circoli imperialisti mondiali (vedi nazisti ucraini e loro protettori), la scena è loro solo perché il movimento comunista non è ancora alla testa della resistenza popolare.

Il terzo aspetto è proprio questo: fra unità obbligata e spinte alla contrapposizione le masse popolari organizzate possono assumere un ruolo decisivo e il movimento comunista ha piena agibilità per rinascere e trasformare il corso delle cose, trasformare la tendenza alla guerra in costruzione della rivoluzione socialista. I presupposti ci sono già e questa è l’unica via possibile per scongiurare le distruzioni della guerra imperialista e rimettere l’umanità su una via di progresso.

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