Rafforziamo la vigilanza democratica!
Smascheriamo e denunciamo gli abusi delle forze dell’ordine!

        Solidarietà ai compagni che il 25 settembre saranno processati a Bologna con l’accusa di aver collaborato alla costruzione del sito “Caccia allo Sbirro” promosso dal (nuovo)PCI!
 
25 settembre 2012 – Bologna, piazza Nettuno
dalle 9.00 presidio di solidarietà con i compagni sotto processo

Nelle settimane scorse questure, prefetture e tribunali si sono scatenati: dall’operazione contro gli attivisti NO TAV trentini (arresto di Massimo Passamani, domiciliari per Daniela Battisti e una decina di perquisizioni) alle condanne a dieci e passa anni di carcere per cinque compagni (due dei quali si sono resi irreperibili) al processo per il G8, alle operazioni “a ondate” in Val di Susa (non si contano più le denunce, i fogli di via, le inchieste). Poi ci sono le condanne per gli antifascisti che hanno cantato Bella ciao durante un presidio contro Casa Pound, le manganellate agli operai dell’ALCOA, gli sgomberi di case occupate a Genova… e chissà quali altre brillanti manovre con cui, a bassa intensità il più delle volte, lo Stato fa valere la sua “legalità” contro i militanti, gli attivisti, gli operai in lotta e, sempre più in generale, contro le masse popolari.

A colpi di codice penale e arbitri giudiziari il raggio della repressione si allarga. I pessimisti vedono solo questo: leggono solo di denunce e condanne. A noi preme vedere e mostrare che tanto sfoggio di forza, zelo, giustizialismo, campagne mediatiche, contro militanti e attivisti del movimento di resistenza è tutt’altro che una manifestazione di forza degli organi repressivi. Se denunce e condanne si moltiplicano è perché si moltiplica la ribellione, la protesta, la lotta (a proposito di chi si lamenta che “le masse popolari non si mobilitano”).
Bisogna necessariamente attrezzarsi per prevenire e far fronte alla repressione (ecco perché, ad esempio, abbiamo
pubblicato, distribuiamo il Manuale di Autodifesa Legale e promuoviamo dibattiti e conferenze sul tema), ma quando la repressione colpisce, crea contemporaneamente le condizioni per rafforzare il movimento comunista e di resistenza popolare se siamo decisi a ritorcere gli attacchi repressivi contro i suoi promotori e mandanti.
    Il 25 settembre a Bologna continua il processo iniziato il 31 gennaio contro tre membri del Partito dei CARC e del SLL e un altro compagno, accusati di aver collaborato a rendere noti volti di agenti di polizia sul sito “Caccia allo sbirro” realizzato dal (n)PCI, che ha l’obiettivo di punire e scoraggiare ogni iniziativa di “vigilanza democratica” sull’operato delle forze dell’ordine: dalla trasmissione via internet (copwatching) di foto e filmati di agenti responsabili di abusi alla promozione dell’introduzione del codice identificativo per gli agenti in servizio.
    La lotta per i “diritti per tutti”, per “riprendersi la democrazia”, per “realizzare la Costituzione” è parte integrante della lotta per non pagare la crisi dei padroni!
Non basta gridare all’“emergenza democratica”, bisogna estendere e rafforzare la vigilanza democratica!
Una prima elementare forma di vigilanza democratica è denunciare, smascherare e rendere noti volti e nomi di quegli “agenti provocatori pronti a tutto” che Kossiga indicava come strumento della “ ricetta democratica”, e dei loro mandanti. In questo modo è possibile ostacolare fino a rendere impossibile ai picchiatori dei manifestanti, ai torturatori della Diaz e di Bolzaneto, agli aguzzini degli immigrati rinchiusi nei CIE, agliassassini di Carlo Giuliani, Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, ai rapitori di Abu Omar di continuare impunemente
 
a svolgere la loro opera protetti dall’anonimato, e magari fare anche carriera. E’ uno strumento pratico per sbarrare la strada ai progetti eversivi e alla deriva autoritaria promossa dalla destra reazionaria. E’ un’operazione di democrazia e trasparenza, che riguarda anche quella parte delle forze dell’ordine che non vuole prestarsi al lavoro sporco contro le masse popolari italiane e immigrate. E’ una forma di autodifesa per chi resiste alla crisi e ai suoi effetti.
    Il processo per “Caccia allo sbirro” è la manifestazione di una lotta molto ampia, quella fra i sostenitori dell’introduzione di strumenti di riconoscimento per le forze dell’ordine e chi vi si oppone. Quella fra chi rivendica la sospensione della sostanziale impunità per le forze dell’ordine e chi la difende. Da parte della Procura, anche in questo caso arbitri, violazioni delle procedure e forzature (Procura che se perseguisse i reati di devastazione ambientale ed evasione fiscale con lo stesso zelo con cui indaga sui comunisti sarebbe all’avanguardia nell’applicazione della Costituzione, invece è lo zoccolo duro della parte della Magistratura che tende a violarla…), ma sul processo pesa lo scontro politico in corso. Per questo processo abbiamo sviluppato e raccolto la solidarietà delle masse popolari e dei settori democratici della società, raccolto firme (ormai migliaia, ma la campagna continua), fatto denunce pubbliche e iniziative di sensibilizzazione. Quanto più diventano di dominio pubblico i motivi e i modi che caratterizzano le operazioni repressive, tanto più gli inquisitori devono iniziare a difendersi, iniziano per loro i problemi (perché sono i primi a violare le leggi che pretendono di imporre).
Nella lotta contro la repressione la solidarietà è determinante. È importante raccogliere la solidarietà con comunicati e prese di posizione. Nella lotta alla repressione è importante però creare quelle misure concrete che servono a dare agibilità politica a quegli organismi colpiti dalla repressione, ad allargare la rete di iniziativa, il coordinamento, l’unità d’azione. La raccolta di sottoscrizioni economiche è importante tanto quanto la disponibilità di spazi, di iniziative, di occasioni per “fare politica”. Impedire questa agibilità politica è il fine delle operazioni repressive: cancellare gli organismi, le organizzazioni, i comitati e i collettivi.
Estendere e rafforzare la vigilanza democratica
Realizzare la Costituzione
Denunciare e smascherare i picchiatori, i provocatori e i loro mandanti, rendere noti i loro volti e nomi
Sbarrare la strada alla deriva reazionaria
Firma l’Appello
Sostenere chi è inquisito perché difende le libertà democratiche
 

Invia e promuovi l’invio di mail e fax di protesta
– PM Morena Plazzi presso la Procura della Repubblica di Bologna, Piazza Trento e Trieste, 3 – 40137, tel. 051.201111, fax 051.201948 o 051.201 883 – e-mail: procura.bologna@giustizia.it” target=”_blank”>procura.bologna@giustizia.it
– Giudice Sandro Pecorella presso il Tribunale di Bologna, Via Farini, 1 – 40124, tel. 051.201230 (segreteria); fax: 051.332393 (segreteria).

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Partito dei CARC – Emilia Romagna
www.carc.it – e-mail pcarcemiliaromagna@ymail.com

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·         25 settembre Bologna – giornata di solidarietà e lotta
ESTENDERE IL CONTROLLO E LA VIGILANZA DEMOCRATICA
A Bologna il 25 settembre si svolgerà una nuova udienza del processo contro tre membri del P.CARC e del SLL e un altro compagno, accusati di aver collaborato a rendere noti volti di agenti di polizia sul sito “Caccia allo sbirro” realizzato dal (n)PCI, che ha l’obiettivo di punire e scoraggiare ogni iniziativa di “vigilanza democratica” sull’operato delle forze dell’ordine: dalla trasmissione via internet (copwatching) di foto e filmati di agenti responsabili di abusi all’introduzione del codice identificativo per gli agenti in servizio. 

http://www.carc.it/index.php?option=com_content&view=article&id=972:appello-a-sostenere-chi-e-inquisito-perche-difende-le-liberta-democratiche&catid=1&Itemid=3″ Firma l’appello SOSTENERE CHI È INQUISITO PERCHE’ DIFENDE LE LIBERTA’ DEMOCRATICHE

                       17 ottobre Bologna – giornata di solidarietà e lotta

NO ALLA MESSA FUORI LEGGE DEL COMUNISMO E DEI COMUNISTI
L’obiettivo del processo che si è aperto a Bologna l’8 febbraio contro 12 compagni che fanno (o facevano) parte del (nuovo)Partito comunista italiano, del Partito dei CARC e dell’Associazione Solidarietà Proletaria accusati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis c.p.) è impedire l’attività di propaganda e organizzazione dei comunisti, mettere fuori legge i partiti comunisti: per decreto (in Ungheria e in Polonia) o facendoli condannare dai suoi tribunali come “organizzazioni terroriste” (in Italia).
Difendere le libertà di opinione, organizzazione e propaganda conquistate con la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo. Con la solidarietà proletaria e la lotta contro la repressione trasformare le operazioni repressive in uno strumento per lo sviluppo del movimento contro la crisi e i suoi responsabili, per la rinascita del movimento comunista.
:appello-no-alla-persecuzione-e-alla-messa-fuorilegge-dei-comunisti-&catid=124″ href=”http://www.carc.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1107:appello-no-alla-persecuzione-e-alla-messa-fuorilegge-dei-comunisti-&catid=124″ target=”_blank”>Firma l’appello NO ALLA MESSA FUORI LEGGE DEL COMUNISMO E DEI COMUNISTI

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