Le Assemblee su “Riapriamo le fabbriche, creiamo posti di lavoro! Estendiamo il conflitto, costruiamo l’ alternativa!”
 
Parma: Resoconto e commenti su Riunione dell’11 luglio
 
L’11 luglio si è svolta presso la sede provinciale di USB di Parma un primo momento di confronto che, a partire dal percorso avviato con l’Assemblea Nazionale di Grottaminarda (AV) del 6 aprile e proseguita con l’Assemblea Regionale del 22 giugno a Firenze, ponesse le basi sviluppare e estendere questo percorso anche in Emilia – Romagna.
La riunione è stata organizzata dal Comitato Operativo dell’Assemblea  di Firenze (A-FI) a cui hanno partecipato una quindicina di lavoratori, compagne e compagni di diverse realtà (USB, Commissione Audit sul Debito, Parma Bene Comune, InsurgenCity, Partito dei CARC, RSU Cub e RSU Fiom e singoli) di Parma e di altre città e della regione.
 
Il compagno di A-FI ha illustrato il percorso e gli obiettivi che hanno caratterizzano l’iniziativa sintetizzata nelle parole d’ordine “Riapriamo le fabbriche, creiamo posti di lavoro! Estendiamo il conflitto, costruiamo l’ alternativa!”. Il percorso costruisce l’unità tra i vari movimenti di lotta e di mobilitazione degli operai, di tutti i lavoratori e dei vari settori delle masse popolari. E’ una unità di tipo nuovo, non per “stare insieme”, “fare gruppo perché dobbiamo essere uniti contro il nemico che unito è [o tale pare, dico io], a differenza di noi”, ma una unità per muoverci insieme, che da resistenza diventa attacco. Il movimento è costituzione e promozione di altre Assemblee e coordinamento con chi già le fa (vedi il processo in atto in Sardegna) ed è “corrente capace di convergere a Roma per assediare questo governo infame fino a cacciarlo e imporre le nostre soluzioni alla crisi, una corrente capace di rilanciare l’economia e di uscire il paese dalla situazione fallimentare e drammatica in cui versa. Questa unità è quindi movimento per un’alternativa di governo a livello nazionale”, come scritto nell’appello dell’Assemblea di Firenze, ripreso dal discorso dell’esponente dei Cobas di Richard Ginori alla Festa del 25 aprile in piazza S. Spirito a Firenze.
Il dibattito si è sviluppato su questo e si articolato su alcuni aspetti di fondo. 
Il compagno  di A-FI ha indicato il  lavoro, e in particolare il lavoro operaio, e in concreto il collegamento con gli operai e con le organizzazioni operaie più avanzate di ogni località, come strumento (e non come dogma rispetto a cui inginocchiarsi) per realizzare quella unità cui ognuno mira, come collante e centro propulsore di tutte le lotte e le mobilitazioni delle organizzazioni operaie e delle altre organizzazioni popolari (ambiente, casa, scuola, salute, beni comuni, difesa dei diritti delle donne, degli immigrati, ecc.), come elemento che collega i livelli locali a quelli regionali e nazionali. La realizzazione delle due Assemblee Operaie è stata sperimentazione e dimostrazione dell’efficacia di questo strumento.
A questa posizione hanno portato obiezioni l’esponente di Parma Beni Comuni e esponenti dell’USB, la prima affermando che esistono oggi sia settori che la crisi colpisce più duramente rispetto a quelli degli operai di fabbrica, e sia settori che si vanno ampliando di non-lavoro, cioè di chi non lavora, di chi non lavorerà, di chi non lavora più, i secondi pure affermando che gli ambiti di intervento sono molti, non uno solo (quello operaio, o del lavoro), il che obbliga un sindacato come USB a occuparsi non solo dei problemi del lavoro ma anche dei problemi del territorio.
In particolare, l’esponente di Parma Beni Comuni (PBC) ha descritto Parma come città di importanza nazionale per il settore agroalimentare. La gravità della crisi e l’attacco padronale al settore ha portato nei fatti allo smantellamento del tessuto lavorativo, cosa di cui il caso particolare dello smantellamento di CFT (vedi comunicato Commissione Audit sul Debito) è espressione emblematica. La difesa dei posti di lavoro è una lotta legata e che deve andare di pari passo con la lotta per la difesa dell’ambiente in quanto la devastazione (inceneritore, cementificazione, ecc) va di pari passo con la deindustrializzazione, ha detto. È estremamente importante l’intervento unitario su lavoro, ambiente, salute e casa. Sono i quattro temi principali. La compagna, come detto sopra, ha espresso le sue perplessità sulla centralità della lotte operaie. Esistono lavoratori precari e molte categorie che ad oggi vivono condizioni molto peggiori. Queste inoltre sono totalmente disinformate dell’origine dei propri problemi e non organizzate, quindi disarmate. Occorre fare lo sforzo di informare e organizzare i lavoratori attuali e i giovani in quanto futuri lavoratori.
Riportando questo intervento, mi viene spontaneo invitare l’esponente di PBC (Roberta) e tutti/e a una riflessione. Come riferito nell’incontro, a due compagni che sono andati a distribuire volantini sull’Assemblea Operaia di Firenze alla Breda di Pistoia la questura ha notificato il reato di “diffusione di stampa clandestina”. Bisogna quindi sì fare quello che dici, Roberta, e infatti lo stiamo facendo, ma tieni (teniamo) conto che
  1. chi lo fa programmi come reagire alla repressione,
  2. che farlo dimostra quale livello di democrazia e di libertà di parola la classe dominante è disponibile a consentire,
  3. che l’isolamento qui la classe operaia è costretta non è voluto dagli operai stessi, come fossero essi sordi ai nostri appelli, ma è isolamento prodotto, muraglia costruita. Ne è dimostrazione il fatto che l’apparato interviene anche solo per un volantino. Gli sbirri privati assoldati che il padrone di CFT per impedire la mobilitazione operaia all’interno della fabbrica, fatto denunciato da Cristina Quintavalla all’Assemblea di Firenze, sono una prova in più che la scarsa informazione e la scarsa organizzazione e mobilitazione entro le fabbriche sono fenomeno tutt’altro che spontaneo, ma anzi costruito e mantenuto con notevole impiego di uomini e mezzi. Ne parlerà più oltre la compagna della FIOM di Reggio Emilia.
I compagni di USB illustrano il contesto politico, gli effetti della crisi e degli attacchi padronali nei confronti delle masse popolari. Costatano la frammentazione nel  movimento di resistenza, e dichiarano che l’obiettivo dell’unità è centrale e deve essere un’unità della classe, dei soggetti politici e sul progetto politico. Unità è anche e soprattutto coordinamento. I compagni lanciano quindi l’appello a costruire a livello cittadino un coordinamento di tutte le forze conflittuali che operano e lottano sul territorio. Occorre farlo cercando di individuare un tema principale su cui unire, coordinarsi e sviluppare il conflitto. L’Assemblea di Parma va costruita mettendo al centro la conflittualità, dicono. Solo mettendo al centro la conflittualità è possibile avanzare sull’unità. Nessun dialogo è ammesso con gli opportunisti e con i concertatori. Vi è una condivisione di fondo che bisogna riaprire le fabbriche e difendere quelle in fase di smantellamento, che bisogna costruire percorsi per creare le condizioni per riaprirle. Bisogna però riaprire le fabbriche sotto controllo operaio, non di altri padroni. 
Una compagna della Commissione Audit sul Debito (CAD) di Parma ha quindi raccontato come è stato possibile rilanciare un percorso di movimento e coordinamento cittadino ampio e unitario che, a partire dalla costruzione del nuovo coordinamento contro l’inceneritore, è cresciuto e avanzato politicamente. Grazie a questo coordinamento e a questo percorso è nato il presidio in occasione del convegno annuale dell’Unione Piccoli Industriali del 2 luglio in solidarietà ai 64 lavoratori della CFT a rischio licenziamento e contro lo smantellamento dell’azienda [vedi comunicato Commissione Audit sul Debito]. Questo percorso può e deve continuare. Il movimento deve attivarsi per sostenere la lotta dei lavoratori della CFT, di ogni posto di lavoro e contro la chiusura di ogni azienda.
La compagna ha espresso concordanza con le parole d’ordine a base del lavoro partito da Grottaminarda e continuato a Firenze, e anche con il percorso che a partire da quelle intende arrivare ad assediare i centri del potere politico. Tra queste parole d’ordine, però, meno la convince l’immediatezza del “creare l’alternativa”, cioè un’alternativa di governo del paese. Per questo, dice, ci vorrà tempo.
Ai compagni del P.CARC presenti spiega che non ripone alcuna fiducia nel Movinento Cinque Stelle, che quelPartito, invece, reputa soggetto che può (ancora)  esercitare ruolo positivo nella costituzione di un governo di emergenza in difesa degli interessi immediati delle masse popolari. Qui a Parma il sindaco M5S ha fatto e sta facendo del suo peggio, e tutti i presenti parmensi mostrano di concordare sul giudizio negativo della compagna.
La compagna è in ogni caso profondamente convinta della centralità del lavoro e del lavoro operaio in particolare come strumento che porta ai risultati voluti. Il presidio al Teatro Regio in occasione della riunione degli industriali, dice, per quanto è stato un successo ciò è stato dovuto alla centralità che è stata data allo scontro in atto in CFT. Vedremo, dice, se il sindaco di Parma darà il Teatro Regio a noi. Questo, in effetti, è quello che dovrebbe fare: facendolo, sarebbe un passo nella direzione che un sindaco degno di questo nome deve prendere. L’occasione è buona per metterlo alla prova
La compagna condivide il percorso inaugurato a Grottaminarda e propone che lo si prosegua a Parma, con una Assemblea nella città.
I compagni del Partito dei CARC, posto l’accento sul percorso avviato con le assemblee operaie come momento di unità e coordinamento per l’autogestione della produzione e come centro promotore e organizzatore delle iniziative e lotte dal basso, innumerevoli ma scoordinate, che esistono nel nostro paese. La lotta per un lavoro utile e dignitoso è, oggi come in passato, aspetto centrale. Il ruolo delle organizzazioni sindacali può e deve essere quello di mettere al centro la lotta per un lavoro utile dignitoso e intorno a questo si devono e si possono costruire sinergie e coordinamento con gli altri fronti, come anticipato sopra dall’esponente di A-FI. Portando questa linea, costruendo l’Assemblea di Parma, USB e le altre organizzazioni sindacali genereranno il collante tra il lavoro e gli altri fronti. I compagni del P.CARC hanno insistito sulla centralità del lavoro operaio come strumento per sviluppare il movimento e coordinare le lotte, e  l’Assemblea è modo per farlo anche a Parma, inserendosi in un percorso che alimenta il  movimento per assediare Montecitorio fino a cacciare questo governo imposto illegalmente alle masse popolari. Dobbiamo imporre le nostre soluzioni alla crisi, sviluppare un movimento capace di ricostruire il paese dalle macerie. Costruire la nuova governabilità delle masse popolari: è questa l’alternativa politica, hanno detto.
Il compagno di A-FI ha specificato, in risposta all’esponente di PBC, che
1.       non sono operai solo quelli che lavorano in fabbrica. Sono tali tutti i dipendenti di aziende private, i cui padroni traggono profitto dal loro lavoro. Un dipendente del trasporto urbano a Firenze, ad esempio, è un proletario (uno che per vivere lavora a dipendenze altrui) fino a che il trasporto urbano è del Comune di Firenze, diventa operaio quando il Comune vende il trasporto urbano a privati. Inoltre
2.       i soggetti più avanzati nella resistenza non sono necessariamente “quelli che stanno peggio”, ma quelli che per il ruolo, la posizione, la storia che hanno nel processo produttivo, hanno le condizioni organizzative e di coscienza più funzionali alla vittoria. La loro azione poi da un lato aggrega, dall’altro fa vincere “quelli che stanno peggio”. Si faccia un breve esame della storia più o meno recente, e si vedrà che, all’opposto, quando gli operai arretrano, tutti gli altri appartenenti alle masse popolari stanno peggio.
È stato significativo l’intervento della compagna di una RSU FIOM di Reggio Emilia sul fatto che gli operai non sono disinformati o disorganizzati “per propria natura”. Questa è una condizione indotta. Ciò che manca loro è una direzione che sia conforme alla realizzazione dei loro interessi e delle loro aspirazioni. In mancanza di una tale direzione prevale la direzione contraria, quella dei sindacati di regime, che alimentano la passività, che creano disfattismo, che danno cioè la sconfitta per scontata, che non  tengono informati gli operai non solo delle vertenze in altre fabbriche, ma nemmeno di quello che accade nella fabbrica loro. Con ciò, si smascherano come fautori attivi della frammentazione e della disorganizzazione della classe, cosa su cui intervengono, aggiungo io, combattendo delegati/e e i lavoratori e le lavoratrici che marciano nel senso giusto, come in questi giorni con l’espulsione di Mara Elena Muffato dalla CGIL a Napoli. Gli stessi Cobas della Ginori, protagonisti della battaglia contro lo smantellamento della fabbrica, sorgono come organismo costituito da elementi prima in CGIL e costretti a uscirne perché facevano il lavoro sindacale come va fatto, e la loro storia è parte di una storia simile che ha investito moltissimi individui e organismi, che si comprende solo se vista come strategia unitaria, unita dal fine: fare gli interessi dei padroni a danno dei lavoratori.

È importante, oggi, che le manovre in questo senso di CGIL, finora sottobanco, vengano allo scoperto con casi come quella della Muffato a Napoli e che, da parte nostra, si comprenda quanto detto sopra: la classe operaia non è senza direzione, ma piuttosto è condotta al massacro da una direzione sbagliata, che spetta a noi contrastare non principalmente denunciando le malefatte di Camusso e servitù, ma portando la direzione giusta, e conquistando la fiducia degli operai avanzati (fiducia non solo e non tanto in noi, ma in loro stessi), come quelli di CFT, protagonisti di lotte vincenti ma, guarda caso, successivamente emarginati. Ridare vita a questa fiducia rimetterà sicuramente in circolazione il sangue di quegli organismi che rimetteranno in piedi i posti di lavoro, le città, le campagne e tutto il paese.
Un compagno di USB presente ha dichiarato che sì l’unità è necessaria, ma “la realtà è complessa”. Il compagno di CO-FI ha risposto che è nostro dovere, già a partire dal lavoro sindacale, condurre a unità questa complessità, questa molteplicità. È un lavoro del tutto concreto, che ogni delegato sindacale conosce quando si tratta di unire i lavoratori nella vertenza contro il padrone, di unirli nella partecipazione a uno sciopero, di unire organizzazioni sindacali differenti ma unite nella volontà di difendere gli interessi dei lavoratori (Cobas e USB, ad esempio), e anche di obbligare le organizzazioni sindacali che fanno gli interessi padronali a unirsi con i sindacati che difendono gli interessi dei lavoratori, giocando sulle loro contraddizioni, obbligandole a fare fronte unico.
Noi non possiamo limitarci a “descrivere l’esistente”, a costatare la molteplicità, la frammentazione, eccetera. Noi dobbiamo trasformare l’esistente, e quindi unire quello che è diviso, a partire dal lavoro sindacale. Senza questo, che è la sostanza, il lavoro sindacale o non c’è o se c’è si inaridisce, per quanto nobile sia lo spirito di chi lo fa.
Quanto al campo politico, l’unità che si costruisce va dal piccolo al grande, come facciamo con questo percorso iniziato a Grottaminarda, e contrasta visibilmente con la disgregazione di organismi grandi che si riducono al minimo. Esemplare, scrivo qui, la vicenda di un partito come il PRC, il cui segretario interveniva all’Assemblea Costitutiva di ALBA a Firenze nella primavera 2012 dichiarando che “è impossibile ricondurre a unità la molteplicità di soggetti politici in campo, che al massimo si possono mettere insieme (sommare, per partecipare alle elezioni)”. L’esito della partecipazione alle elezioni, e del processo in cui la stessa ALBA si è impegnata con la promozione di Cambiare si Può e della successiva Rivoluzione Civile di Ingroia è una lezione molto  importante per valutare quanto il principio esposto da Ferrero vale e che fine fa chi non gli oppone un principio sano e sulla base di quello opera.
Beninteso, l’unità che costruiamo è netta divisione da opportunisti e altri nemici della classe,: rispetto ad essi e rispetto alla classe dominante la pratica è quella del conflitto, ha detto il compagno di USB.  Un compagno di P.CARC ha detto che sicuramente di conflitto si tratta (ce lo insegnano loro: vedi incriminazione per diffusione di stampa clandestina a Pistoia, espulsione da CGIL a Napoli, ecc.), ma non solo di questo. Effettivamente si tratta di guerra, tra le cui vittime si contano  giovani come quello che qui a Parma, la settimana scorsa, si è ucciso dopo che, due anni fa, aveva perso il lavoro.
Infine, la decisione dei compagni e delle compagne presenti è stato l’avvio di un percorso per costruire tra fine settembre e inizio ottobre un’Assemblea a Parma. Questo percorso deve esser inclusivo e deve raccogliere ogni forza della città e della regione disposta ad intraprendere e a contribuire alla riuscita dell’iniziativa. Il percorso continuerà con un’altra successiva riunione di cui si darà informazione.
 
Paolo Babini, Comitato Operativo dell’Assemblea del 22 giugno a Firenze
 
Firenze, 14 luglio 2013
 

 la democrazia in CGIL, contro l’espulsione di M.Elena Muffato e degli altri comunisti, sindacalisti onesti e lavoratori combattivi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*