Sul numero scorso di Resistenza abbiamo parlato della AZ FIBER di Arcene (BG), qui riprendiamo il discorso. La mobilitazione è a un punto di svolta: la proprietà conferma nei fatti di non avere alcun progetto costruttivo per l’azienda e anzi dimostra di andare (consapevolmente?) verso il baratro. La svolta consiste nel voler portare la battaglia fino in fondo e non riguarda solo la combattività degli operai e delle operaie (quanto loro sono disposti a lottare), ma riguarda il ruolo che sono disposti ad assumere per vincere. Riportiamo lo stralcio di una lettera che il Segretario della Sezione di Bergamo ha scritto loro. Con tutto il sostegno che il nostro Partito può dare loro, è e rimane degli operai e delle operaie la decisione di cosa fare e come. Questa lettera ha il pregio di parlare a loro, di loro, ma di inquadrare la loro lotta in un contesto generale: non è solo una questione sindacale, anzi è prima di tutto una questione politica.

(…) “Ora dico che voi avete assunto una decisione chiarissima: difendere tutti i posti di lavoro e in questo avete cominciato a organizzarvi e lottare; siete anche cresciuti in termini di coscienza della vostra condizione studiando e discutendo del ciclo produttivo. Avete raggiunto dei risultati importanti. Il fattore determinante, che va conservato e non disperso, è che avete costituito un gruppo di operai abbastanza numeroso, coeso e convinto di andare avanti verso l’obiettivo. E’ importante sostenervi fino alla vittoria, perché tutti possiamo imparare da voi! (…) Ora dovete elevare la vostra forza per portare avanti le vostre scelte e per far questo dovete “uscire” dalla fabbrica. Per far ciò riteniamo che ci si debba sempre rivolgere alle masse popolari, ai loro interessi, alla loro mobilitazione e solidarietà, perché il vostro problema è comune: la crisi i padroni la stanno facendo pagare a tutti noi. Dovete quindi essere parte attiva e dirigente della mobilitazione chiamando dapprima gli altri operai a raccolta; (…) dovete considerare come alleati tutti coloro che sono già oggi coscienti che non saranno i padroni a portarci fuori dal marasma; gli operai delle ditte fornitrici dalla vostra chiusura subiranno un contraccolpo negativo, quindi hanno tutto l’interesse che continuiate a funzionare; gli operai delle ditte che vi hanno commissionato un prodotto, saranno vostri alleati per imporre al loro padrone di proseguire con la commessa; la solidarietà delle amministrazioni deve essere espressa con atti pubblici per far convergere capitali di investimento verso la strada che sceglierete; i disoccupati e i precari potranno essere al vostro fianco perché salvate posti di lavoro e ne potete creare altri; le scuole, le università, i tecnici, gli ingegneri sul territorio potranno essere mobilitati in vostro aiuto. In buona sostanza, cari compagni, voglio dirvi che in questa situazione, che noi diciamo di emergenza, dobbiamo rompere gli schemi di ragionamento che abbiamo usato fino a oggi per affrontare e risolvere i problemi, perché non funzionano più! Anche i padroni stanno facendo lo stesso e infatti stanno attaccando tutte le nostre conquiste e i nostri diritti: noi dobbiamo opporgli il nostro progetto che è quello di costruire una società senza sfruttati e sfruttatori, la società socialista. Certo, sembra difficile intraprendere questa strada perché si vede il piccolo di fronte al grande, perché è una strada nuova, ma noi dobbiamo considerare che riproducendo a livello superiore ciò che vi state accingendo a fare, gli operai saranno in grado di dirigere il paese e tirarlo fuori dal marasma… è quindi in questo scenario di costruzione di un governo di emergenza del paese che va inserita la mobilitazione per la difesa dei vostri posti di lavoro. E’ possibile farlo! Osare lottare, osare vincere! Noi saremo al vostro fianco”.

Il segretario della sezione di Bergamo

 

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