Con un discorso pubblico il presidente Maduro ha reso noto il 13 febbraio scorso che le forze armate nazionali hanno sventato un colpo di stato. Si è trattato, come ha spiegato lui stesso, “di un tentativo di servirsi di un gruppo di ufficiali dell’aviazione militare per provocare un attacco, un attentato”. Un piano denominato “Operazione Gerico” che prevedeva di bombardare, oltre al palazzo presidenziale di Miraflores, vari Ministeri , il Municipio della capitale e l’emittente Telesur, sempre al centro degli attacchi violenti dell’estrema destra. L’obiettivo era assassinare Maduro e installare un governo di transizione guidato dalle forze di destra guidate dagli imperialisti USA. A circa un anno di distanza dalle violenze di piazza scatenate dai gruppi della destra eversiva che provocarono 43 morti e 800 feriti, ancora una volta il Venezuela bolivariano è riuscito a bloccare i tentativi dei gruppi imperialisti USA di destabilizzare il paese con la forza, dato che la guerra economica che già conducono nei confronti del paese – che ha causato una pesante riduzione dei prodotti disponibili – non ha finora portato i risultati sperati.

Ci uniamo a quanti hanno salutato con soddisfazione il fallimento del colpo di stato e rinnoviamo la solidarietà alle masse popolari e al governo del Venezuela, la loro resistenza conferma alcuni insegnamenti decisivi per quanti si adoperano alla costruzione dell’alternativa di società, libera dalle catene e dall’oppressione dei capitalisti e degli imperialisti.

La strada che le masse popolari e il governo del Venezuela stanno percorrendo è per motivi oggettivi diversa sa quella che dobbiamo percorrere noi, è diversa come sono diverse le caratteristiche e il ruolo dei rispettivi paesi rispetto ai circoli della speculazione e della finanza mondiali.

Ma un insegnamento generale possiamo trarre dalla resistenza del Venezuela bolivariano: la forza per resistere e per avanzare sta nel protagonismo e nell’organizzazione popolare.

L’America Latina è da sempre “il cortile di casa” degli imperialisti USA; non hanno mai rinunciato a usare ogni mezzo per far valere i propri interessi: colpi di stato e dittature, saccheggio dei territori, sterminio e oppressione di massa delle popolazioni locali, ricatti, embargo. Fra gli esempi più limpidi della loro ferocia c’è il golpe contro Allende, in Cile, nel 1973.

Allende vinse le elezioni nel 1970 e dopo tre anni le riforme del governo nato dalla “via parlamentare al socialismo” iniziavano a entrare nel vivo e a scontrarsi con le politiche e gli interessi degli imperialisti USA. A fronte della sollevazione dei reparti militari, organizzati con il piano promosso da H. Kissinger (Segretario di Stato USA), Allende si rifiutò di mobilitare le masse popolari per difendere il Cile socialista, confidando sostanzialmente nel rispetto della legalità dei golpisti e infine sacrificandosi individualmente, come gesto di estrema resa, armato nel palazzo de La Moneda.

Quella esperienza ha segnato il corso delle cose in America Latina. Lo stesso Hugo Chvez dichiarò di aver attentamente studiato quei fatti e di aver essenzialmente capito quale fosse l’unico modo per resistere ai tentativi di destabilizzazione (che si sono puntualmente verificati, già nel 2002 l’operazione prevedeva di eliminare proprio Chavez) fosse armare le masse popolari: “A differenza del Cile di Allende, noi siamo armati, il nostro popolo è armato”.

Dal 2002 ad oggi, nonostante mille tentativi di rovesciamento, il processo di costruzione del Venezuela bolivariano è avanzato. Come questa esperienza ha da insegnare alle masse popolari del mondo intero, ha anche bisogno di sostegno e di solidarietà. Conoscere le esperienze, conoscere i progetti, scambiare esperienze, riflessioni, confrontarsi, questo è lo spirito con cui partecipiamo alla preparazione del Secondo incontro internazionale di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si svolgerà a Napoli dal 10 al 12 Aprile.

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